Era un pochino che questo blog non scriveva di Magdi Allam, il nostro Magdaleno Allamo nazionale.
Anche perché scrivere di lui, dei suoi strafalcioni in italiano, delle veline del Memri e dei suoi svarioni politici equivale a picchiare un bambino legato con una mazza chiodata.
A dire il vero, ogni tanto mi piaceva sprimacciarlo come il cuscino che metto sotto il sedere per stare più comoda, quando siedo sulla pelle della poltroncina di fronte allo specchio del mio boudoir.
Poi però ho letto il suo ultimo libro: come non sentire un afflato di solidarietà con questo scherzo di natura? Davvero.
So di persone che prendono in giro il presidente dell’A.C. Milan perché ha osato definirsi l’Unto del Signore.
Il Magdaleno va oltre.
Lui racconta di aver emesso il suo primo “vagito italiano” tra le cosce di una vergine, un po’ come Gesù (pbsl). Lui non è stato veramente donato al mondo (partorito) dalla madre egiziana, che dipinge come una donna promiscua ed integralista, ma è “rinato italiano” dal semplice – ed illecito - contatto con la vagina vergine di suor Lavinia.
E mentre la famiglia che sfruttava la madre - pur di tenerla per se senza il fastidio del mostriciattolo - lo “internava” in un asilo-riformatorio, lui – che francamente non è mai stato brillante – viveva (e tuttora vive) nella favola che lo avessero fatto perché in lui avevano visto qualcosa di più del figlio fastidioso della serva egiziana, perché amarlo ed accudirlo come avrebbe voluto, avrebbe potuto distoglierla dai suoi obblighi di ragazza madre salvata dall'italiano brava gente.
Fin da giovane, il Magdi Allam ha dato mostra di saper costruire storie suscettibili di creare intorno alla sua triste figura moti di solidarietà; infatti per riuscire nel suo intento di lasciare l’Egitto, che secondo lui mal si attagliava al futuro che era convinto di meritare, finge di suicidarsi, beccandosi un paio di mesi di elettroshock aggratiss.
Un po’ come oggi finge di essere minacciato da organizzazioni musulmane che – nei fatti e secondo i tribunali – non se lo filano di pezza. Salvo poi beccarsi l'elettroshock di ieri .
L’intransigente censore degli immigrati, quello che teorizza la messa in osservazione del “nuovo cittadino” mantenendolo sempre sotto la minaccia della revoca della cittadinanza, ci ha anche raccontato che – con la complicità di un capo redattore, oggi defunto, de la Repubblica – riuscì a presentare un falso contratto di lavoro, ottenendo così un permesso di soggiorno, in barba alle leggi dello stato che lui oggi sostiene di difendere dall’orda barbarica.
Nulla da eccepire: anche io consiglio agli immigrati che capitano qui (circa 70.000 all’anno) di mentire, mentire e mentire: questa legge respinge la verità e costringe alla menzogna. Quello che fa senso è che ad aver fatto carte false sia proprio Magdi Allam, oltre alla selettività della memoria di questa bestiola impolitica.
Oggi, riscrivo a proposito di questo caso umano perché da l’impressione di essere sull'orlo di un esaurimento nervoso: da ieri non esiste più nessuna Carta dei Valori per i soli musulmani. La carta, se mai ve ne sarà una che non sia la Costituzione della Repubblica, dovrà essere firmata da tutti i rappresentanti religiosi: dai cattolici ai buddisti, dagli ebrei agli evangelisti, fino a noi musulmani.
Anche se - va detto - riteniamo che sia discriminatorio ed illegittimo chiedere ad un gruppo di persone (gli immigrati), che lavorano in Italia e sono contribuenti, di impegnarsi a fare più di quanto la Costituzione chieda agli indigeni. Ma questa è un'altra battaglia.
Tornando alla questione del petit chien del Corsera, quella adottata dal ministro Giuliano Amato è esattamente la posizione dell’Ucoii. Nonché della Iadl. Nonché della maggioranza dei musulmani. Almeno di quelli decenti.
