Discriminazione Razziale

Ronde Rosse ovunque

 

Non ho mai capito per quale motivo siamo pessimisti.

Riusciamo a cogliere solo il lato negativo delle leggi che questo parlamento notaio vidima all’iperattivo governo fascista che ci ritroviamo.

Vi faccio un paio di esempi:

ve lo ricordate Maroni che si augurava la “creatività” dei sindaci a cui aveva appena concesso “superpoteri”?

Ecco, i sindaci di sinistra, che sembrano educati da Pavlov, mica si sono posti il problema di come affrontare creativamente e da sinistra la questione.

Sulla droga avrebbero potuto migliorare l’illuminazione nelle zone dove agiscono gli spacciatori, creare percorsi alternativi per i ragazzi, coinvolgere le associazioni cittadine nella prevenzione, creare sinergie tra studenti, genitori e istituzioni per offrire alternative al nulla che la provincia offre ai giovani.

Sui barboni (che chiamarli clochard fa tanto fighetto, ma visto che abbiamo il nostro termine, usiamolo) avrebbero potuto destinare qualcuna delle decine di proprietà comunali per dare loro finalmente un tetto, costituendoli in cooperativa di gestione.

Sui Rom avrebbero potuto individuare aree da concedere in comodato a cooperative di costruzione, tanto questa cosa del nomadismo ormai regge solo nella testa bacata di qualche fascista.

Sulle prostitute, avrebbero potuto dare loro la possibilità di gestire il loro business in prima persona, gestendo il proprio corpo senza un intermediario, favorendo la costituzione - anche qui - di cooperative di servizi, che avrebbero pagato una tassa comunale atta a finanziare magari gli asili nido o centri per anziani.

Ma no, era più facile accodarsi al peggior becerume di destra, facendo a gara a chi la faceva peggiore. Suppongo per fare contento il “pubblico sovrano” che a chiamarlo popolaccio gli si fa ormai un complimento a questa mandria felice di andare al macello.

Oppure le classi separate per i bambini immigrati.

Ma dico, li avete mai sentiti parlare i bambini bresciani, bergamaschi, napoletani, friulani o sardi? Perché riservarle solo ai piccoli stranieri? E che è, sono per caso i figli dell’oca bianca? A tutti i bambini di regioni fortemente “dialettizzate” dovrebbe essere riservato un posto in quelle classi. Sosteniamo questo principio, che è quello giusto.

E via dicendo.

Perché parlo di questo?

Per dirvi che a me l’emendamento Bricolo (Lega Nord Padania Libera e Bella ecc. ecc.) piace parecchio. Ecco cosa dice:

«Gli Enti locali, previo parere del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, sono legittimati ad avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini al fine di segnalare agli organi di polizia locale ovvero alle forze di polizia dello Stato eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale e cooperare nello svolgimento dell'attività di presidio del territorio»

Perché da la possibilità di organizzarci. In maniera seria. Nelle ronde rosse.

Dove sta scritto che le ronde debbano essere composte solo di scimmioni padani?

Tutte le associazioni democratiche presenti sul territorio dovrebbero fin d’ora costituirsi formalmente (bastano i documenti di tre aderenti [che delegano uno di loro, quindi non sarebbe nemmeno necessario esser presenti tutti alla costituzione], uno statuto completo di carta costitutiva e circa 200 euro e la si può costituire evitando le spese notarili, direttamente alla Direzione delle Entrate della vosra città), nonché stilare un progetto e proporsi come “cittadini volenterosi”. Essere pronti fin d'ora a presentare il progetto.

Parliamo con i compagni, spieghiamo loro il nostro progetto, coinvolgiamo tutti e facciamo che le ronde difendano gli indifesi, parlino per chi non può parlare, filmate la polizia quando vessa gli immigrati, i gay. Filmateli mentre distruggono le baracche dei poveracci, buttando via le loro poche cose che così tanto sono costate. Mettete su siti web dove pubblicare i vostri filmati e fotografie e fate comunicati stampa quando avete materiale da presentare e offritelo gratuitamente.

Chiediamo agli oratorii l’uso delle loro palestre per l’addestramento, collaborate tra di voi: quelli che hanno esperienza paramedica spieghino la loro materia, quelli che sanno come si gestiscono le situazioni di crisi di tossicodipendenti istruiscano gli altri, quelli che gestiscono anziani spieghino come fare ai nuovi colleghi e compagni di ronde, quelli che hanno svolto volontariato in ambito della dissuasione alla prostituzione si diano da fare per trasmettere la loro conoscenza.

Quelli che hanno esperienza militare addestrino tutti ad un codice, che non è il fascista “Dio, Patria e Famiglia”.Quello lo lasciamo ai dementi che ci governano e ai loro leccapiedi.

Non quello. Questo invece:  Tutto, ma tutto, il potere al popolo.

