Guerra

Per Sostiene Proudhon

Caro Sostiene Proudhon,

al tuo commento rispondo qui.

Ecco, vedi, non credo che la nonviolenza sia un fine e ancora di meno un principio.

Io credo, appunto, che sia semplicemente uno dei mezzi [risorse] di cui si dota un movimento, un popolo, la classe, in un dato periodo storico per ottenere ciò di cui ha effettivamente bisogno in quel preciso momento, con un occhio ai futuri diritti dei loro figli. Forse anche per questo venivano definiti proletari.

E credo anche che ciò che si ottiene sia in definitiva l'eredità di lotte sanguinolente fatte da brave persone che si sono trovate a dover fare delle scelte pesanti.

Pensa ai partigiani, ai maquis, all'Irgun, a Fatah, pensa agli anarchici di Chicago, ai setaioli di Lione, alla Comune di Parigi, ai bambini schivizzati nelle fabbriche inglesi duecento anni fa e a quelli schiavizzati oggi nel subcontinente indiano, ai contadini del Chiapas, ai minatori in Belgio e Germania, e ai nostri compagni in Fiat, e Italsider e Ansaldo.

Credi che a loro facesse piacere sabotare, minare, mettere bombe e uccidere altre persone? Non credo proprio. E poi, davvero credi che le BR amassero uccidere per il gusto di uccidere?

Se davvero lo pensi, mi sa che sei fuori strada.

Ma quello che hanno ottenuto secoli di violenza operaia e di classe, noi lo stiamo cedendo con la nonviolenza festante e colorata di cui andiamo così tanto orgogliosi: lo Statuto dei Lavoratori, l'istruzione pubblica e garantita ad ognuno, la sanità pubblica, il diritto all'alloggio, il diritto ad una famiglia basata sull'amore e non sul genere.

Se la struttura di potere è violenta, non credo che canticchiare slogan sia la soluzione.

Abbiamo abdicato al senso critico, alle lotte, all'indignazione, semplicemente perché ci siamo adeguati all'emergenzialismo, che vuole un netto distacco da ognuna delle pratiche della classe (obiezione di coscienza non programmata, violenza di piazza, sciopero autogestito) per ottenere, da chi ci opprime, un voto positivo (come se fossimo bambini) a ciò che noi facciamo, salvo poi essere informati succintamente che continueranno per la loro strada.

Siamo come le scimmie di mare che si compravano su "il monello": buone per far divertire la struttura di potere e per darle un'aura di "democrazia", mentre stanno riducendo in maniera esponenziale ogni spazio di esercizio della stessa per ciascuno di noi, per garantire i privilegi dei pochi.

I principi sono altri, molto più ideali, alcuni sono libertà, uguaglianza, giustizia, e i loro derivati (per esempio e per citarne solo una per ciascuno), la libertà di espressione, l’uguaglianza di fronte alla legge, la giustizia sociale.

E nella stessa maniera in cui tu non giudicheresti incoerente il nonviolento che si fa partigiano, io non classifico come delinquente chi ha fatto questa scelta, facendola per motivi di forza maggiore politica e non di potere, che possono essere molteplici, ma in definitiva si riducono alla presa d’atto dell’impotenza della classe di soddisfare le proprie necessità usando i mezzi "legali" messi a disposizione dalla struttura di potere illegale.

E sai bene che non parlo dell’ultimo televisore al plasma, ma dell’avere un interlocutore istituzionale che si faccia interprete di questi bisogni all’interno delle istituzioni in cui siede, molto ma molto comodo.

Parlo della sicurezza sul lavoro e anche della sicurezza del lavoro, parlo della distribuzione equa delle ricchezze, parlo di equità sociale, di tutela ambientale, di opposizione alla guerra.

Quanti compagni sono finiti in prigione negli ultimi anni perché non avevano nessuno che li rappresentasse, se non sfilando compunti (ma festanti anche loro, perdìo!) salvo poi votare le peggiori puttanate in parlamento o addirittura in Consiglio dei Ministri quando c’erano?

Cosa avrebbero dovuto fare? Prendersi per mano e cantare le canzoncine partigiane e aspettare e sperare che già l’ora si “avvicinare”?

La violenza, l’estremismo e il terrorismo non sono frutto di una partenogesi di classe, vengono fecondati dal disinteresse della classe dirigente di riferimento e dal loro distacco dai bisogni reali: il pane e il riso (o la pasta), ma anche l’istruzione e il lavoro, il tempo libero e il diritto ad avere una famiglia, comunque tu la voglia e la senta tua, e la garanzia di una vecchiaia serena.

E io credo che questo contesto, il nostro attuale contesto, faccia testo, e che le attente valutazioni dei nonviolenti nostrani siano frutto più di pigrizia e paura indolente che di vaglio e scelta politici.

E poi, scusa, un tizio può diventare partigiano, potendo mettersi il mitra in spalla e andare su per le montagne come un allegro stambecco, solo nel caso tu ritenessi che quel determinato governo sia un regime fascista?

Non ti pare che, forse forse, avrebbe il diritto anche lui di decidere della qualità delle sofferenze che gli vengono propinate in nome della “flessibilità solidale” (solidale con il "povero padrone" suppongo) dei tanto gentili socialisti liberali, e in base a questo e alle sue possibilità di negoziare in maniera nonviolenta possa decidere se invece usare altre opzioni alla portata della sua volontà di cambiare davvero le cose?

Anche i partigiani venivano chiamati terroristi, dal regime fascista che li governava. Ma solo dai fascisti.

Comunque, io ho solo fatto una domanda:

perché in  Francia, in Grecia, anche in Germania, Olanda, Danimarca, i compagni si ribellano e sfasciano tutto, mentre in Italia ci siamo adagiati ghandhianamente bocconi accettando non stoicamente bensì stolidamente  qualsiasi dolore la struttura di potere decida di infliggerci?

Perché la morte di Carlo Giuliani è stata inquinata da tutti quei distinguo che hanno fatto del male alla sua famiglia, al movimento e alla classe in generale, quando si trattava di un ragazzino minuto che stava lanciando un estintore da una distanza di 6.5 mt. verso uno che gli stava puntando la pistola alla testa, che lo ha ucciso e che è stato successivamente prosciolto da ogni accusa?

Davvero, da quando siete diventati così esperti nei distinguo?

E tu, poi, come lo sai che se avessimo distrutto Genova e Milano e Roma e Napoli le cose non sarebbero effettivamente cambiate?

Ah, già, tu lo sai - certamente e per certo - perché saresti stato tra quelli a condannare la violenza, dall'alto della tua indolentissima nonviolenza che ci ha regalato la non società nella quale vivacchiamo a stento.

Ma davvero sei convinto che una reazione generale e violenta della piazza, di fronte all’omicidio a  sangue freddo di un ragazzo che manifestava per altri ragazzi come lui, senza voce e senza speranze, Carlo Giuliani, avrebbe dato un alibi alla struttura di potere per poter ridurre ulteriormente i nostri “diritti di pubblico sovrano”?

