Democrazia
Inviato da dacia il Mer, 2008-12-10 13:28

Caro Sostiene Proudhon,
al tuo commento rispondo qui.
Ecco, vedi, non credo che la nonviolenza sia un fine e ancora di meno
un principio.
Io credo, appunto, che sia semplicemente uno dei mezzi [risorse] di cui si dota
un movimento, un popolo, la classe, in un dato periodo storico per ottenere ciò
di cui ha effettivamente bisogno in quel preciso momento, con un occhio ai futuri diritti dei loro figli. Forse anche per questo venivano definiti proletari.
E credo anche che ciò che si ottiene sia in definitiva l'eredità di lotte sanguinolente fatte da brave persone che si sono trovate a dover fare delle scelte pesanti.
Pensa ai partigiani, ai maquis, all'Irgun, a Fatah, pensa agli anarchici di Chicago, ai setaioli di Lione, alla Comune di Parigi, ai bambini schivizzati nelle fabbriche inglesi duecento anni fa e a quelli schiavizzati oggi nel subcontinente indiano, ai contadini del Chiapas, ai minatori in Belgio e Germania, e ai nostri compagni in Fiat, e Italsider e Ansaldo.
Credi che a loro facesse piacere sabotare, minare, mettere bombe e uccidere altre persone? Non credo proprio. E poi, davvero credi che le BR amassero uccidere per il gusto di uccidere?
Se davvero lo pensi, mi sa che sei fuori strada.
Ma quello che hanno ottenuto secoli di violenza operaia e di classe, noi lo stiamo cedendo con la nonviolenza festante e colorata di cui andiamo così tanto orgogliosi: lo Statuto dei Lavoratori, l'istruzione pubblica e garantita ad ognuno, la sanità pubblica, il diritto all'alloggio, il diritto ad una famiglia basata sull'amore e non sul genere.
Se la struttura di potere è violenta, non credo che canticchiare slogan sia la soluzione.
Abbiamo abdicato al senso critico, alle lotte, all'indignazione, semplicemente perché ci siamo adeguati all'emergenzialismo, che vuole un netto distacco da ognuna delle pratiche della classe (obiezione di coscienza non programmata, violenza di piazza, sciopero autogestito) per ottenere, da chi ci opprime, un voto positivo (come se fossimo bambini) a ciò che noi facciamo, salvo poi essere informati succintamente che continueranno per la loro strada.
Siamo come le scimmie di mare che si compravano su "il monello": buone per far divertire la struttura di potere e per darle un'aura di "democrazia", mentre stanno riducendo in maniera esponenziale ogni spazio di esercizio della stessa per ciascuno di noi, per garantire i privilegi dei pochi.
I principi sono altri, molto più ideali, alcuni sono libertà, uguaglianza, giustizia,
e i loro derivati (per esempio e per citarne solo una per ciascuno), la libertà
di espressione, l’uguaglianza di fronte alla legge, la giustizia sociale.
E nella stessa maniera in cui tu non giudicheresti incoerente
il nonviolento che si fa partigiano, io non classifico come delinquente chi ha fatto questa scelta, facendola
per motivi di forza maggiore politica e
non di potere, che possono essere molteplici, ma in definitiva si riducono
alla presa d’atto dell’impotenza della classe di soddisfare le proprie necessità usando i mezzi "legali" messi a disposizione dalla struttura di potere illegale.
E sai bene che non parlo dell’ultimo televisore al plasma, ma dell’avere
un interlocutore istituzionale che si faccia interprete di questi bisogni all’interno
delle istituzioni in cui siede, molto ma molto comodo.
Parlo della sicurezza sul lavoro e anche della sicurezza del lavoro, parlo della
distribuzione equa delle ricchezze, parlo di equità sociale, di tutela
ambientale, di opposizione alla guerra.
Quanti compagni sono finiti in prigione negli ultimi anni
perché non avevano nessuno che li rappresentasse, se non sfilando compunti (ma
festanti anche loro, perdìo!) salvo poi votare le peggiori puttanate in
parlamento o addirittura in Consiglio dei Ministri quando c’erano?
Cosa avrebbero dovuto fare? Prendersi per mano e cantare le
canzoncine partigiane e aspettare e sperare che già l’ora si “avvicinare”?
La violenza, l’estremismo e il terrorismo non sono frutto di
una partenogesi di classe, vengono fecondati dal disinteresse della classe
dirigente di riferimento e dal loro distacco dai bisogni reali: il pane e il
riso (o la pasta), ma anche l’istruzione e il lavoro, il tempo libero e il
diritto ad avere una famiglia, comunque tu la voglia e la senta tua, e la
garanzia di una vecchiaia serena.
E io credo che questo contesto, il nostro attuale contesto, faccia testo, e che le attente
valutazioni dei nonviolenti nostrani siano frutto più di pigrizia e paura
indolente che di vaglio e scelta politici.
E poi, scusa, un tizio può diventare partigiano, potendo mettersi
il mitra in spalla e andare su per le montagne come un allegro stambecco, solo nel caso tu
ritenessi che quel determinato governo sia un regime fascista?