Addestriamoli al confronto corpo a corpo, alla disciplina, insegnare loro come affrontare compatti le cariche delle forze della struttura di potere, spiegare come difendersi dai gas lacrimogeni, come affrontare gruppi organizzati dell’altra parte, come difendere gli indifesi.

Ma, soprattutto, quelli che possono facciano teoria, molta teoria. Si ritorni al sano confronto ideologico. Si rileggano i testi comunisti, e si impari la dialettica marxista di nuovo, il rigore della ricerca, il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà.

Come non ringraziare la Lega che ci consente di riorganizzarci militarmente, e sotto l’egida del loro bislacco “stato di diritto”? Direi che siamo molto più fortunati dei compagni degli anni ’70. Quello che faremo lo faremo con il timbro del comune.

Ecco perché non mi oppongo all’emendamento, anzi, lo sostengo con tutta me stessa. E dovreste farlo anche voi.

Dacia Valent

 

Bruciamo le città

 

Ma  voi, dico proprio a voi, non vi siete stancati di "essere responsabili"?

Assistiamo alla diminuzione dei diritti acquisiti dai lavoratori grazie a leggi sponsorizzate dall’intera classe politica (la legge 30) e sostenute sul cadavere di un infiltrato liberista che sta ancora facendo girare Di Vittorio e Giugni nelle tombe come Biagi (mai eliminazione militante fu più antipatica, ma giustificata per il bene del paese), su cui Scajola aveva ragione da vendere: perché mai dare la scorta a un coglione venduto, che l’aveva fatto solo per la scorta (e la carriera)?

Assistiamo allo smantellamento del diritto acquisito - con lotte epiche e feroci - il diritto allo studio, che consentiva anche al figlio dell’operaio di “diventare dottore”, esattamente come non vorrebbe l’attuale classe dirigente del paese, Berlusconi in testa.

Assistiamo ai rastrellamenti etnici nelle città (dai quartieri agli autobus, dai call centre ai ristoranti etnici) e all’impedimento del proprio culto per un’unica religione, quella musulmana, esattamente come succedeva durante il ventennio, contro gli ebrei e i testimoni di Geova, e alla nostra demonizzazione sugli organi di stampa.

Assistiamo all’assoluzione dei vertici dell’apparato repressivo dello “Stato”, lo stesso che durante il ventennio aveva sulle mostrine il fascio, la Polizia, in cambio delle condanne di quei crumiri del diritto (e Pasolini mi perdoni) – perché volenterosi di menare le mani - che comunque non avrebbero potuto opporsi alle direttive impartite dai capi, pena la perdita del lavoro, unendo il dilettevole (menare “négher” e “zecche”) all’utile (mettere in busta qualche soldo in più per gli “straordinari sanguinari”).

Assistiamo all’indottrinamento delle masse alla totale ignavia e stupidità grazie a sofisticati mezzi di comunicazione di massa, perché non si tratta più di cose grossolane come La difesa della Razza oppure de Il Tevere, ma di talk show seguiti da milioni persone dove si demonizza l’altro in sua assenza, o magari invitando il più sfigato degli sfigati a rendersi ridicolo personalmente e rendere pericolosi i suoi compagni o fratelli.

Assistiamo all’abbrutimento dei nostri vicini di casa e di banco, deprivati di ogni forma di cultura, menati per il naso a menare i più deboli tra loro, per avere sollievo dalla tortura a cui le sottopongono quotidianamente: mutui ormai impagabili, precariato sia sul lavoro sia nella scuola, trasporti e viabilità impraticabile. Povertà insopportabile che – incredibilmente – li mette contro gli altri poveri e non contro i padroni. Tipico, vero?

Ma dobbiamo assistervi con grande senso di responsabilità.

Ricordatelo tutti voi, dobbiamo essere colorati e festanti e dialoganti e nonviolenti. E se ci picchiano, ci torturano, ci umiliano, ci uccidono, dobbiamo - sempre responsabilmente – fare ricorso alla magistratura che, ancora più responsabilmente di noi, assolverà chi ci ha picchiato, torturato, umiliato e magari anche ucciso.

E stranamente quelli che ce lo chiedono (ce lo impongono, prendiamone atto) dalle pagine dei giornali e telegiornali patinati e iper-finanziati dei padroni sono gli stessi che dai loro ciclostilati negli anni tra il ’67 e il ’78 spiegavano al movimento di allora come preparare le molotov e chiamavano alle armi.

Oppure sono quelli che sui giornali della sinistra odierna si raccomandano che le manifestazioni siano colorate, pacifiche e nonviolente, (e quando lo sono se ne compiacciono, scodinzolando sotto la mensa del padrone), quando invece i loro “padri partigiani” sotterravano le armi nei fondi, per essere pronti alla rivoluzione, se necessario. Come oggi, ad esempio.

Ma soprattutto, tutti (destra e sinistra) chiedono responsabilità solo ai negletti, ai poveri, agli sfruttati. E voi, tutti giù a dire che “saremo responsabili”, e che cerchiamo il dialogo e che Ghandi è e rimarrà l’esempio di lotta a cui ci rifacciamo.