Bimbo, ma tu manifesti tutto compitino e bravobravo dopo essere sceso dal pullman della proloco in piazza Esedra, e ti ritrovi comunque ad avere le telecamere del grande fratello orwelliano praticamente su per il buco del culo, le spese della giustizia dei poveri aumentate, i tempi dilatati nelle cause contro i grandi e veloci in quelle contro i poveracci, i telefoni sotto controllo, la polizia senza controllo. Non ti punge vaghezza che forse la tattica sia quella sbagliata, la strategia sia assolutamente assente e il piano globale inesorabilmente perdente?

Alla struttura di potere non servono alibi per ridurre le libertà individuale (tanto care a Proudhon e a te, mi pare…), lo fanno grazie al disinteresse di persone che hanno fatto della nonviolenza un principio, ma che  - come tu hai molto ben spiegato – sarebbero pronti a prendere le armi qualora uno dei loro tristissimi interessi personali o di corporazione venissero calpestati, come invece quotidianamente si calpestano gli interessi degli altri.

Fammi capire Sostiene Proudhon, tu il tuo tempo libero lo trascorri in giro per la tua città a disarmare poliziotti, carabinieri, guardie giurate e tutto il cucuzzaro, oppure la violenza esercitata dalla struttura di potere ti garba?

Ti garbano le bombe nelle banche, sugli aerei, sui treni, i ragazzini ammazzati dal branco in divisa, quelli freddati sui motorini? Perché a questo punto mi aspetto di leggere delle gesta del Ghandi de noantri che è conseguente ai suoi ferrei principi e le sue incrollabili convinzioni nonviolente.

Hai mai pensato ai lavoratori morti ogni anno in fabbriche e campagne, a quelli che si “suicidano” dopo anni di studio, laureati, costretti a rispondere al telefono per spiegare le ultime promozioni di un figlio di puttana che si arricchisce sulle loro e nostre fragili spalle?

Lasciati dire una cosa: la violenza quando esercitata dalla classe, per motivi di classe, ha classe, bimbo bello.

Privatizzare i profitti e socializzare i costi.

Che magari le famiglie non arrivano a fine mese – grazie soprattutto ai bravi socialisti liberali alla Biagi e Brunetta, venduti e bastardi – ma gli interventi speciali per il salvataggio dell’economia non si fanno garantendo i posti di lavoro e il potere d'acquisto, ma garantendo i privilegi degli sfruttatori dei lavoratori: banchieri, industriali, latifondisti e lobbies varie.

Questo è quello che succede in Italia.

Che quando un’industria ha “problemi” la prima cosa che fa è ricorrere alla CIG o ai licenziamenti. Non si sognano nemmeno di parlare di innovazione, di riconversione, di ricerca.

Naaaaah, l’elemento umano è quello di cui si può fare a meno senza alcun genere di reazione sociale, ormai è assodato: non farebbe altro che prendere uno striscione e mettersi a canticchiare Bella ciao.

Ed è così facilmente sostituibile (molto di più di un sofisticato e costoso macchinario) perché ridotto talmente ai minimi termini dal punto di vista della dignità che è disposto a qualsiasi oscenità pur di consumare, mangiare, rateizzare e esibirsi da qualche parte in televisione.

Comunque, se proprio ci tieni ti concedo la correzione (anche se il link che ho messo mi sembrava abbastanza neutro e di approfondimento) sulla definizione della legge Biagi.

Vuoi chiamarla legge 30? Legge Maroni? Legge Vergine? Legge Leggera? Fatti tuoi.

So solo che che grazie al progetto di Biagi, recepito in toto nella Legge "Chiamala Come Ti Pare E Piace", abbiamo avuto una diminuzione monumentale dei diritti dei lavoratori e un acquisizione sesquipedale dei privilegi dei padroni.

Ma tu sai che così è stata chiamata - Legge Biagi  - durante tutto l'iter di approvazione per costringere quei beoti che avevamo in Parlamento a votarla e i beoti esterni a salmodiare “povero Biagi che è stato ucciso dai cattivoni delle BR, quindi deve essere cosa buona e giusta”.

Francamente a me non è sembrato assurdo che gli sparassero, a dire il vero avrei un lungo elenco che comprende anche un mio ex, un vicino di casa, la tipa che mi ha fatto la manicure ieri (una ciofeca) e il portiere del condominio che mi butta via le pubblicità che portano, che a me piacciono tantotanto.

Insomma, sinceramente non ci ho fatto le feste quando l'hanno steso, ma ti dirò che non ci ho pianto su, così come non mi è dispiaciuto veder crollare le due (o tre) torri a NY, perché chi di guerra e di embargo ferisce interi popoli, di guerra deve perire, e quanto meno comprendere cosa si prova.

Ma io sono onesta a sufficienza da dirlo dove mi si può leggere, e non sottovoce e con la “erre” moscia del tipico rappresentante della nostra “gauche sardine” in salotti o alla tastiera.

E mi dispiace anche informarti e confermarti che Biagi e Brunetta facevano lingua in bocca.

Il fatto che Biagi sia schiattato malamente non ne fa un eroe, lo rende solo una casualty di una delle molte forme - legittime o meno che si percepiscano - che assume la lotta di classe, condotta spesso da compagni disorganizzati, spesso privi di speranze e di prospettive.

Ma se queste lotte fossero combattute anche dai cosiddetti nonviolenti - che hanno di fatto abbandonato ogni senso critico per diventare larve festanti e striscianti nei cortei - i Biagi e i D’Antona, per quanto venduti, per quanto mercenari, non sarebbero stati uccisi, perché qualcuno di intelligente li avrebbe segati nelle sezioni di quartiere prima che diventassero dannosi per il resto della società, e nessuno sarebbe stato costretto a ricorrere a quella che tu aborri come un’aberrazione e che io invece percepisco come l’extrema ratio liberatoria di qualcuno che non sa più a quale compagno - o santo - rivolgersi.

Abbiamo diverse visioni della situazione, sarà che lavoro in un settore dove la tristezza, la disperazione, la percezione di sé come una nullità a cui tutto si può infliggere regnano sovrane.

Niente libertà, niente giustizia, niente uguaglianza, niente di niente.

E ti dirò che queste sono per loro e anche per me “necessità oggettive terribili e nefaste” che giustificano la strada che non sto indicando, ma che potrei un giorno intraprendere, perché la rabbia è tanta e l’impotenza è una sensazione che opprime e umilia.

Facciamo che mi condanni fin d’ora e così siamo a posto. A ciascuno il suo, e il mio, io lo pago in prima persona. La tastiera è solo una piccola parte di una vita complicata, divertente, disperante e - sostanzialmente - pericolosa e pericolante.

Ma che adoro.

Dacia Valent

 

La violenza, la violenza, la violenza, la rivolta...

Vogliamo parlarne?

Il 20 luglio del 2001 Carlo Giuliani è stato ucciso da un carabiniere a Genova, durante una legittima e costituzionalissima manifestazione contro l’imperialismo e lo sfruttamento indiscriminato delle risorse dei più poveri ma ricchissimi del mondo, che da troppi secoli mantengono grazie alle loro risorse e alle morti dei propri figli i più ricchi ma poverissimi del mondo.