Non ti pare
che, forse forse, avrebbe il diritto
anche lui di decidere della qualità delle sofferenze che gli vengono propinate
in nome della “flessibilità solidale” (solidale con il "povero padrone" suppongo) dei tanto gentili socialisti liberali, e
in base a questo e alle sue possibilità di negoziare in maniera nonviolenta
possa decidere se invece usare altre opzioni alla portata della sua volontà di cambiare davvero le cose?
Anche i partigiani venivano chiamati terroristi, dal regime
fascista che li governava. Ma solo dai fascisti.
Comunque, io ho solo fatto una domanda:
perché in Francia, in
Grecia, anche in Germania, Olanda, Danimarca, i compagni si ribellano e sfasciano tutto, mentre in Italia ci siamo adagiati ghandhianamente bocconi accettando non stoicamente bensì stolidamente qualsiasi
dolore la struttura di potere decida di infliggerci?
Perché la morte di Carlo
Giuliani è stata inquinata da tutti quei distinguo che hanno fatto del male
alla sua famiglia, al movimento e alla classe in generale, quando si trattava
di un ragazzino minuto che stava lanciando un estintore da una distanza di 6.5
mt. verso uno che gli stava puntando la
pistola alla testa, che lo ha ucciso
e che è stato successivamente prosciolto da ogni accusa?
Davvero, da quando siete diventati così esperti nei distinguo?
E tu, poi, come lo sai che se avessimo distrutto Genova e
Milano e Roma e Napoli le cose non sarebbero effettivamente cambiate?
Ah, già, tu lo sai - certamente e per certo - perché saresti
stato tra quelli a condannare la violenza, dall'alto della tua indolentissima nonviolenza che ci ha regalato la non società nella quale vivacchiamo a stento.
Ma davvero sei convinto che una reazione generale e violenta
della piazza, di fronte all’omicidio a
sangue freddo di un ragazzo che manifestava per altri ragazzi come lui,
senza voce e senza speranze, Carlo Giuliani, avrebbe dato un alibi alla struttura di potere per
poter ridurre ulteriormente i nostri “diritti di pubblico sovrano”?
Bimbo, ma tu manifesti tutto compitino e bravobravo
dopo essere sceso dal pullman della proloco in piazza Esedra, e ti ritrovi comunque ad avere le telecamere del grande fratello orwelliano praticamente su per il buco del
culo, le spese della giustizia dei poveri aumentate, i tempi dilatati nelle
cause contro i grandi e veloci in quelle contro i poveracci, i telefoni sotto
controllo, la polizia senza controllo. Non ti punge vaghezza che forse la tattica sia quella sbagliata, la strategia sia assolutamente assente e il piano globale inesorabilmente perdente?
Alla struttura di potere non servono alibi per ridurre le
libertà individuale (tanto care a Proudhon e a te, mi pare…), lo fanno grazie
al disinteresse di persone che hanno fatto della nonviolenza un principio, ma
che - come tu hai molto ben spiegato –
sarebbero pronti a prendere le armi qualora uno dei loro tristissimi interessi
personali o di corporazione venissero calpestati, come invece quotidianamente
si calpestano gli interessi degli altri.
Fammi capire Sostiene Proudhon, tu il tuo tempo libero lo
trascorri in giro per la tua città a disarmare poliziotti, carabinieri, guardie giurate e tutto il cucuzzaro, oppure
la violenza esercitata dalla struttura di potere ti garba?
Ti garbano le bombe nelle banche, sugli aerei, sui treni, i
ragazzini ammazzati dal branco in divisa, quelli freddati sui motorini? Perché
a questo punto mi aspetto di leggere delle gesta del Ghandi de noantri che è conseguente ai suoi ferrei principi e le
sue incrollabili convinzioni nonviolente.
Hai mai pensato ai lavoratori morti ogni
anno in fabbriche e campagne, a quelli che si “suicidano” dopo anni di
studio, laureati, costretti a rispondere al telefono per spiegare le ultime
promozioni di un figlio di puttana che si arricchisce sulle loro e nostre
fragili spalle?
Lasciati dire una cosa: la violenza quando esercitata dalla classe, per motivi di
classe, ha classe, bimbo bello.
Privatizzare i profitti e socializzare i costi.
Che magari le famiglie non arrivano a fine mese – grazie soprattutto
ai bravi socialisti liberali alla Biagi e Brunetta, venduti e bastardi – ma gli
interventi speciali per il salvataggio dell’economia non si fanno garantendo i
posti di lavoro e il potere d'acquisto, ma garantendo i privilegi degli sfruttatori dei lavoratori: banchieri,
industriali, latifondisti e lobbies varie.
Questo è quello che succede in Italia.
Che quando un’industria ha “problemi” la prima cosa che fa è
ricorrere alla CIG o ai licenziamenti. Non si sognano nemmeno di parlare di innovazione,
di riconversione, di ricerca.
Naaaaah, l’elemento umano è quello di cui si può fare a meno senza
alcun genere di reazione sociale, ormai è assodato: non farebbe altro che prendere uno striscione e mettersi a canticchiare Bella ciao.
Ed è così facilmente sostituibile (molto di più di un
sofisticato e costoso macchinario) perché ridotto talmente ai minimi termini dal
punto di vista della dignità che è disposto a qualsiasi oscenità pur di consumare,
mangiare, rateizzare e esibirsi da qualche parte in televisione.