Ma state scherzando?

Pare di no. Ed è molto triste.

Non possiamo essere rabbiosi di fronte al depauperamento di ogni nostro diritto, oppure manifestare maleducatamente, né lanciare sampietrini, né bruciare cassonetti, né spaccare vetrine, né sparare.

Anzi. Dobbiamo sempre (e per sempre?) essere responsabili.

Se fossimo Neri dovremmo essere grati di essere stati picchiati come bestie in pubblico e capire che ci sono altri neri che ci rovinano la reputazione.

Se fossimo Rom dovremmo essere grati del fatto che qualcuno bruci le nostre roulotte e i nostri figli, perché vorrebbe dire che abbiamo un posto micragnoso in uno dei lager a cielo aperto dove ci fanno vivere.

Se fossimo Gay e Trans, dovremmo convocare i Pride specificando che il dress code è “giacca e cravatta”, che si dovrebbe ballare la polka e che gli slogan dovrebero essere in perfetto trimetro giambico al fine di evitare di scandalizzare la “gente perbene”.

Se fossimo musulmani dovremmo ringraziare Allah della concessione della preghiera in mezzo alla strada o al limite in qualche sottoscala, perché non avremmo diritto ad una minuscola Moschea dove fare vita comunitaria come la religione impone e consente, e ringraziare con i lucciconi agli occhi se qualche prete ci consente l’uso dell’oratorio e comprendere i passeggiatori di maiali.

Dovremmo farlo manifestando “in fila per 6 e con il resto di due”, naturalmente, facendo grandi manifestazioni, sempre pacifiche e colorate, che consentano ai bastardi di dire che in Italia il dissenso c’è e si vede. Perché è un paese democratico. Quasi.

Dovremmo scioperare negli orari in cui il servizio che forniamo non disturbi il manovratore e gli altri lavoratori non si sentano vessati, ché poi quando tocca a loro e li mandano a cagare non ricordano che hanno criticato altri come loro, ché la solidarietà non vuol dire fare l’elemosina, ma empatia nelle lotte, nel riconoscersi tra uguali con uguali necesità e priorità: uguaglianza e libertà, esattamente in quest’ordine.

Dovremmo firmare ogni pezzo di carta umiliante che il padrone ci porge, pena l’accusa terribile in questo paese di irresponsabilità.

Dovremmo porgere non solo l’altra guancia, ma le guance dei  nostri figli e dei figli dei nostri figli, le guance di tutte le nostre generazioni future.

Ma non è giusto dire che non esiste libertà d’espressione e di riunione in Italia, non parliamo di “dittatura dolce” e nemmeno di “nuovo ventennio”, non diciamo assolutamente di far parte di un popolo di servi e di vigliacchi amorfi. Sono cose che non si dicono. Perché non sarebbe responsabile.

E ricordiamoci di non bruciare cassonetti, di non spaccare vetrine, di non gettare sampietrini, di non fare picchetti, di non bruciare bandiere, di non fare casini quando ti menano i fascisti altrimenti saresti un “vittimista”, e ricordarsi, che la giustizia vera si fa chiamando il Gabibbo e non i tribunali.

Ricordatevi che le cose si fanno bipartisan anche: più fascisti ci sono tra di noi, più responsabili siamo, e se proprio vi menano, registrate col telefonino e mandatelo a Chi l’ha visto, per denunciare che voi siete i buoni e gli altri i cattivi.

Quante cose ti chiedono il governo di destra e l’opposizione di sinistra, che definire Quisling sarebbe un complimento.

Non siete ancora stanchi?

Io si.

Stanca lo sono a un bel po’, e questa cosa la pago cara, carissima, in termini di diffamazione e  minacce di morte in rete e nella mailbox.

Ma voi, dico proprio voi, non lo siete adesso?

Non siete stanchi del “dialogo” a ogni costo? Perché dialogare con questi quando in realtà dovremmo prendere in mano il nostro destino di lavoratori, di studenti, di donne, di minoranze etniche e religiose?

Non dobbiamo più cercare le “tavole rotonde”. Dobbiamo abbandonare i sindacati, questi sindacati. Dobbiamo rivendicare ogni nostro piccolo diritto coordinandoci con i compagni e fratelli, con le compagne e sorelle, che su altri fronti conducono le nostre stesse battaglie. Non sono importanti i motivi, l’importante è la formazione, l’importante è l’ideale. L’importante è l’ideologia.

In questo paese avremmo i mezzi per farlo. E dobbiamo farlo. Dalle lotte di chi può, di chi ha voce anche i senza voce, i senza nulla potranno avere ciò che ognuno di noi dovrebbe avere.

Sarebbe il caso di dire qualche parolaccia in più, di incazzarci, di dimenticare i cortei festanti e farne di rabbiosi, di ricordare che il nostro nemico sono i padroni e i fascisti, di dimenticare le buone maniere bipartisan e rifiutare le assimilazioni con quella feccia fatta solo sulla base di considerazioni tattiche.