È stato ucciso mentre stava gettando un estintore contro una Land Rover piena di criminali in divisa.

Mario Placanica, l’assassino a sangue freddo, è stato sollevato da ogni responsabilità (caso archiviato dalla magistratura).

Quando il 1° di settembre del 2008 entra in vigore il Decreto Gelmini - trasformato in legge dal Senato il 29 ottobre - gli studenti di sinistra si mobilitano in tutto il paese e vengono fatti bersaglio di bande armate di fascisti collegati presumibilmente alle forze di polizia.

Particolarmente grave l’episodio di Piazza Navona, con l’apparizione del gruppo riconducibile agli infami neonazisti di Casa Pound, armato di bastoni e cinghie, difeso dalla polizia, che ha massacrato di botte gli studenti medi che stavano manifestando.

Reazione?

In Italia ci siamo limitati a proteste piene di colori e pacifiche, cantando slogan simpatici e portando i bambini in passeggino con cartelli vagamente critici attaccati al pannolone.

Effetti? Nessuno.

In Grecia, dove un ragazzino di quindici anni - Alexis Grigoropoulos - è stato ucciso da un poliziotto, mentre manifestava contro la versione ellenica del decreto Gelmini, stanno reagendo, devastando il paese.

Ucciso mentre lanciava pietre alla polizia.

Effetti? Molti.

Il ministro dell’interno ha presentato le sue dimissioni (respinte da Karamanlis, che è comunque molto più traballante del suo ministro), e la magistratura col cazzo che ha chiuso gli occhi di fronte all’ennesima violenza della polizia: il Placanica greco è dentro per omicidio volontario.

 

Il 14 febbraio del 2003 entra in vigore in Italia la legge Biagi, che di fatto - sotto la dicitura flessibilità – spazza via i diritti, le garanzie e la tutela dei lavoratori come erano previsti in uno dei migliori Statuti dei Lavoratori del mondo intero, instaurando di fatto l’epoca del precariato, a cui sembrerebbero ormai destinati i nostri figli e i figli dei nostri figli.

La morte di Biagi e D’Antona – due giuslavoristi della peggiore destra socialista, rappresentata oggi al governo dal Brunetta -, esecutati misericordiosamente dalle BR-Pcc, funge da ricatto catalizzatore propedeutico a un’approvazione pressoché unanime di una tremenda diminutio dei diritti dei lavoratori.

La sinistra, molto pavlovianamente si è mobilitata per condannare “l’atto irresponsabile e destabilizzatore delle istituzioni democratiche” compiuto da compagni che non avevano nessun interlocutore, perché tutta la volontà di “dialogo” della cosiddetta sinistra italiana era focalizzato ad un osceno lingua in bocca con Berlusconi. E si è limitata ad approvare questa legge orrenda, rendendola se possibile ancora  peggiore con Treu.

La legge è passata e sono milioni le persone che oggi sanno che lavoreranno, ma non sanno se domani lo faranno. E non parlo di un ipotetico domani, ma proprio di domanidomani.

Reazione?

Raccolte di firme, e i soliti cortei festanti e beanti con bambini in passeggino con attaccato al pannolone un qualche cartello cortesemente ambiguo.

Effetti? Nessuno.

Ma quando in Francia hanno tentato di introdurre modifiche atte a “flessibilizzare” [precarizzare] ulteriormente il lavoro, gli studenti e gli operai francesi hanno messo a ferro e fuoco le città. Hanno devastato interi quartieri, bruciato le macchine e divelto le porte blindate dei simboli del capitalismo.

Effetti? Molti.

Il CPE, che condannava i giovani al precariato definitivo, è stato ritirato dal governo Villepin-Chirac.

 

Ecco, posso chiederlo a voi, democratici e nonviolenti: fusse ca fusse che la nonviolenza dovrebbe essere considerata solo una delle forme di lotta a disposizione del movimento e del proletariato? E fusse ca fusse che anche la violenza di piazza lo sia?

Mi spiegate cosa cazzo è vi successo? Da quando i principi si negoziano?

Ma cosa cazzo mangiate???

Io, personalmente, continuo a mangiare bambini.

Dacia Valent

Ronde Rosse ovunque

 

Non ho mai capito per quale motivo siamo pessimisti.

Riusciamo a cogliere solo il lato negativo delle leggi che questo parlamento notaio vidima all’iperattivo governo fascista che ci ritroviamo.

Vi faccio un paio di esempi:

ve lo ricordate Maroni che si augurava la “creatività” dei sindaci a cui aveva appena concesso “superpoteri”?

Ecco, i sindaci di sinistra, che sembrano educati da Pavlov, mica si sono posti il problema di come affrontare creativamente e da sinistra la questione.

Sulla droga avrebbero potuto migliorare l’illuminazione nelle zone dove agiscono gli spacciatori, creare percorsi alternativi per i ragazzi, coinvolgere le associazioni cittadine nella prevenzione, creare sinergie tra studenti, genitori e istituzioni per offrire alternative al nulla che la provincia offre ai giovani.

Sui barboni (che chiamarli clochard fa tanto fighetto, ma visto che abbiamo il nostro termine, usiamolo) avrebbero potuto destinare qualcuna delle decine di proprietà comunali per dare loro finalmente un tetto, costituendoli in cooperativa di gestione.

Sui Rom avrebbero potuto individuare aree da concedere in comodato a cooperative di costruzione, tanto questa cosa del nomadismo ormai regge solo nella testa bacata di qualche fascista.

Sulle prostitute, avrebbero potuto dare loro la possibilità di gestire il loro business in prima persona, gestendo il proprio corpo senza un intermediario, favorendo la costituzione - anche qui - di cooperative di servizi, che avrebbero pagato una tassa comunale atta a finanziare magari gli asili nido o centri per anziani.

Ma no, era più facile accodarsi al peggior becerume di destra, facendo a gara a chi la faceva peggiore. Suppongo per fare contento il “pubblico sovrano” che a chiamarlo popolaccio gli si fa ormai un complimento a questa mandria felice di andare al macello.

Oppure le classi separate per i bambini immigrati.

Ma dico, li avete mai sentiti parlare i bambini bresciani, bergamaschi, napoletani, friulani o sardi? Perché riservarle solo ai piccoli stranieri? E che è, sono per caso i figli dell’oca bianca? A tutti i bambini di regioni fortemente “dialettizzate” dovrebbe essere riservato un posto in quelle classi. Sosteniamo questo principio, che è quello giusto.

E via dicendo.

Perché parlo di questo?

Per dirvi che a me l’emendamento Bricolo (Lega Nord Padania Libera e Bella ecc. ecc.) piace parecchio. Ecco cosa dice:

«Gli Enti locali, previo parere del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, sono legittimati ad avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini al fine di segnalare agli organi di polizia locale ovvero alle forze di polizia dello Stato eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale e cooperare nello svolgimento dell'attività di presidio del territorio»

Perché da la possibilità di organizzarci. In maniera seria. Nelle ronde rosse.