Comunque, se proprio ci tieni ti concedo la correzione (anche se il
link che ho messo mi sembrava abbastanza neutro e di approfondimento) sulla definizione
della legge Biagi.
Vuoi chiamarla legge 30? Legge Maroni? Legge Vergine? Legge Leggera? Fatti tuoi.
So solo che che grazie al progetto di Biagi, recepito in toto nella Legge "Chiamala Come Ti Pare E Piace", abbiamo avuto una diminuzione monumentale dei diritti dei lavoratori e un acquisizione sesquipedale dei privilegi dei padroni.
Ma tu sai che così è stata chiamata - Legge Biagi - durante tutto l'iter di approvazione per costringere quei
beoti che avevamo in Parlamento a votarla e i beoti esterni a salmodiare “povero
Biagi che è stato ucciso dai cattivoni delle BR, quindi deve essere cosa buona e giusta”.
Francamente a me non è sembrato assurdo che gli sparassero, a dire il vero avrei un lungo elenco che comprende anche un mio ex, un vicino di casa, la tipa che mi ha fatto la manicure ieri (una ciofeca) e il portiere del condominio che mi butta via le pubblicità che portano, che a me piacciono tantotanto.
Insomma, sinceramente non ci ho fatto le feste
quando l'hanno steso, ma ti dirò che non ci ho pianto su, così come non mi è dispiaciuto veder
crollare le due (o tre) torri a NY, perché chi di guerra e di embargo ferisce interi popoli,
di guerra deve perire, e quanto meno comprendere cosa si prova.
Ma io sono onesta a sufficienza da dirlo dove mi si può
leggere, e non sottovoce e con la “erre” moscia del tipico rappresentante della
nostra “gauche sardine” in salotti o alla tastiera.
E mi dispiace anche informarti e confermarti che Biagi e
Brunetta facevano lingua in bocca.
Il fatto che Biagi sia schiattato malamente non ne fa un
eroe, lo rende solo una casualty di una delle molte forme - legittime o meno che
si percepiscano - che assume la lotta di classe, condotta spesso da compagni disorganizzati, spesso privi di speranze e di prospettive.
Ma se queste lotte fossero combattute anche dai cosiddetti
nonviolenti - che hanno di fatto abbandonato ogni senso critico per diventare
larve festanti e striscianti nei cortei - i Biagi e i D’Antona, per quanto
venduti, per quanto mercenari, non sarebbero stati uccisi, perché qualcuno di
intelligente li avrebbe segati nelle sezioni di quartiere prima che
diventassero dannosi per il resto della società, e nessuno sarebbe stato costretto
a ricorrere a quella che tu aborri come un’aberrazione e che io invece percepisco
come l’extrema ratio liberatoria di qualcuno che non sa più a quale compagno -
o santo - rivolgersi.
Abbiamo diverse visioni della situazione, sarà che lavoro in
un settore dove la tristezza, la disperazione, la percezione di sé come una
nullità a cui tutto si può infliggere regnano sovrane.
Niente libertà, niente giustizia, niente uguaglianza, niente
di niente.
E ti dirò che queste sono per loro e anche per me “necessità oggettive terribili e nefaste”
che giustificano la strada che non sto indicando, ma che potrei un giorno
intraprendere, perché la rabbia è tanta e l’impotenza è una sensazione che
opprime e umilia.
Facciamo che mi condanni fin d’ora e così siamo a posto. A ciascuno il suo, e il mio, io lo pago in prima persona. La tastiera è solo una piccola parte di una vita complicata, divertente, disperante e - sostanzialmente - pericolosa e pericolante.
Ma che adoro.
Dacia Valent
Inviato da dacia il Mar, 2008-12-09 15:03
Vogliamo parlarne?
Il 20 luglio del 2001 Carlo Giuliani è stato ucciso da un carabiniere
a Genova, durante una legittima e costituzionalissima manifestazione contro l’imperialismo
e lo sfruttamento indiscriminato delle risorse dei più poveri ma ricchissimi
del mondo, che da troppi secoli mantengono grazie alle loro risorse e alle morti
dei propri figli i più ricchi ma poverissimi del mondo.
È stato ucciso mentre stava gettando un estintore contro una Land
Rover piena di criminali in divisa.
Mario
Placanica, l’assassino a sangue freddo, è stato sollevato da ogni
responsabilità (caso archiviato dalla magistratura).
Quando il 1° di settembre del 2008 entra in vigore il Decreto
Gelmini - trasformato in legge dal Senato il 29 ottobre - gli studenti di
sinistra si mobilitano in tutto il paese e vengono fatti bersaglio di bande
armate di fascisti collegati presumibilmente alle forze di polizia.
Particolarmente grave l’episodio di Piazza Navona, con l’apparizione
del gruppo riconducibile agli infami neonazisti di Casa Pound, armato di bastoni e
cinghie, difeso dalla polizia, che ha massacrato di botte gli studenti medi che
stavano manifestando.
Reazione?
In Italia ci siamo limitati a proteste piene di colori e pacifiche,
cantando slogan simpatici e portando i bambini in passeggino con cartelli
vagamente critici attaccati al pannolone.
Effetti? Nessuno.
In Grecia, dove un ragazzino di quindici anni - Alexis Grigoropoulos - è stato ucciso da un poliziotto, mentre manifestava
contro la versione ellenica del decreto Gelmini, stanno reagendo, devastando il
paese.