Noi abbiamo bisogno di strategia, non di tattiche futili e gradite alla struttura di potere.  Abbiamo bisogno di una direzione strategica e ideologica che ricompatti il paese reale, su basi ideali. Su basi ideologiche.

Perché è vero che dobbiamo sollevarci. Ma contro le persone giuste.

Che sono quelle ingiuste.

Dacia Valent

Le svastiche

 

Cari compagni di Kilombo, cari compagni tutti:

in questi giorni si consuma una piccola guerra dal "sapor mediorientale" nel nostro aggregatore.

Da una parte uno dei due redattori rimasti fedeli al mandato ricevuto dagli elettori, Spartacus Quirinus, il grande e gentile Claudio, dall’altra un kilomber militante per la Palestina, Guerrilla Radio, il grande e gentile Vittorio.

Non parliamo di nick qui. Parliamo di persone, parliamo di persone che conosciamo e che come molte persone hanno una differente percezione di quello che sta accadendo in Palestina da oltre 60 anni, di persone che hanno vissuto questa cosa in maniera differente.

Claudio l’ha vista da lontano la Palestina, Vittorio da vicino, molto vicino.

Claudio ha manifestato per la Palestina, Vittorio è stato in prigione in Palestina.

Claudio ha firmato petizioni per la Palestina, Vittorio è stato torturato in Palestina.

Claudio ha sfilato per la Palestina, Vittorio è stato ospedalizzato per le torture subite in Palestina.

Claudio vive in un paese che ha fatto di Israele un feticcio che lo assolve dal razzismo, basti pensare a gente come Fini e Alemanno che dopo i rastrellamenti fascisti (che tacciono e vogliono sdoganare come amene gite in Polonia e Germania),  si presentano in kippah in Sinagoga o saltellano per Auschwitz  perfettamente a loro agio.

Vittorio vive in questi mesi (anzi, direi che condivide da anni) il destino di un popolo senza elettricità, acqua, cure mediche e bombardato a piacimento e completamente desolidarizzato per la resistenza che oppone con ogni mezzo a chi lo opprime spietatamente.

Claudio e Vittorio sono compagni, ma compagni separati dal vissuto della Palestina e con la Palestina, uno perché li sente dentro, molto dentro, ma li vive da molto lontano, un altro perché li sente dentro, molto dentro, ma li vive da molto vicino.

Tra il reale e il virtuale, dunque, tra quello che i giornali ci raccontano nostro malgrado e malgrado qualche giornalista onesto e tra quello che si respira, compreso l’odore del sangue, che vi assicuro non è buono.

Nessuno dei due è fascista, sono divisi dalla loro reazione al fascismo che vivono, qui e lì.

C’è chi dice di associare la svastica agli israeliani e non agli ebrei parlando di ciò che infliggono agli indifesi, c’è invece chi la associa agli ebrei e a ciò che hanno subito da indifesi. Sono le opposte posizioni di Vittorio e Claudio.

Io invece la associo a entrambi, la maledetta svastica.

A israeliani e ebrei.

Perché quel paese è stato regalato agli odierni israeliani dalla svastica per le persecuzioni subite dagli ebrei, e viene retto da un’altra svastica che perseguita i non ebrei. Perché, credo che sia ormai chiaro: gli israeliani che si oppongono alla pace sono nella stragrande maggioranza, anzi, forse tutti, ebrei, sostenuti dal peggior occidente capitalista, che maschera con il cristianesimo rinato e l'evangelismo la difesa dei propri privilegi.

Insomma, la svastica è quello che ha consentito la creazione dello Stato d’Israele e la svastica è quello che consente oggi a Israele di negare la nascita dello stato di Palestina.

La svastica sulla bandiera israeliana (che riproduce le analogie tra ciò che il popolo palestinese subisce - sia quelli che subiscono l’occupazione illegale sia quelli che pur avendo la cittadinanza israeliana sono ridotti a cittadini di serie Zeta - e ciò che ebrei, rom, sinti, omosessuali, testimoni di  Geova, disabili, comunisti subirono sotto la svastica), non è una forzatura e non è nemmeno scissa dalla situazione che vede bombardamenti su civili, ovunque nell'area, assedi disumani, persone lasciate senza acqua, senza energia elettrica, senza cure mediche, bambini orfani per i famosi bombardamenti mirati, o per i targeted killings, bambini imprigionati.

La svastica su quella bandiera è un pugno nello stomaco per Claudio, che continua a cancellare i post di Vittorio, per questi motivi. La svastica su quella bandiera è un dato di fatto per Vittorio, anche per me, e per molti, moltissimi (grazie a Dio) come noi.