Dove sta scritto che le ronde debbano essere composte solo di scimmioni padani?

Tutte le associazioni democratiche presenti sul territorio dovrebbero fin d’ora costituirsi formalmente (bastano i documenti di tre aderenti [che delegano uno di loro, quindi non sarebbe nemmeno necessario esser presenti tutti alla costituzione], uno statuto completo di carta costitutiva e circa 200 euro e la si può costituire evitando le spese notarili, direttamente alla Direzione delle Entrate della vosra città), nonché stilare un progetto e proporsi come “cittadini volenterosi”. Essere pronti fin d'ora a presentare il progetto.

Parliamo con i compagni, spieghiamo loro il nostro progetto, coinvolgiamo tutti e facciamo che le ronde difendano gli indifesi, parlino per chi non può parlare, filmate la polizia quando vessa gli immigrati, i gay. Filmateli mentre distruggono le baracche dei poveracci, buttando via le loro poche cose che così tanto sono costate. Mettete su siti web dove pubblicare i vostri filmati e fotografie e fate comunicati stampa quando avete materiale da presentare e offritelo gratuitamente.

Chiediamo agli oratorii l’uso delle loro palestre per l’addestramento, collaborate tra di voi: quelli che hanno esperienza paramedica spieghino la loro materia, quelli che sanno come si gestiscono le situazioni di crisi di tossicodipendenti istruiscano gli altri, quelli che gestiscono anziani spieghino come fare ai nuovi colleghi e compagni di ronde, quelli che hanno svolto volontariato in ambito della dissuasione alla prostituzione si diano da fare per trasmettere la loro conoscenza.

Quelli che hanno esperienza militare addestrino tutti ad un codice, che non è il fascista “Dio, Patria e Famiglia”.Quello lo lasciamo ai dementi che ci governano e ai loro leccapiedi.

Non quello. Questo invece:  Tutto, ma tutto, il potere al popolo.

Addestriamoli al confronto corpo a corpo, alla disciplina, insegnare loro come affrontare compatti le cariche delle forze della struttura di potere, spiegare come difendersi dai gas lacrimogeni, come affrontare gruppi organizzati dell’altra parte, come difendere gli indifesi.

Ma, soprattutto, quelli che possono facciano teoria, molta teoria. Si ritorni al sano confronto ideologico. Si rileggano i testi comunisti, e si impari la dialettica marxista di nuovo, il rigore della ricerca, il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà.

Come non ringraziare la Lega che ci consente di riorganizzarci militarmente, e sotto l’egida del loro bislacco “stato di diritto”? Direi che siamo molto più fortunati dei compagni degli anni ’70. Quello che faremo lo faremo con il timbro del comune.

Ecco perché non mi oppongo all’emendamento, anzi, lo sostengo con tutta me stessa. E dovreste farlo anche voi.

Dacia Valent

 

Bruciamo le città

 

Ma  voi, dico proprio a voi, non vi siete stancati di "essere responsabili"?

Assistiamo alla diminuzione dei diritti acquisiti dai lavoratori grazie a leggi sponsorizzate dall’intera classe politica (la legge 30) e sostenute sul cadavere di un infiltrato liberista che sta ancora facendo girare Di Vittorio e Giugni nelle tombe come Biagi (mai eliminazione militante fu più antipatica, ma giustificata per il bene del paese), su cui Scajola aveva ragione da vendere: perché mai dare la scorta a un coglione venduto, che l’aveva fatto solo per la scorta (e la carriera)?

Assistiamo allo smantellamento del diritto acquisito - con lotte epiche e feroci - il diritto allo studio, che consentiva anche al figlio dell’operaio di “diventare dottore”, esattamente come non vorrebbe l’attuale classe dirigente del paese, Berlusconi in testa.

Assistiamo ai rastrellamenti etnici nelle città (dai quartieri agli autobus, dai call centre ai ristoranti etnici) e all’impedimento del proprio culto per un’unica religione, quella musulmana, esattamente come succedeva durante il ventennio, contro gli ebrei e i testimoni di Geova, e alla nostra demonizzazione sugli organi di stampa.

Assistiamo all’assoluzione dei vertici dell’apparato repressivo dello “Stato”, lo stesso che durante il ventennio aveva sulle mostrine il fascio, la Polizia, in cambio delle condanne di quei crumiri del diritto (e Pasolini mi perdoni) – perché volenterosi di menare le mani - che comunque non avrebbero potuto opporsi alle direttive impartite dai capi, pena la perdita del lavoro, unendo il dilettevole (menare “négher” e “zecche”) all’utile (mettere in busta qualche soldo in più per gli “straordinari sanguinari”).

Assistiamo all’indottrinamento delle masse alla totale ignavia e stupidità grazie a sofisticati mezzi di comunicazione di massa, perché non si tratta più di cose grossolane come La difesa della Razza oppure de Il Tevere, ma di talk show seguiti da milioni persone dove si demonizza l’altro in sua assenza, o magari invitando il più sfigato degli sfigati a rendersi ridicolo personalmente e rendere pericolosi i suoi compagni o fratelli.

Assistiamo all’abbrutimento dei nostri vicini di casa e di banco, deprivati di ogni forma di cultura, menati per il naso a menare i più deboli tra loro, per avere sollievo dalla tortura a cui le sottopongono quotidianamente: mutui ormai impagabili, precariato sia sul lavoro sia nella scuola, trasporti e viabilità impraticabile. Povertà insopportabile che – incredibilmente – li mette contro gli altri poveri e non contro i padroni. Tipico, vero?

Ma dobbiamo assistervi con grande senso di responsabilità.

Ricordatelo tutti voi, dobbiamo essere colorati e festanti e dialoganti e nonviolenti. E se ci picchiano, ci torturano, ci umiliano, ci uccidono, dobbiamo - sempre responsabilmente – fare ricorso alla magistratura che, ancora più responsabilmente di noi, assolverà chi ci ha picchiato, torturato, umiliato e magari anche ucciso.

E stranamente quelli che ce lo chiedono (ce lo impongono, prendiamone atto) dalle pagine dei giornali e telegiornali patinati e iper-finanziati dei padroni sono gli stessi che dai loro ciclostilati negli anni tra il ’67 e il ’78 spiegavano al movimento di allora come preparare le molotov e chiamavano alle armi.

Oppure sono quelli che sui giornali della sinistra odierna si raccomandano che le manifestazioni siano colorate, pacifiche e nonviolente, (e quando lo sono se ne compiacciono, scodinzolando sotto la mensa del padrone), quando invece i loro “padri partigiani” sotterravano le armi nei fondi, per essere pronti alla rivoluzione, se necessario. Come oggi, ad esempio.

Ma soprattutto, tutti (destra e sinistra) chiedono responsabilità solo ai negletti, ai poveri, agli sfruttati. E voi, tutti giù a dire che “saremo responsabili”, e che cerchiamo il dialogo e che Ghandi è e rimarrà l’esempio di lotta a cui ci rifacciamo.