Ucciso mentre lanciava pietre alla polizia.
Effetti? Molti.
Il ministro dell’interno ha presentato le sue dimissioni (respinte
da Karamanlis, che è comunque molto più traballante del suo ministro), e la
magistratura col cazzo che ha chiuso gli occhi di fronte all’ennesima violenza
della polizia: il Placanica greco è dentro per omicidio volontario.
Il 14 febbraio del 2003 entra in vigore in Italia la legge Biagi,
che di fatto - sotto la dicitura flessibilità – spazza via i diritti, le garanzie
e la tutela dei lavoratori come erano previsti in uno dei migliori Statuti dei Lavoratori
del mondo intero, instaurando di fatto l’epoca del precariato, a cui sembrerebbero
ormai destinati i nostri figli e i figli dei nostri figli.
La morte di Biagi e D’Antona – due giuslavoristi della peggiore destra
socialista, rappresentata oggi al governo dal Brunetta -, esecutati misericordiosamente
dalle BR-Pcc, funge da ricatto catalizzatore propedeutico a un’approvazione
pressoché unanime di una tremenda diminutio dei diritti dei lavoratori.
La sinistra, molto pavlovianamente si è mobilitata per condannare “l’atto
irresponsabile e destabilizzatore delle istituzioni democratiche” compiuto da
compagni che non avevano nessun interlocutore, perché tutta la volontà di “dialogo”
della cosiddetta sinistra italiana era focalizzato ad un osceno lingua in bocca
con Berlusconi. E si è limitata ad approvare questa legge orrenda, rendendola
se possibile ancora peggiore con Treu.
La legge è passata e sono milioni le persone che oggi sanno che
lavoreranno, ma non sanno se domani lo faranno. E non parlo di un ipotetico
domani, ma proprio di domanidomani.
Reazione?
Raccolte di firme, e i soliti cortei festanti e beanti con bambini in
passeggino con attaccato al pannolone un qualche cartello cortesemente ambiguo.
Effetti? Nessuno.
Ma quando in Francia hanno tentato di introdurre
modifiche atte a “flessibilizzare” [precarizzare] ulteriormente il lavoro, gli
studenti e gli operai francesi hanno messo a ferro e fuoco le città. Hanno
devastato interi quartieri, bruciato le macchine e divelto le porte blindate
dei simboli del capitalismo.
Effetti? Molti.
Il CPE, che condannava i giovani al precariato definitivo, è stato
ritirato dal governo Villepin-Chirac.
Ecco, posso chiederlo a voi, democratici e
nonviolenti: fusse ca fusse che la nonviolenza dovrebbe essere considerata solo
una delle forme di lotta a disposizione del movimento e del proletariato? E
fusse ca fusse che anche la violenza di piazza lo sia?
Mi spiegate cosa cazzo è vi successo?
Da quando i principi si negoziano?
Ma cosa cazzo mangiate???
Io, personalmente, continuo a mangiare bambini.
Dacia Valent
Inviato da dacia il Mar, 2008-11-18 15:59
Chiedo scusa, ma si tratta di fatto urgente. Vittorio
Arrigoni, il nostro compagno e collega www.guerrillaradio.iobloggo.com
è stato arrestato dalla marina israeliana. Per il momento sta bene, ma dobbiamo
mobilitarci tutti per riportarlo sano e salvo a casa.
Qui potete prelevare il banner per la sua liberazione
(liberamente adattato da una vignetta della grandissima Omayya) e questo è l’indirizzo
mail della segreteria dell’ambasciatore di Israele: amb-sec@roma.mfa.gov.il.
Questo coraggioso kilombista, uno di quelli che non si
limita solo a scrivere come me, adesso è in custodia della polizia più “democratica”
del Medioriente, quella che arresta bambini e stupra le donne.
Lui non era in Israele, da dove è stato espulso nel 2005,
dopo adeguate sessioni di tortura, naturalmente democratica, ci mancherebbe.
Si trovava su un peschereccio con altri attivisti ad aiutare i pescatori di Gaza
a portare da mangiare alle famiglie sotto assedio ed embargo, senza alcun geenre di aiuto dalla comunità internazionale, tutta compresa a commemorare stragi lontane fregandosene di quelle attuali.
Insieme a lui sono stati arrestati 14 pescatori palestinesi
che subiranno il carcere duro, la tortura, e i cui pescherecci sono stati distrutti (sia mai
che si mettano in mente di nutrire la gente che soffre la fame, no?) e altri
due attivisti, uno scozzese e uno americano.
Vi prego, scrivete tutti quanti, mobilitiamoci, per tutti
loro. Mandate mail all'Ambasciata e scrivete commenti sul suo blog. Vi prego. Uno di noi ha bisgno di noi.
Io resto in contatto con l'unità di crisi del MAE per saperne di più, sperando che non gli facciano del male anche questa volta. E molto dipende anche da noi.
Se avessi aggiuornamenti farò altri post (sperando che il rigorso Spartacus non li cassi).
Dacia Valent
Inviato da dacia il Mar, 2008-11-18 09:08
Non ho mai capito per quale motivo siamo pessimisti.
Riusciamo a cogliere solo il lato negativo delle leggi che
questo parlamento notaio vidima all’iperattivo governo fascista che ci
ritroviamo.