Ma soprattutto, la svastica su quella bandiera è libertà di espressione. Su cui potremo scatenarci nel blog di Vittorio o su Kilombo Slow. Dicendo che così non si fa. Ma io credo che abbiamo bisogno di sentirci ricordare, nella maniera più forte possibile, direi anche con qualche pugno nello stomaco, quello che succede a persone senza difesa, e farci reagire.

Si tratta di autodifesa, Huey e Stokeley e George e anche Miriam e Angela ci hanno insegnato che “Self Defense is no Offense”.

Diciamocelo, sono diventata uno “spirito libero della sinistra radicale” (come mi ha definito il Giornale un paio di giorni fa) proprio per la Palestina. Non capivo il perché di tanta morte, non riuscivo a credere che la deportazione, la tortura, l’umiliazione potessero essere “somministrati” da chi aveva subito le stesse vessazioni in passato, per gli stessi motivi.

E mi sembra ancora allucinante che si consenta a Israele di fare ciò che fa nella totale indifferenza della comunità internazionale (che semo noi, per capirci).

Le politiche di Israele, del suo esercito, dei suoi coloni illegali, dell’intero popolo che lo sostiene (perché lì non c’è una dittatura, ma la gente vota per una classe dirigente che ammazza e deporta e tortura anche i bambini, arrestati a manciate) sono un abominio di fronte a tutte le donne e gli uomini, di fronte a tutti i padri e le madri, di fronte a Dio.

Quello che Israele infligge alla popolazione palestinese dei territori occupati illegalmente è paragonabile a ciò che i nazisti facevano nei paesi occupati, a partire dalle punizioni collettive e dalle carcerazioni su basi etniche o religiose: laddove i nazi sradicavano i vigneti gli israeliani sradicano gli ulivi; laddove i nazi deportavano gli ebrei, gli israeliani deportano i palestinesi; laddove i nazi arrestavano su base etnica gli israeliani arrestano su queste stesse basi; laddove i nazisti facevano stragi, gli israeliani si affidano ad uno stillicidio che passa quasi inosservato ma ha provocato centinaia di migliaia di vittime, tra gli uccisi, i deportati, i torturati.

E pensiamo anche a quello che Israele infligge alla popolazione musulmana e cristiana di cittadinanza israeliana, quotidianamente, con la distruzione e chiusura delle loro scuole, la discriminazione per i concorsi, per i prestiti, per le cure, per la casa, per il lavoro, per il miglioramento della loro vita.

Hanno imparato bene la lezione, quelli al potere - che sono purtroppo tutti ebrei, e ne va preso atto, perdìo, vogliamo dirlo senza vergognarci, senza avere paura? - e la applicano su un popolo indifeso, perché vittima di un popolo vittima a cui tutto si perdona per questo motivo, facendo pagare comodamente le colpe dell’occidente ad altri, come al solito.

Guerrilla Radio, un collega blogger, Vittorio, un compagno a cui affiderei la vita dei miei figli, vuole raccontarvi la storia di quello che un manipolo di coraggiosi sta facendo a Gaza, e credo che il collettivo sia interessato a saperlo.

Spartacus Quirinus, un collega blogger, Claudio, un compagno a cui affiderei la vita dei miei figli, vuole difendere il principio che la svastica non deve essere connessa con la bandiera di uno stato che applica gli stessi metodi su una popolazione totalmente indifesa, facendolo in nome del collettivo.

Non si tratta di simbologie, anche se la reductio ad hitlerum mi sembra una strada tutta in salita (come ho scritto al fratello Vittorio, sarebbe più facile comunicare senza questo, ma ognuno di noi decide come parlare alle persone con cui parla e che lo leggono). Ma se dobbiamo dire le cose come stanno, diciamole.

Basta che lo si faccia dal proprio blog, senza coinvolgere e sconvolgere le sensibilità della comunità. Non mi da fastidio la bandiera israeliana con la svastica così come non me ne darebbe quella dell'Australia con una grossa cacca di koala in mezzo.

Se la trovo sul blog che vado a leggere cliccando su leggi tutto e non sulla HP di Kilombo.

Perché sono anche io stufa di pesare le parole, ché le persone che mi comprendono e che – in fondo – mi amano, comprenderanno ancora una volta:

Gli israeliani sono dei fascisti. E mettere una svastica sulla bandiera di Israele non è un delitto, è una constatazione dei fatti. Palestina, Libano, Siria, bambini in prigione da una parte e bambini che firmano sorridenti le bombe dall’altra, le “stanze del figlio” murate dopo la deportazione, gli assassini politici, la detenzione amministrativa, una diaspora palestinese costretta all’esilio, il sangue versato che mai verrà ripagato, perché irrimborsabile ai padri alle madri, ai figli e alle figlie, ai fratelli e alle sorelle.

Credo che forse fra poco non sarò più in Kilombo, ma questa è una battaglia che credo e so di voler combattere. Vi voglio bene. Un pochino però, eh, non montatevi la testa. Ma credo, anzi so - perché Claudio è rigoroso - che verrò sospesa dall’aggregatore.