Ma state scherzando?

Pare di no. Ed è molto triste.

Non possiamo essere rabbiosi di fronte al depauperamento di ogni nostro diritto, oppure manifestare maleducatamente, né lanciare sampietrini, né bruciare cassonetti, né spaccare vetrine, né sparare.

Anzi. Dobbiamo sempre (e per sempre?) essere responsabili.

Se fossimo Neri dovremmo essere grati di essere stati picchiati come bestie in pubblico e capire che ci sono altri neri che ci rovinano la reputazione.

Se fossimo Rom dovremmo essere grati del fatto che qualcuno bruci le nostre roulotte e i nostri figli, perché vorrebbe dire che abbiamo un posto micragnoso in uno dei lager a cielo aperto dove ci fanno vivere.

Se fossimo Gay e Trans, dovremmo convocare i Pride specificando che il dress code è “giacca e cravatta”, che si dovrebbe ballare la polka e che gli slogan dovrebero essere in perfetto trimetro giambico al fine di evitare di scandalizzare la “gente perbene”.

Se fossimo musulmani dovremmo ringraziare Allah della concessione della preghiera in mezzo alla strada o al limite in qualche sottoscala, perché non avremmo diritto ad una minuscola Moschea dove fare vita comunitaria come la religione impone e consente, e ringraziare con i lucciconi agli occhi se qualche prete ci consente l’uso dell’oratorio e comprendere i passeggiatori di maiali.

Dovremmo farlo manifestando “in fila per 6 e con il resto di due”, naturalmente, facendo grandi manifestazioni, sempre pacifiche e colorate, che consentano ai bastardi di dire che in Italia il dissenso c’è e si vede. Perché è un paese democratico. Quasi.

Dovremmo scioperare negli orari in cui il servizio che forniamo non disturbi il manovratore e gli altri lavoratori non si sentano vessati, ché poi quando tocca a loro e li mandano a cagare non ricordano che hanno criticato altri come loro, ché la solidarietà non vuol dire fare l’elemosina, ma empatia nelle lotte, nel riconoscersi tra uguali con uguali necesità e priorità: uguaglianza e libertà, esattamente in quest’ordine.

Dovremmo firmare ogni pezzo di carta umiliante che il padrone ci porge, pena l’accusa terribile in questo paese di irresponsabilità.

Dovremmo porgere non solo l’altra guancia, ma le guance dei  nostri figli e dei figli dei nostri figli, le guance di tutte le nostre generazioni future.

Ma non è giusto dire che non esiste libertà d’espressione e di riunione in Italia, non parliamo di “dittatura dolce” e nemmeno di “nuovo ventennio”, non diciamo assolutamente di far parte di un popolo di servi e di vigliacchi amorfi. Sono cose che non si dicono. Perché non sarebbe responsabile.

E ricordiamoci di non bruciare cassonetti, di non spaccare vetrine, di non gettare sampietrini, di non fare picchetti, di non bruciare bandiere, di non fare casini quando ti menano i fascisti altrimenti saresti un “vittimista”, e ricordarsi, che la giustizia vera si fa chiamando il Gabibbo e non i tribunali.

Ricordatevi che le cose si fanno bipartisan anche: più fascisti ci sono tra di noi, più responsabili siamo, e se proprio vi menano, registrate col telefonino e mandatelo a Chi l’ha visto, per denunciare che voi siete i buoni e gli altri i cattivi.

Quante cose ti chiedono il governo di destra e l’opposizione di sinistra, che definire Quisling sarebbe un complimento.

Non siete ancora stanchi?

Io si.

Stanca lo sono a un bel po’, e questa cosa la pago cara, carissima, in termini di diffamazione e  minacce di morte in rete e nella mailbox.

Ma voi, dico proprio voi, non lo siete adesso?

Non siete stanchi del “dialogo” a ogni costo? Perché dialogare con questi quando in realtà dovremmo prendere in mano il nostro destino di lavoratori, di studenti, di donne, di minoranze etniche e religiose?

Non dobbiamo più cercare le “tavole rotonde”. Dobbiamo abbandonare i sindacati, questi sindacati. Dobbiamo rivendicare ogni nostro piccolo diritto coordinandoci con i compagni e fratelli, con le compagne e sorelle, che su altri fronti conducono le nostre stesse battaglie. Non sono importanti i motivi, l’importante è la formazione, l’importante è l’ideale. L’importante è l’ideologia.

In questo paese avremmo i mezzi per farlo. E dobbiamo farlo. Dalle lotte di chi può, di chi ha voce anche i senza voce, i senza nulla potranno avere ciò che ognuno di noi dovrebbe avere.

Sarebbe il caso di dire qualche parolaccia in più, di incazzarci, di dimenticare i cortei festanti e farne di rabbiosi, di ricordare che il nostro nemico sono i padroni e i fascisti, di dimenticare le buone maniere bipartisan e rifiutare le assimilazioni con quella feccia fatta solo sulla base di considerazioni tattiche.

Noi abbiamo bisogno di strategia, non di tattiche futili e gradite alla struttura di potere.  Abbiamo bisogno di una direzione strategica e ideologica che ricompatti il paese reale, su basi ideali. Su basi ideologiche.

Perché è vero che dobbiamo sollevarci. Ma contro le persone giuste.

Che sono quelle ingiuste.

Dacia Valent

Italiani di merda, Italiani bastardi

Pagina oscurata in esecuzione del procedimento Penale nr. 39789/09 R.G. Noti - Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma

No ai fascisti

Pochi sanno che l’Etiopia sedette al tavolo dei vincitori della Seconda Guerra Mondiale grazie alla sua strenua resistenza al fascismo italiano.

I morti del colonialismo italiano furono centinaia di migliaia, dall’Etiopia alla Libia, passando per la Somalia e l’Eritrea.

Ma restiamo in Etiopia, dove gli italiani brava gente, quelli così preoccupati per la vita dei missionari cristiani in terre musulmane e dei copti in Egitto, si sono distinti nella più feroce mattanza di preti cristiani che la storia ricordi: Debràs Libanòs.

Del pattuglione di bravi “eroi, santi, navigatori, ecc. ecc.” faceva parte anche tal Vincenzo Magliocco, un essere immondo come pochi ce ne sono, di quelli che probabilmente mentre sganciava bombe e iprite sui civili si toccava il pisello.

Sanguinario, razzista e fascista, decorato dai fasci proprio per queste sue “qualità”. Una vergogna per qualsiasi paese democratico.

Propongo, se proprio si vuole disonorare un vero eroe, un partigiano dell'antimafia come La Torre, si cambi il nome dell'aeroporto con uno che sia meno imbarazzante, tipo "Aeroporto Merda Umana".

Certo che quando finalmente prenderò il potere, metterò su un minigulag dove rinchiudere tutti gli Alfano, dai ministri della giustizia ai sindaci di Comiso.

E adesso leggetevi il compagno Rage, che copio e incollo.