Vi faccio un paio di esempi:
ve lo ricordate Maroni che si augurava la “creatività” dei
sindaci a cui aveva appena concesso “superpoteri”?
Ecco, i sindaci di sinistra, che sembrano educati da Pavlov,
mica si sono posti il problema di come affrontare creativamente e da sinistra
la questione.
Sulla droga avrebbero potuto migliorare l’illuminazione
nelle zone dove agiscono gli spacciatori, creare percorsi alternativi per i
ragazzi, coinvolgere le associazioni cittadine nella prevenzione, creare
sinergie tra studenti, genitori e istituzioni per offrire alternative al nulla
che la provincia offre ai giovani.
Sui barboni (che chiamarli clochard fa tanto fighetto, ma visto
che abbiamo il nostro termine, usiamolo) avrebbero potuto destinare qualcuna
delle decine di proprietà comunali per dare loro finalmente un tetto,
costituendoli in cooperativa di gestione.
Sui Rom avrebbero potuto individuare aree da concedere in comodato
a cooperative di costruzione, tanto questa cosa del nomadismo ormai regge solo
nella testa bacata di qualche fascista.
Sulle prostitute, avrebbero potuto dare loro la possibilità
di gestire il loro business in prima persona, gestendo il proprio corpo senza
un intermediario, favorendo la costituzione - anche qui - di cooperative di
servizi, che avrebbero pagato una tassa comunale atta a finanziare magari gli
asili nido o centri per anziani.
Ma no, era più facile accodarsi al peggior becerume di
destra, facendo a gara a chi la faceva peggiore. Suppongo per fare contento il “pubblico
sovrano” che a chiamarlo popolaccio gli si fa ormai un complimento a questa
mandria felice di andare al macello.
Oppure le classi separate per i bambini immigrati.
Ma dico, li avete mai sentiti parlare i bambini bresciani,
bergamaschi, napoletani, friulani o sardi? Perché riservarle solo ai piccoli
stranieri? E che è, sono per caso i figli dell’oca bianca? A tutti i bambini di
regioni fortemente “dialettizzate” dovrebbe essere riservato un posto in quelle
classi. Sosteniamo questo principio, che è quello giusto.
E via dicendo.
Perché parlo di questo?
Per dirvi che a me l’emendamento Bricolo (Lega Nord Padania
Libera e Bella ecc. ecc.) piace parecchio. Ecco cosa dice:
«Gli Enti locali,
previo parere del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica,
sono legittimati ad avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini al fine di
segnalare agli organi di polizia locale ovvero alle forze di polizia dello
Stato eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni
di disagio sociale e cooperare nello svolgimento dell'attività di presidio del
territorio»
Perché da la possibilità di organizzarci. In maniera seria.
Nelle ronde rosse.
Dove sta scritto che le ronde debbano essere composte solo
di scimmioni padani?
Tutte le associazioni democratiche presenti sul territorio
dovrebbero fin d’ora costituirsi formalmente (bastano i documenti di tre aderenti
[che delegano uno di loro, quindi non sarebbe nemmeno necessario esser presenti tutti alla costituzione], uno statuto completo di carta costitutiva e circa 200 euro e la si può costituire evitando le spese notarili,
direttamente alla Direzione delle Entrate della vosra città), nonché stilare un progetto e
proporsi come “cittadini volenterosi”. Essere pronti fin d'ora a presentare il progetto.
Parliamo con i compagni, spieghiamo loro il nostro progetto, coinvolgiamo tutti e facciamo che le ronde difendano gli indifesi, parlino per chi non può parlare, filmate la polizia quando vessa gli immigrati, i gay. Filmateli mentre distruggono le baracche dei poveracci, buttando via le loro poche cose che così tanto sono costate. Mettete su siti web dove pubblicare i vostri filmati e fotografie e fate comunicati stampa quando avete materiale da presentare e offritelo gratuitamente.
Chiediamo agli oratorii l’uso delle loro palestre per l’addestramento,
collaborate tra di voi: quelli che hanno esperienza paramedica spieghino la
loro materia, quelli che sanno come si gestiscono le situazioni di crisi di
tossicodipendenti istruiscano gli altri, quelli che gestiscono anziani
spieghino come fare ai nuovi colleghi e compagni di ronde, quelli che hanno
svolto volontariato in ambito della dissuasione alla prostituzione si diano da
fare per trasmettere la loro conoscenza.
Quelli che hanno esperienza militare addestrino tutti ad un
codice, che non è il fascista “Dio, Patria e Famiglia”.Quello lo lasciamo ai dementi che ci governano e ai loro leccapiedi.
Non quello. Questo invece: Tutto, ma tutto, il potere al popolo.
Addestriamoli al confronto corpo a corpo, alla disciplina,
insegnare loro come affrontare compatti le cariche delle forze della struttura
di potere, spiegare come difendersi dai gas lacrimogeni, come affrontare gruppi
organizzati dell’altra parte, come difendere gli indifesi.
Ma, soprattutto, quelli che possono facciano teoria, molta
teoria. Si ritorni al sano confronto ideologico. Si rileggano i testi
comunisti, e si impari la dialettica marxista di nuovo, il rigore della
ricerca, il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà.