Non ora, però.

Al prossimo post.

Claudio, pensa a quello che Vittorio vede ogni giorno, ai bambini che muoiono perché non hanno medicinali, alle donne che abortiscono per la paura, pensa agli stivali degli occupanti che marciano sull’acciottolato di Betlemme mentre voci gutturali e volgari chiedono di far uscire le loro donne per poterle finalmente soddisfare, loro gli uomini veri, e prova a capire che il compagno sa quello che fa, sa perché lo fa.

Vittorio, riporta la tua pellaccia qui, che ci manchi. E bacia quella terra una volta per me, che mi manca molto. Ti si aspetta, perché ti si ama. Ti si vuole leggere per lo stesso motivo.

E a tutti e due, non impediteci di leggere le cronache dall'assedio di Gaza. Sono piccoli passi indietro che non vi faranno del male, ma faranno del bene a tutti noi.

Consideratela la vostra Oslo. Ma osservatela.

Dacia Valent

The Black House

 

Io benedico la destra cialtrona che ci governa.

Oh, si li benedico.

Benedico quelli che ammazzano i Neri per strada come fossero mosche.

Benedico quelli che fanno le retate etniche e poi rinchiudono le persone in campi di concentramento e di detenzione amministrativa.

Kilombo infiltrati neonazifascisti in redazione?

La nuova redazione di Kilombo ha incassato un premio da un portale dell’estrema destra neonazifascista, da dove Roberto Sandalo, oggi in prigione per gli attentati contro le minoranze etniche, immigrati e Moschee nel nord Italia faceva i suoi proclami e con uno speciale codice chiamava a raccolta i suoi “soldati”.

La tonnara (Manifestazione Nazionale 15/11)

 Ogni tanto lo faccio, perché è bene ricordarsi dove si vive e chi sono le persone che ti respirano accanto. Solo ogni tanto.

Certo, una spera che a cascare nella tonnara siano solo sempliciotti ma ogni tanto ci si ritrova qualche squalo alla Paolo Granzotto o Roberto Fiore, e si rassegna al fatto che davvero questo paese dovrebbe essere destinato – per quanto riguarda la parte cosiddetta umana – a scomparire, se non altro per questioni di estetica.

A scanso di equivoci, penso esattamente quello che ho scritto, ed esattamente nei termini in cui l’ho scritto. Fatevene una ragione, sono la parte migliore di questo paese, e solo per ragioni di colore.

Non potete continuare a pretendere che dopo vent'anni noi si continui a porgere l'altra guancia (a proposito... non ne abbiamo più) solo per aspettare che voi vi svegliate.

Prendetene atto: l'unica manifestazione anticamorra a Napoli l'abbiamo fatta noi. Di solito voi difendete gli arrestandi e gridate cose incomprensibili (ma che fanno tanto etnico) in televisione.

Leggo tra i commenti che io sarei triste e depressa per quello che avete fatto alla mia famiglia: nemmeno un po'. Vivo benissimo sapendo che noi siamo i nuovi partigiani e chiunque ci discrimini, ci faccia sentire meno di quello che siamo sono i fascisti veri.

Perché, se non ve ne foste resi conto, in Italia vige per legge l’apartheid. Dal voto negato a contribuenti di origine straniera alle scuole, dai permessi di soggiorno, alla differente legislazione in materia penale o amministrativa. Fino all’erogazione degli assegni di solidarietà (dalla pensione alle varie indennità).

Dire che gli italiani sono razzisti è un complimento, perché per esserlo bisognerebbe avere un minimo di intelligenza e di capacità di teorizzarlo il razzismo. Qui siamo al “ma come sei razzista, brutta scimmia negra”. Cioè, una cosa certo esilarante ma tristissima.

Ed è per questo che ritengo necessaria una manifestazione nazionale.

Non chiedo a nessuno di convocarla insieme a me. Non mi interessa mettere in piedi un “cartello” di associazioni o personalità.

Me la convoco da sola e da sola me la gestisco.

Una manifestazione a cui voglio solo la partecipazione di queste coraggiose sagome da tastiera. Venitemele a dire in faccia queste cose, vi aspetto tutti, da Roberto Fiore agli svariati falchineri,  dai giovani leghisti ad Azione Giovani, da Paolo Granzotto a qualsiasi altro razzista del cazzo sia intervenuto sul mio blog o sui giornali: vi faccio il culo a tutti. Uno ad uno o tutti insieme, famiglie comprese.

Sabato 15 Novembre ore 16.00 - Piazza Ss. Apostoli – Roma

Comizio di Dacia Valent

Argomento: Fascisti carogne, tornate nelle fogne

Tanto sono meglio io. Ma giusto perché sono la parte migliore di questo paese: italiana e nera.

Fottetevi, e poi pagatevi, troie. Tanto 5 euro sono pù che suficienti sufficienti, il resto consideratelo mancia (chiedete a mammà)...