Dacia Valent

Un Fascista Colonialista meglio di un Militante Antimafia?

C’era una volta la base militare Vincenzo Magliocco a Comiso, venne convertita in aeroporto civile e nel 2007 intitolata a Pio La Torre, il parlamentare del PCI assassinato dalla Mafia.

Il nuovo sindaco di centrodestra Alfano (vedi notizia del CorSera ) ha deciso di reintitolare l’aeroporto a Magliocco, per dare un’idea sulla differenza della levatura dei due personaggi, dirò rapidamente chi sono:

Gen.Vincenzo Magliocco: generale dell’aeronautica morto durante la guerra di aggressione coloniale italiana in Etiopia medaglia d’Oro al VM con motivazione: “Conscio del pericolo cui andava incontro, ma orgoglioso di essere annoverato tra i pionieri dell’Italia imperiale, chiedeva, con generosa insistenza, di partecipare ad ardita impresa aeronautica intesa ad affermare, col simbolo del tricolore, il dominio civile di Roma su lontane contrade non ancora occupate. Minacciato nella notte da orde di ribelli, rifiutava la sicura ospitalità di genti amiche e preferiva affrontare con lo scarso manipolo di eroici compagni l’impari combattimento per difendere fino all’estremo sacrificio la bandiera della Patria”, in parole povere un fascista imperialista che massacro civili e resistenti etiopi.

On. Pio La Torre:  Sin da giovane militò nelle lotte bracciantili, nel ‘69 si trasferi a Roma per dirigere le Comissioni agraria e meridionale del PCI, entrò in segreteria nazionale, nel 72 divenne deputato e propose una legge che introduceva il reato di associazione mafiosa (Legge Rognoni-La Torre) ed una norma che prevedeva la confisca dei beni ai mafiosi (scopo poi raggiunto dall’associazione Libera, che raccolse un milione di firme al fine di presentare una proposta di legge, che si concretizzò poi nella legge 109/96).Nell’81 torna in Sicilia dove si trova in prima linea contro le basi militari e la speculazione edilizia, nell’82 viene assassinato dalla Mafia.

Aperta la stagione di caccia

Termoli

UPDATE (da un commento di Hidden Side, che mi corregge sulla questione dei bambini scomparsi)

Occhio Iaia sui numeri dei bambini scomparsi.

Non sono quelli! I bambini scomparsi in Italia sono nell'ordine della decina in un decennio.

Queste notizie vengono amplificate ad arte, anche da siti come quello che segnali per avvallare politiche razziste di sottrazione dei minori da parte dello stato alle famiglie di provenienza.

Vedrai che questo fenomeno sarà in crescita esasperata nei prossimi mesi ad opera di un finto "umanitarismo" portato dai bei visetti della Garfagna ed, a Roma, della Belviso, almeno a Milano c'è De Corato che bello non è.

I numeri veri, e sono pure di fonte istituzionale, li trovi qui:

PDF del Ministero dell'Interno vedi pagina 7.

E li trovi pure sul sito della polizia

Che ha modificato la pagina ... guarda caso ... prima spiegava il numero degli scomparsi di etnia Rom.

Erano quei ragazzini che portati nei centri di accoglienza perché arrestati per strada scappavano per ricongiungersi alle famiglie e si davano alla macchia rispetto allo stato.

 
Oddio, a me la gente piace.

Lo dico sul serio.

Cioè, mi sta sulle palle quando vota male, quando spara agli immigrati, quando inveisce contro le prostitute che si sono scopati il giorno prima, quando condanna l’orientamento sessuale di molti per nascondere le proprie reali pulsioni, che soddisfa in macchina con minorenni immigrati.

Per il resto del tempo mi sta simpatica, la gente.

A Padova sparano pallini di piombo e plastica sui Neri, non importa se prostitute o studenti universitari, mentre a Genova li picchiano selvaggiamente insultandoli. A Termoli i vigili “urbani” [?] linciano un immigrato del Bangladesh.

I morti nel canale di Sicilia sono decine al giorno ormai e nella sola Lampedusa ci sono circa 700 minori non accompagnati. E in Italia, sono scomparsi nel nulla, negli ultimi tre anni, 1.903 minori stranieri.

Un Termolipartito di governo chiama alla marcia su Roma e all’assedio del Parlamento. Il partito all’opposizione ne invita gli esponenti per applaudirli, sperando forse in un ribaltone bis, impossibile considerati i numeri.

La maggioranza di governo presenterà (e approverà) una legge che sottopone l’apertura dei luoghi di culto musulmani al referendum della città dove dovrebbero essere aperti, all’assenza di minareto [che è essenziale perché una Moschea venga considerata tale), alle prediche in italiano [quando la maggioranza delle persone musulmane l’unico italiano che sanno si limita a un “Subito capo”, “Ti prego polizia non picchiare me”, “Quanto vuoi per farmi il soggiorno”].

Ecco, nell’ambito dell’esercizio della mia libertà d’espressione, posso dire che questo è un paese di merda? E che i suoi cittadini hanno la stessa contezza di sé e della storia delle mosche che si posano sulla merda?

Leggetevi questo splendido pezzo del Daniele Sensi. Anzi, leggetelo e rileggetelo, per favore. Questo signore è la prova vivente che la memoria non è un optional. E di questo, molti, un giorno lo ringrazieranno. Io lo faccio oggi.

Io vado a dormire, che ho finito le sigarette e senza non vale la pena rimanere svegli, come direbbe il Zeno.

Dacia Valent

Disobbedisco

Che-eriosAbbiamo passato gli ultimi 30 anni ad essere educati ai “distinguo”, all’unità a sinistra e al dialogo con il “nemico”. Mica cazzi, eh?

Perché è oggettivamente difficile difendere il diritto delle donne a vendere il loro corpo senza pensare all’umiliazione di questi evidenti mini-stupri, così come è difficile difendere il diritto dei pedofili a scambiarsi materiale in rete, così come è difficile difendere il diritto delle donne a usare l’aborto anche come contraccettivo, così come è difficile difendere il diritto degli imam di consacrare la resistenza armata alla “guerra giusta”, dei rabbini di  santificare le bombe cluster sulle popolazioni civili e ai cappellani di benedire chi quelle bombe le getta, così come è difficile difendere il diritto all’occupazione quando siamo in lista per una casa noi stessi, e potrei continuare ad infinitum.

E invece dovremmo difendere l’indifendibile, dire l’indicibile, scrivere l’inscrivibile e fare l’inconcepibile.

Perché il sistema si scardina così, mettendolo in contraddizione con sacrifici reali. Non facendo fotomontaggi di dubbio gusto, non sbandierando foto di poveri ragazzini neri che vivono nel posto sbagliato con l’uomo sbagliato, non educando i propri figli all’uso di stupefacenti e alla promiscuità sessuale, non colmando la desolante sensazione di non essere nessuno se non inquadrate da regole bizzarre bevute come acqua salata nel deserto.