Come non ringraziare la Lega che ci consente di
riorganizzarci militarmente, e sotto l’egida del loro bislacco “stato di
diritto”? Direi che siamo molto più fortunati dei compagni degli anni ’70.
Quello che faremo lo faremo con il timbro del comune.
Ecco perché non mi oppongo all’emendamento, anzi, lo
sostengo con tutta me stessa. E dovreste farlo anche voi.
Dacia Valent
Inviato da dacia il Lun, 2008-11-17 10:12
Ma voi, dico proprio a voi, non vi siete stancati di "essere responsabili"?
Assistiamo alla diminuzione dei diritti acquisiti dai lavoratori grazie a
leggi sponsorizzate dall’intera classe politica (la legge 30) e
sostenute sul cadavere di un infiltrato liberista che sta ancora facendo girare
Di Vittorio e Giugni nelle tombe come Biagi
(mai eliminazione militante fu più antipatica, ma giustificata per il bene del
paese), su cui Scajola aveva ragione da vendere: perché mai dare la scorta a un
coglione venduto, che l’aveva fatto solo per la scorta (e la carriera)?
Assistiamo allo smantellamento del diritto acquisito - con lotte epiche e
feroci - il diritto allo studio, che consentiva anche al figlio dell’operaio di
“diventare dottore”, esattamente come non vorrebbe l’attuale classe dirigente
del paese, Berlusconi in testa.
Assistiamo ai rastrellamenti etnici nelle città (dai quartieri agli
autobus, dai call centre ai ristoranti etnici) e all’impedimento del proprio
culto per un’unica religione, quella musulmana, esattamente come succedeva
durante il ventennio, contro gli ebrei e i testimoni di Geova, e alla nostra
demonizzazione sugli organi di stampa.
Assistiamo all’assoluzione dei vertici dell’apparato repressivo dello
“Stato”, lo stesso che durante il ventennio aveva sulle mostrine il fascio, la
Polizia, in cambio delle condanne di quei crumiri del diritto (e Pasolini mi
perdoni) – perché volenterosi di menare le mani - che comunque non avrebbero
potuto opporsi alle direttive impartite dai capi, pena la perdita del lavoro, unendo
il dilettevole (menare “négher” e “zecche”) all’utile (mettere in busta qualche
soldo in più per gli “straordinari sanguinari”).
Assistiamo all’indottrinamento delle masse alla totale ignavia e stupidità
grazie a sofisticati mezzi di comunicazione di massa, perché non si tratta più
di cose grossolane come La
difesa della Razza oppure de Il Tevere, ma di talk show seguiti da milioni persone dove si
demonizza l’altro in sua assenza, o magari invitando il più sfigato degli sfigati a rendersi
ridicolo personalmente e rendere pericolosi i suoi compagni o fratelli.
Assistiamo all’abbrutimento dei nostri vicini di casa e di banco, deprivati
di ogni forma di cultura, menati per il naso a menare i più deboli tra loro, per avere sollievo dalla tortura a cui le sottopongono
quotidianamente: mutui ormai impagabili, precariato sia sul lavoro sia nella
scuola, trasporti e viabilità impraticabile. Povertà insopportabile che –
incredibilmente – li mette contro gli altri poveri e non contro i padroni.
Tipico, vero?
Ma dobbiamo assistervi con grande senso di responsabilità.
Ricordatelo
tutti voi, dobbiamo essere colorati e festanti e dialoganti e nonviolenti. E se
ci picchiano, ci torturano, ci umiliano, ci uccidono, dobbiamo - sempre responsabilmente – fare ricorso
alla magistratura che, ancora più responsabilmente di noi, assolverà chi ci ha
picchiato, torturato, umiliato e magari anche ucciso.
E stranamente quelli che ce lo chiedono (ce lo impongono, prendiamone atto)
dalle pagine dei giornali e telegiornali patinati e iper-finanziati dei padroni
sono gli stessi che dai loro ciclostilati negli anni tra il ’67 e il ’78
spiegavano al movimento di allora come preparare le molotov e chiamavano alle
armi.
Oppure sono quelli che sui giornali della sinistra odierna si raccomandano
che le manifestazioni siano colorate, pacifiche e nonviolente, (e quando lo
sono se ne compiacciono, scodinzolando sotto la mensa del padrone), quando
invece i loro “padri partigiani” sotterravano le armi nei fondi, per essere
pronti alla rivoluzione, se necessario. Come oggi, ad esempio.
Ma soprattutto, tutti (destra e sinistra) chiedono responsabilità solo ai
negletti, ai poveri, agli sfruttati. E voi,
tutti giù a dire che “saremo responsabili”, e che cerchiamo il dialogo e che
Ghandi è e rimarrà l’esempio di lotta a cui ci rifacciamo.
Ma state scherzando?
Pare di no. Ed è molto triste.
Non possiamo essere rabbiosi di fronte al depauperamento di ogni nostro
diritto, oppure manifestare maleducatamente, né lanciare sampietrini, né
bruciare cassonetti, né spaccare vetrine, né sparare.
Anzi. Dobbiamo sempre (e per sempre?) essere responsabili.
Se fossimo Neri dovremmo essere grati di essere stati picchiati come bestie
in pubblico e capire che ci sono altri neri che ci rovinano la reputazione.