Suppongo che ciò che lo ha letteralmente annichilito sia stato vedere musulmani infintamente più rispettabili di lui, portare tempi e modi diversi e nuovi nelle stanze del Ministero dell’Interno, con una dignità che gli è aliena.
La preghiera per l’Iftar, la voce profonda di Nour Dachan che li guida (come del resto fa anche politicamente, se ne facesse una ragione), lo spezzare il digiuno insieme, fraternamente. Alla faccia di Allam, della sua marocchina di servizio e di Al-Zheimer Scialoja.
Ma questo disastro umano, che vendendo la sua gente si è costruito casa, non riesce a cogliere l’atto fraterno, l’ottimismo insito nel sentirsi talmente a proprio agio nell’Istituzione e con l’Istituzione, da invocare il Signore con voce profonda e tonante nelle sale immense del cuore dell'esecutivo, da spezzare il pane con quelli che Allam vorrebbe fossero nostri nemici.
E invece no, l’imbecille ad personam non trova di meglio da obiettare che sarebbe stato meglio “interpellare i musulmani laici e i non praticanti in seno alla Consulta, quelli che non digiunano nel Ramadan e non pregano abitualmente o affatto”, un po’ come chiedere che sia un gruppo di agnostici e atei a stabilire le regole catecumenali della chiesa cattolica. Ma si sa, e lo ripeto, non è mai stato brillante.
Se questo inverecondo mentecatto post-nazista che risponde al nome di Magdi Allam, avesse un minimo di cognizione della storia del continente e del paese che ha truffato per ottenere la cittadinanza, saprebbe che vorrebbe imporre ai musulmani un'abiura, alla stregua di ciò che i nazisti facevano con i Testimoni di Geova, che per essere risparmiati dai campi di sterminio erano tenuti a firmare l'adesione ad una "carta dei valori". Anche loro.
Leggetevelo. Sarebbe assolutamente esilarante, se non fosse crudele ed agghiacciante.
E mentre centinaia di persone - che si farebbero tranquillamente i fatti propri, preferendo vivere la loro religione spiritualmente, crescendo una nuova generazione di italiani e di musulmani europei - sono costrette a politicizzare il loro impegno per difendere la collettività tutta, nessuno escluso, ad ogni angolo di strada troviamo gli accattoni del voto becero e facile dell’ignorante, mentre suonano l’organetto del razzismo e del fascismo.
Accompagnati – naturalmente - da una scimmietta danzante, che in questo caso è addirittura scrivente.
Dacia Valent
Re
Prima di commentare gli
se - sè
Il vocabolario Zingarelli:
«sé (pron.): fa tutto da sé; da sé stesso (in questo secondo caso, quando sé è seguito da stesso, si può anche scrivere senza accento; è tuttavia consueta anche la forma accentata, per evitare equivoci che, nel caso di se stessi o se stesse, potrebbero verificarsi.»
Il vocabolario Treccani:
«[...] assai spesso, come complemento oggetto ma anche con i complementi già veduti, è rafforzato da stesso o medesimo [...] in questi casi il pronome è scritto spesso, ma senza valide ragioni che lo giustifichino, senza accento: se stesso, se medesimo (in ogni altro caso la grafia senz'accento è antiquata).
D.V.
IGNORANTE, MA PROPRIO TANTO. E FALSA
impara l'italiano, Dacia!
Appunto
Si, ma il Corano....
Si sente figa lei quando è
Presunta ascendenza di Allam
Certo che si
Ritvan,
io sono sofisticata e contorta. E tu mi ami solo per questo. Naturalmente con il permesso della signora "in Shehi". Ma giusto per l'AK 47 da pochette...
Dacia
Dacia birichina
Almeno fossi figa, invece
"Io",tu trombi?A parte che
Sfigato taci!! le seghe te
e Gad Lerner?
Dacia sei IMMENSAMENTE
Si, ma scomparire del tutto?
Complimenti, un bel blog