Perché difendere i "devianti" vuol dire assicurare la libertà a chi non si considera tale, ma che lo diventerà inevitabilmente, perché l'appetito vien mangiando e questi sono lupi famelici.

Non so voi, ma io mi sento paralizzata. Non riesco nemmeno più a pensare, figurarsi ad agire. Al di là della paura molto umana per quello che affronterò tra pochi giorni, c’è la paura per quello che dovrò fare dopo. Cosa?

Poi ve lo dico.

Questo efferato ed efficiente governo di destra ha davvero blindato il sistema, sottraendo ogni metodo di lotta “quasi” partigiana ai compagni e ai fratelli. Naturalmente li ha sottratti  solo a quelli che si fanno un culo così, si beccano denunce e condanne e se ne fottono del sistema, tanto di qualcosa si deve pur morire e tanto vale farlo in piedi, no?

E invece il bloggume di sinistra sta in ginocchio.

Certo, ci sta con classe tutta operaia o organicamente intellettuale [e non è un complimento], nulla da eccepire.

Restano in ginocchio, però, i rivoluzionari da tastiera, quelli che vivono di rendita “operaia”, quelli che raccattano ed esibiscono un qualche bambinello negro per sentirsi antirazzisti “perdavvero” mentre i suoi sodali massacrano i figli neri di una donna nera, quelli che mentre si spalmano di crema abbronzante in qualche paese esotico riscrivono il Sacro Corano e quelli che si vestono e si svestono a seconda di chi li sponsorizza “intellettualmente”, perché un intelletto fanno fatica ad averlo, quelli che dietro ogni scoreggia della cronaca esiste un complotto di cui solo loro conoscono la reale portata, quelle che hanno preso per collettivizzazione il fare della propria figa un kolkoz, per sentirsi meno sole.

Ecco, tutti quelli non avranno alcun genere di problema.

Potranno continuare a fare ciò che fanno: abbaiare ma non mordere, fornendo così l’alibi della “libertà d’espressione” a chi le libertà ce le sta togliendo tutte. E magari a scandalizzarsi e promettere fuoco e fiamme avendo in mano, in testa e nel cuore solo un accendino bic, nemmeno ricaricabile.

È tanto più facile limitarsi a scrivere di chi invece, spesso da una posizione di totale debolezza, si oppone al sistema, magari congratulandosi con loro quando muoiono con grazia tutta libanese, commiserandoli quando vengono ammassati nei campi di concentramento sotto casa con la coreografia sia di questi che parlano di "tolleranza zero e sicurezza" sia degli altri che discettavano di "solidarietà e rigore", condannandoli quando si sognano di resistere con tutte le loro forze e anche costo della propria vita come i shahid, dando consigli non richiesti a chi soffre davvero come le minoranze di genere e di orientamento sessuale mentre vi grattatate il culo sgranocchiando fonzies e ciucciando un gatorade, facendo distinguo di sinistra, naturalmente, ed equiparando gli opposti per sentirsi equivicini a tutti i sofferenti ed equidistanti da tutti i malvagi.

In definitiva hanno non solo delegato le lotte che dovrebbero fare i garantiti a chi di garanzie non ne ha affatto [sia qui, sia all’estero] e hanno travestito la mediocrità spacciandola per equilibrio. Se non fossero dei coglioni, sarebbero dei bastardi.

E quindi ecco i pezzi pensosi sui morti nel canale di Sicilia, sulla Palestina occupata, sulle Rom annegate, sui militari nelle città, sui precari e i disoccupati, gli immancabili peana su Travaglio e le geremiadi su Berlusconi.

Il tutto condito da mille click su aggregatori, al fine di diffondere il “verbo” di chi scrive pensando di aver detto cose che cambieranno il mondo, quando invece è il mondo ad averli cambiati, e in peggio.

Io non ho mai avuto problemi a mettermi in gioco completamente. Sarà che sono africana e fatalista. Ma ciò che deve succedere, succederà comunque.  Di fronte all’ingiustizia non riesco a rimanere inerte, o a pensare che potrò fare qualcosa semplicemente borbottando alla tastiera.

Non mi sono mai tirata indietro di fronte a ciò che secondo me andava fatto. Certo, potrei sbagliarmi, ma - non mi stancherò mai di ripeterlo - la testimonianza di un militante è solo una: militare. In entrambi i sensi. Significa agire ed agire organizzati.

Certo, poi il rischio è quello di ritrovarsi delle zecche al culo che ti rinfacciano le denunce che hai preso e ti rinfacceranno i processi che affronterai per aver fatto ciò di cui loro scrivono solamente, così bravi e pensosi, così "compagni", cose di cui si dimenticano una volta disconnesso il computer, felici di aver dato al mondo la panacea per tutti i suoi mali, rimanendo comodamente assisi sulle loro chiappe, al sicuro nelle loro case.

In questa situazione la parola d’ordine dovrebbe essere disubbidienza, il nostro credo l’obiezione di coscienza. Dire di no costantemente, assumere immigrati irregolari, dare loro una stanza, organizzare scioperi sui posti di lavoro anche se privi delle garanzie dello Statuto ormai, occupare immobili per i senza tetto, e metterci i nostri nomi e cognomi come organizzatori.

Perché è giunto il momento che chi molto scrive un pochino faccia, non vi pare? E una fedina penale intonsa non vale la vita e la dignità di tutti.

Quando uscirò dall’ospedale [e sarà così, perché l’erba cattiva…] ho intenzione di violare ognuna delle leggi che questo governo fascista, che questo parlamento di servi e questo presidente incolore hanno approntato, approvato e promulgato.

A quelli che non capiscono, peste li colga.

Dacia Valent

La piccola fiammiferaia rossa

La piccola fiammiferaia rossaLo confesso.

Sono un’orfana della Guerra Fredda, figlia dell’equilibrio bipolare mi ritrovo ad essere una trovatella dell’impero unico.

Certo, il fronte caldo della guerra fredda erano paesi come il Vietnam, il Congo [con la secessione del Katanga e l’assassinio dell’allora Segretario Generale delle Nazione Unite, Dag Hammarskjöld, il rapimento di Tshombé in Spagna e il suo omicidio in Algeria], la Nigeria con la tragedia del Biafra e potrei continuare all’infinito.

Ma anche in questa situazione di disequilibrio è sempre il mondo lontano, il mondo che va - secondo noi più lentamente -, a soffrire: Ruanda, Palestina, Kosovo, Afghanistan, Iraq, Sudan, Pakistan, Tibet e – molto più recentemente – l’Ossezia.

Non ditemelo, ne ho dimenticato molti dei fronti dove il minuetto diplomatico richiedva pesanti tributi in sangue, sia del passato sia del presente: ho semplicemente scelto quelli più eclatanti, tanto chi mi legge dovrebbe conoscere il resto, almeno spero.

Ma il fatto di avere un equilibrio - se non nella sostanza, almeno nella forma – all’interno degli opposti imperialismi era in qualche modo rassicurante.

Un po’ come i neonati, che si vedono sostituire da premurose mammine, nonnine e tate la calda e rassicurante cacchina con una specie di freddo inquietante concreto, composto da pasta di fissan e borotalco [cit.].