Dacia Valent

Italiani di merda, Italiani bastardi 2

UPDATE
 
Ho ricevuto un commento esterno, di cui non mi ero accorta. Tale Paolo Granzotto si unisce ai vari Adolf, Falchineri, Scimmiavattene che potete trovare nei commenti, per dire la sua su Il Giornale.
 
Un altro picio, solo che ci ha la tessera da picio succhiaeditori. E ciò non è poco.
DV
 
 
Sono davvero desolata.

Davvero, come ho potuto farlo?

Ho scritto in questo post che gli italiani sono ignoranti, stupidi, pavidi e vigliacchi (i commenti sono imperdibili).

Avevo dimenticato di dire che una parte di questi sono anche dei cretini senza speranza. Per esempio questo, che pare sia (o si spacci come) il presidente di Azione Giovani e membro del direttivo nazionale di Alleanza Nazionale.

Dopo la rapina del portafogli della polacca, articolo per cui Il Giornale farebbe bene a seguire attentamente il processo visto che una volta finito mi comprerà casa a Campo de' Fiori, la raccolta di firme, l'appello a Napolitano e la querela di Azione Giovani ci sta tutta.

Comunque meglio questo che - magari - avere a che fare con una dipendente pubblica col culo basso e in avanti con gli anni, che si sbarba ogni mattina con le pinzette, il cui attore preferito è Lino Banfi.

Questo si che sarebbe grave...

Santa pazienza, un paese di pici...

Dacia Valent

Italiani belli, Italiani buoni

noiStanno succedendo cose molto gravi in Italia, e so che tutti voi, italiani, siete molto preoccupati.

Questo non è mai stato un paese razzista: anche durante il ventennio fascista - quando una piccola minoranza impose le leggi razziali - la maggioranza degli italiani fece a gara di solidarietà per salvare gli ebrei dal destino che i tedeschi volevano per loro. Insomma, andavano ad acclamare il "Duce", iscrivevano i figli ai Balilla e ed esponevano cartelli contro ebrei e distribuivano volantini contro i soldati neri perché si trattava di un popolo "sottocopertura", ecchediamine.

Certo erano tempi brutti e non ci si poteva esporre più di tanto, ma nella quiete delle proprie case, milioni di italiani complottarono per salvare l’anima di questo paese dal razzismo e dal fascismo.

Il fascismo italiano nulla ebbe a che vedere con quello tedesco: fu un fascismo alla buona, di un paese che nella Germania aveva trovato l’unico alleato contro un mondo (la Società delle Nazioni) che le impediva di espandersi nei paesi del terzo mondo come ogni altra nazione europea.

A differenza degli altri paesi colonizzatori, gli italiani si sono sempre sentiti a fianco dei popoli che incontravano: hanno costruito strade, ponti e porti e grande è la produzione musicale dell’epoca, pensate alla melodia accattivante di “Faccetta nera” e al suo testo che ammicca alla liberazione dalla povertà.

Questo approccio libertario alle colonie era un rischio che non potevano permettersi di correre lorsignori, e quindi misero l’Italia in un angolo che ha favorito la minoranza estremista che l’ha - alla fine - portata in guerra.

Ecco, io voglio parlare alla maggioranza degli italiani, che sono antirazzisti e coraggiosi, e chiedere loro di considerarci fratelli. Il nostro colore diverso, le nostre differenti religioni, non ci rendono nemici: noi vogliamo essere come voi.

Anche se il nostro colore è nero il nostro sangue è rosso come il vostro e i nostri cuori bianchi.

Ricordate come siete stati durante il ventennio, ricordatevi di un paese tutto partigiano costretto da una minoranza feroce ed armata ad appoggiare - ma solo per finta - il fascio, ed esporre cartelli contro gli ebrei o fare volantini contro i soldati alleati neri.

Un popolo che ha perdonato molto e che si merita molte scuse per quello che sconsiderati ospiti di questo paese aperto e gentile urlano.

Il razzismo in Italia non esiste, esistono solo i professionisti dell’antirazzismo, come avrebbe magistralmente detto Sciascia su un altro argomento scottante che ormai abbiamo risolto.

Non si deve - e le persone decenti non lo farebbero mai - sputare nel piatto in cui si mangia. In quale altro paese le persone vengono accolte come in questo? In nessuno.

La sinistra italiana è stata un  faro per ogni sinistra d’Europa nell’assicurare diritti civili alle minoranze etniche, così come la destra lo è oggi nel mostrare una via umana della gestione del fenomeno immigrazione.

Non capisco per quale motivo alcuni si ostinino nel presentare le forze dell’ordine come portatrici di violenza nei confronti delle persone di colore.

Fatevelo dire da me - che in polizia ci ho lavorato - che essendo la polizia l’ultimo anello di una catena che necessariamente deve reprimere (pensate a quanti delinquenti di colore o di religioni differenti da quella di stato ci sono in Italia) - spesso si è costretti ad utilizzare le maniere dure. Ma lo si fa a malincuore.