Se fossimo Rom dovremmo essere grati del fatto che qualcuno bruci le nostre
roulotte e i nostri figli, perché vorrebbe dire che abbiamo un posto
micragnoso in uno dei lager a cielo aperto dove ci fanno vivere.
Se fossimo Gay e Trans, dovremmo convocare i Pride specificando che il dress code è “giacca e cravatta”, che si
dovrebbe ballare la polka e che gli slogan dovrebero essere in perfetto trimetro
giambico al fine di evitare di scandalizzare la “gente perbene”.
Se fossimo musulmani dovremmo ringraziare Allah della concessione della preghiera
in mezzo alla strada o al limite in qualche sottoscala, perché non avremmo
diritto ad una minuscola Moschea dove fare vita comunitaria come la religione
impone e consente, e ringraziare con i lucciconi agli occhi se qualche prete ci
consente l’uso dell’oratorio e comprendere i passeggiatori di maiali.
Dovremmo farlo manifestando “in fila per 6 e con il resto di due”, naturalmente,
facendo grandi manifestazioni, sempre pacifiche e colorate, che consentano ai
bastardi di dire che in Italia il dissenso c’è e si vede. Perché è un paese
democratico. Quasi.
Dovremmo scioperare negli orari in cui il servizio che forniamo non
disturbi il manovratore e gli altri lavoratori non si sentano vessati, ché poi
quando tocca a loro e li mandano a cagare non ricordano che hanno criticato
altri come loro, ché la solidarietà non vuol dire fare l’elemosina, ma empatia
nelle lotte, nel riconoscersi tra uguali con uguali necesità e priorità: uguaglianza
e libertà, esattamente in quest’ordine.
Dovremmo firmare ogni pezzo di carta umiliante che il padrone ci porge,
pena l’accusa terribile in questo paese di irresponsabilità.
Dovremmo porgere non solo l’altra guancia, ma le guance dei nostri
figli e dei figli dei nostri figli, le guance di tutte le nostre generazioni
future.
Ma non è giusto dire che non esiste libertà d’espressione e di riunione in
Italia, non parliamo di “dittatura dolce” e nemmeno di “nuovo ventennio”, non
diciamo assolutamente di far parte di un popolo di servi e di vigliacchi amorfi.
Sono cose che non si dicono. Perché non sarebbe responsabile.
E ricordiamoci di non bruciare cassonetti, di non spaccare vetrine, di non
gettare sampietrini, di non fare picchetti, di non bruciare bandiere, di non
fare casini quando ti menano i fascisti altrimenti saresti un “vittimista”, e
ricordarsi, che la giustizia vera si fa chiamando il Gabibbo e non i tribunali.
Ricordatevi che le cose si fanno bipartisan anche: più fascisti ci sono tra
di noi, più responsabili siamo, e se
proprio vi menano, registrate col telefonino e mandatelo a Chi l’ha visto, per
denunciare che voi siete i buoni e gli altri i cattivi.
Quante cose ti chiedono il governo di destra e l’opposizione di sinistra, che
definire Quisling sarebbe un complimento.
Non siete ancora stanchi?
Io si.
Stanca lo sono a un bel po’, e questa cosa la pago cara, carissima, in
termini di diffamazione e minacce di
morte in rete e nella mailbox.
Ma voi, dico proprio voi, non lo siete adesso?
Non siete stanchi del “dialogo” a ogni costo? Perché dialogare con questi
quando in realtà dovremmo prendere in mano il nostro destino di lavoratori, di
studenti, di donne, di minoranze etniche e religiose?
Non dobbiamo più cercare le “tavole rotonde”. Dobbiamo abbandonare i
sindacati, questi sindacati. Dobbiamo rivendicare ogni nostro piccolo diritto
coordinandoci con i compagni e fratelli, con le compagne e sorelle, che su
altri fronti conducono le nostre stesse battaglie. Non sono importanti i
motivi, l’importante è la formazione, l’importante è l’ideale. L’importante è l’ideologia.
In questo paese avremmo i mezzi per farlo. E dobbiamo farlo. Dalle lotte di
chi può, di chi ha voce anche i senza voce, i senza nulla potranno avere ciò
che ognuno di noi dovrebbe avere.
Sarebbe il caso di dire qualche parolaccia in più, di incazzarci, di
dimenticare i cortei festanti e farne di rabbiosi, di ricordare che il nostro
nemico sono i padroni e i fascisti, di dimenticare le buone maniere bipartisan
e rifiutare le assimilazioni con quella feccia fatta solo sulla base di considerazioni
tattiche.
Noi abbiamo bisogno di strategia, non di tattiche futili e gradite alla
struttura di potere. Abbiamo bisogno di una direzione strategica e
ideologica che ricompatti il paese reale, su basi ideali. Su basi ideologiche.
Perché è vero che dobbiamo sollevarci. Ma contro le persone giuste.
Che sono quelle ingiuste.
Dacia Valent
Inviato da dacia il Mer, 2008-11-12 17:23
Cari compagni di Kilombo, cari compagni tutti:
in questi giorni si consuma una piccola guerra dal "sapor mediorientale" nel nostro aggregatore.
Da una parte uno dei due redattori rimasti fedeli al mandato ricevuto dagli elettori, Spartacus Quirinus, il grande e gentile Claudio, dall’altra un kilomber militante per la Palestina, Guerrilla Radio, il grande e gentile Vittorio.