Ecco, io mi sento esattamente così.

Non ho mai sentito la caduta del muro di Berlino come uno spartiacque tra il comunismo e il mio continuare a essere comunista. Così come non sento la necessità di fare “professione di infedeltà” al tentativo di realizzare il sogno di molti, perché mentre tutti parlano di fallimento, francamente mi sembra che tra l'ordine imposto e il disordine imposto, preferisco il primo, che ci ha dato l'istruzione e lo sport di massa, la sanità garantita e gratuita, la ricerca finanziata, la piena occupazione, gli asili nido e le mense popolari. 

Non poteva esserci il dissenso? Non esisteva la libertà di stampa? C'erano i gulag per le minoranze e per i dissenzienti? I carrarmati contro i manifestanti? La negazione della libertà di culto?

Perché, da questa parte del mondo il dissenso è ammesso e coccolato? La stampa non è tutta in mano a un piccolo gruppo di monopolisti che decidono cosa dobbiamo sapere, come dobbiamo saperlo e quando dobbiamo saperlo? E le carceri del mondo cosiddetto libero [quello che si opponeva all'impero del male] non sono pletore di Neri come Mumia Abu-Jamal e oppositori politici come Mumia-Abu Jamal, senza scomodare Guantanamo e la carcerazione di bambini? E per i carrarmati, da Scelba a Zangheri a Napoli e Genova direi che - senza parlare di altri paesi - abbiamo un bel campionario in Italia.

Non va però negato che l'Impero del Male fosse un ottimo “ombrello” e una protezione, magari non per le persone che lo vivevano in presa diretta, ma per centinaia di milioni di altri, penso a Bandung e ai Non Allineati, al supporto politico, logistico e finanziario del processo di decolonizzazione africana, al sostegno delle lotte di liberazione in Asia e America Latina, al sostegno alle socialdemocrazie e ai comunismi europei.

È vero, non lo facevano perché erano “buoni”, lo facevano nell’ottica della contrapposizione ai loro “concorrenti”.

Credo che stia qui la chiave di lettura di quegli anni “quasi” felici: si era in un regime di concorrenza, mercato allo stato puro. Entrambi i nostri imperatori avevano bisogno di accreditarsi come il migliore. O almeno come il meno peggio.

Poi c’eravamo noi, piccoli e imbevuti di utopie, che facevamo gregge sotto due diversi pastori. Con i nostri obiettivi che il più delle volte collidevano con quelli dei nostri protettori, soprattutto a sinistra.

Oggi il pastore è unico. E mentre ancora si discetta - autoflagellandoci che nemmeno un cultore della masturbazione masochista saprebbe fare di meglio - del “fallimento del comunismo” non ci si accorge che stiamo barcollando tra la macerie del crollo delle democrazie di massa.

È che siamo refrattari a prendere atto che siamo, purtroppo, una specie violenta: mangiamo esseri che hanno una mamma, ci uccidiamo a vicenda per i più svariati motivi [quasi tutti futili], roviniamo l’unico posto che l’umanità abbia per vivere inquinandolo per mere questioni di profitto. Ma, soprattutto, siamo incapaci di ragionare se non sotto la pressione di una minaccia.

Se a questo sommiamo il fatto che abbiamo completamente perso il senso del futuro e dell’importanza della sua costruzione, vivendo il dì per dì senza alcun genere di remora, eccovi servito il piatto della fine decretata dell’umanità.

Certo, dureremo ancora un bel po’, ma sempre peggio.

Perché se da una parte i ricercatori medici e farmaceutici hanno regalato [naturalmente ai bianchi, che i négher continuano a morire prima dei 45, in media] qualcosa come 30 anni di vita in più,  c'è il fatto incontrovertibile che questi bianchi la vivranno cagandosi sotto, rompendo i coglioni e ciondolano per case di riposo dove quando li menano fanno loro un favore.

Perché questo è un processo irreversibile.

Ci sono troppi vecchi da mantenere con le pensioni? Si alza l’età pensionabile, si detassano gli straordinari, si favorisce l’immigrazione clandestina che quella regolare è troppo costosa.

Con il solo risultato di inibire il ricambio demografico (i figli costano troppo, soprattutto quando il tuo posto di lavoro è occupato da tuo nonno e tu vivi ancora con i tuoi genitori…), il potere d’acquisto cala adeguandosi al costo delle guerre per la pace, come dire che il costo della vita è determinato dal costo della morte.

Perché se ti becchi una pallottola in pancia non è che ti si cura mettendoci un cerotto: questi sono meri palliativi che faranno dell’industria italiana un deserto entro 15/20 anni.

Le riforme non sono quelle di cui si parla: cosa ce ne importa del sistema elettorale o di quello fiscale.

Qui dobbiamo fare un discorso totalmente diverso, che parta da un disamina marxista dell’economia e dei riverberi che questa ha sulla società, sui lavoratori e le loro famiglie.

Se tutto va bene, i miei nipoti vivranno indossando una maschera antigas, schivando le mine antiuomo che produrremo per dare lavoro a dei vecchiacci, mentre loro faranno il giro delle caritas e degli eserciti della salvezza per vivere e spendono il loro denaro n metodi contraccettivi.

Per questo mi hanno fatto senso i compagni che hanno fatto campagna contro le olimpiadi nella Cina più o meno comunista [e possiamo discuterne] e quelli che sostengono le “ragioni” della Georgia contro l’orco post-neo-comunista Putin, non trovando nulla di meglio da fare per testimoniare la loro nuova veste democratica che fare professione di infedeltà ai principi cardine che dovrebbero reggere la nostra vita: è molto facile confondere il battersi per un principio con il nascondersi dietro di esso.

Ma si sa che i primi ad abbandonare le navi che secondo voci interessate “sono colate a picco” sono i ratti, e i topi - ma non ne sono sicura - non hanno principi.

Dacia Valent

Il disvalore della vita

Per chi si chiedesse come funziona in medioriente, eccovi un piccolo prontuario pratico sul valore della vita di arabi e israeliani.

2 [due] cadaveri israeliani valgono, all’incirca:

1.200 civili libanesi trucidati con bombardamenti democratici;

500 miliziani libanesi morti mentre difendevano la loro terra;

5 prigionieri libanesi, vivi e vegetanti nelle carceri israeliane;

199 cadaveri libanesi e palestinesi;

40 morti per le cluster “clever” bombs lasciate sul terreno, soprattutto bambini, ancora in progress [non i bambini, che schiattano smettendo di progredire”, bensì le loro morti], che ce ne sono tante tante di cluster in Libano.

Adesso che lo si sa, possiamo finalmente rivalutare le candide rappresaglie (durante l’ultima “grande guerra”) dei francesi [50:1], dei russi [120:1] e degli americani [200:1] e chiederci:

ma le vite umane non si equivalgono?

E se così non fosse, quale sarebbe la ratio che fa che qualcuno valga poco ed altri molto?

Dacia Valent

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