A nessuno piace picchiare la gente, o sparargli addosso, o torturarla. Meno che mai alla polizia italiana. O ai vigili urbani.

Lo sapete quanti trafficanti di droga di colore entrano ogni giorno in Italia? Se si fa un controllo più approfondito, non si può gridare al razzismo: lo facciamo per la sicurezza di tutti, comprese le persone di colore.

Non dobbiamo nemmeno dimenticare il diritto di ciascuno di difendere la propria casa e il proprio lavoro, e se a volte - come ad Erba o Milano - le cose sfuggono di mano riusciamo a  capire la vostra disperazione di fronte ad un’invasione difficile da controllare sia nella quantità ma soprattutto nella qualità.

Io vi scrivo oggi solo per ricordarvi che siete per noi i nostri fratelli maggiori per tutti ciò che è democrazia e sviluppo, e che se arriviamo in Italia è per imparare da voi, per assomigliarvi ogni giorno di più e per perdere le nostre cattive abitudini: dall’infibulazione alla preghiera ossessiva, dalla modestia delle donne al rifiuto degli alcolici e del maiale.

Accettateci come i vostri fratelli più piccoli, o come i figli lontani che ritornano a casa dopo una lunga lontananza. Perché noi siamo qui per fare i lavori che voi rifiutate e per adeguarci a ciò che voi ritenete intollerabile, almeno fino a quando non ci direte che possiamo parlare.

Anche noi.

Dacia Valent

Italiani di merda, Italiani bastardi

Pagina oscurata in esecuzione del procedimento Penale nr. 39789/09 R.G. Noti - Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma

Ugo Tassinari, su Castelvolturno

Strage di CastelvolturnoUgo Tassinari è l'autore di Fascisteria, senz'altro uno dei più qualificati osservatori dell'estrema destra italiana. Ugo Tassinari è anche un caro amico e un compagno.

Caro Ugo,

ci conosciamo da anni e ci siamo conosciuti proprio a Castelvolturno, con i “casalesi” d’allora che ci sparavano addosso perché avevamo avuto l’idea balzana di organizzare il primo sciopero di clandestini, svuotando i pick up e i camioncini dei caporali che nella “piazza degli schiavi” raccoglievano un’umanità disperata e disposta a tutto pur di lavorare.

Lo ricordi? È stato stranissimo, per certi versi esaltante, per altri dilaniante. Il più commovente sciopero a cui io abbia contribuito. Li ricordo ancora i ragazzi che scendevano dai camion, con gli occhi stupiti, stringendo in mano il volantino che diceva solo – e in molte lingue – “Non abbiamo diritti? Ce li prendiamo!”.

Oggi, a distanza di quasi 20 anni i caporali ci sono ancora, ancora sparano e uccidono. E nulla è cambiato, forse tutto è peggiorato: l’unico indicatore di “integrazione” è la nascita di una “camorra nera”.

Dove abbiamo sbagliato? Cosa abbiamo perso? Mi sento male.

Baci, iaia


Cara iaia,

l’inviato del “Sole 24 ore” non ha avuto dubbi: si trattava di un regolamento di conti tra bande rivali di spacciatori. Perché, se no, rampanti comparielli si sarebbero dovuti prendere la briga di ammazzare sei negri sei?

La razionalità capitalistica è rigorosa: il crimine è regolato da ferree leggi economiche. Non si ammazza per niente, anche un singolo negro. E invece no, c’è voluta la cocciutaggine della comunità colpita e l’evidenza delle storie di vita (uno spacciatore di eroina non rischia la vita da clandestino nei cantieri) per capire che si era compiuto un grande passo in avanti sul terreno della catastrofe dell’umano.

Per noi, cresciuti alla scuola più radicale dell’operaismo italiano, che già negli anni 70 ci sforzavamo di distinguere nella catena di produzione del contrabbando di sigarette capitale e lavoro e nella forza lavoro tra operai generici (gli scaricatori) e specializzati (gli scafisti), è duro dover orientarsi in un orizzonte dove la ragione umana, anche la più cinica e spietata, sembra dissolversi.

Ora ci vengono a dire che il ragazzo di Milano non è stato ammazzato per motivi razziali ma per un pacco di biscotti, per difendere la “maledetta proprietà” (e poi da parte di due con specifici precedenti per reati contro il patrimonio…): quand’anche fosse vero non sarebbe una grande consolazione.

E se si guarda, al di là della violenza più feroce, alle croci dell’insorgenza xenofoba disseminate nel paese, dal Pigneto a Ponticelli a Pianura, ci si rende conto che, pur in assenza di un ruolo attivo delle frange più politicizzate della destra radicale, e fuori dalle aree di influenza leghista, la cultura dell’odio attecchisce anche in terreni dove prima la sinistra era maggioritaria.

Viviamo veramente tempi di merda.

Un abbraccio compagno e per il resto tieni duro, Ugo Tassinari

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