Non parliamo di nick qui. Parliamo di persone, parliamo di persone che conosciamo e che come molte persone hanno una differente percezione di quello che sta accadendo in Palestina da oltre 60 anni, di persone che hanno vissuto questa cosa in maniera differente.
Claudio l’ha vista da lontano la Palestina, Vittorio da vicino, molto vicino.
Claudio ha manifestato per la Palestina, Vittorio è stato in prigione in Palestina.
Claudio ha firmato petizioni per la Palestina, Vittorio è stato torturato in Palestina.
Claudio ha sfilato per la Palestina, Vittorio è stato ospedalizzato per le torture subite in Palestina.
Claudio vive in un paese che ha fatto di Israele un feticcio che lo assolve dal razzismo, basti pensare a gente come Fini e Alemanno che dopo i rastrellamenti fascisti (che tacciono e vogliono sdoganare come amene gite in Polonia e Germania), si presentano in kippah in Sinagoga o saltellano per Auschwitz perfettamente a loro agio.
Vittorio vive in questi mesi (anzi, direi che condivide da anni) il destino di un popolo senza elettricità, acqua, cure mediche e bombardato a piacimento e completamente desolidarizzato per la resistenza che oppone con ogni mezzo a chi lo opprime spietatamente.
Claudio e Vittorio sono compagni, ma compagni separati dal vissuto della Palestina e con la Palestina, uno perché li sente dentro, molto dentro, ma li vive da molto lontano, un altro perché li sente dentro, molto dentro, ma li vive da molto vicino.
Tra il reale e il virtuale, dunque, tra quello che i giornali ci raccontano nostro malgrado e malgrado qualche giornalista onesto e tra quello che si respira, compreso l’odore del sangue, che vi assicuro non è buono.
Nessuno dei due è fascista, sono divisi dalla loro reazione al fascismo che vivono, qui e lì.
C’è chi dice di associare la svastica agli israeliani e non agli ebrei parlando di ciò che infliggono agli indifesi, c’è invece chi la associa agli ebrei e a ciò che hanno subito da indifesi. Sono le opposte posizioni di Vittorio e Claudio.
Io invece la associo a entrambi, la maledetta svastica.
A israeliani e ebrei.
Perché quel paese è stato regalato agli odierni israeliani dalla svastica per le persecuzioni subite dagli ebrei, e viene retto da un’altra svastica che perseguita i non ebrei. Perché, credo che sia ormai chiaro: gli israeliani che si oppongono alla pace sono nella stragrande maggioranza, anzi, forse tutti, ebrei, sostenuti dal peggior occidente capitalista, che maschera con il cristianesimo rinato e l'evangelismo la difesa dei propri privilegi.
Insomma, la svastica è quello che ha consentito la creazione dello Stato d’Israele e la svastica è quello che consente oggi a Israele di negare la nascita dello stato di Palestina.
La svastica sulla bandiera israeliana (che riproduce le analogie tra ciò che il popolo palestinese subisce - sia quelli che subiscono l’occupazione illegale sia quelli che pur avendo la cittadinanza israeliana sono ridotti a cittadini di serie Zeta - e ciò che ebrei, rom, sinti, omosessuali, testimoni di Geova, disabili, comunisti subirono sotto la svastica), non è una forzatura e non è nemmeno scissa dalla situazione che vede bombardamenti su civili, ovunque nell'area, assedi disumani, persone lasciate senza acqua, senza energia elettrica, senza cure mediche, bambini orfani per i famosi bombardamenti mirati, o per i targeted killings, bambini imprigionati.
La svastica su quella bandiera è un pugno nello stomaco per Claudio, che continua a cancellare i post di Vittorio, per questi motivi. La svastica su quella bandiera è un dato di fatto per Vittorio, anche per me, e per molti, moltissimi (grazie a Dio) come noi.
Ma soprattutto, la svastica su quella bandiera è libertà di espressione. Su cui potremo scatenarci nel blog di Vittorio o su Kilombo Slow. Dicendo che così non si fa. Ma io credo che abbiamo bisogno di sentirci ricordare, nella maniera più forte possibile, direi anche con qualche pugno nello stomaco, quello che succede a persone senza difesa, e farci reagire.
Si tratta di autodifesa, Huey e Stokeley e George e anche Miriam e Angela ci hanno insegnato che “Self Defense is no Offense”.
Diciamocelo, sono diventata uno “spirito libero della sinistra radicale” (come mi ha definito il Giornale un paio di giorni fa) proprio per la Palestina. Non capivo il perché di tanta morte, non riuscivo a credere che la deportazione, la tortura, l’umiliazione potessero essere “somministrati” da chi aveva subito le stesse vessazioni in passato, per gli stessi motivi.
E mi sembra ancora allucinante che si consenta a Israele di fare ciò che fa nella totale indifferenza della comunità internazionale (che semo noi, per capirci).
Le politiche di Israele, del suo esercito, dei suoi coloni illegali, dell’intero popolo che lo sostiene (perché lì non c’è una dittatura, ma la gente vota per una classe dirigente che ammazza e deporta e tortura anche i bambini, arrestati a manciate) sono un abominio di fronte a tutte le donne e gli uomini, di fronte a tutti i padri e le madri, di fronte a Dio.
Quello che Israele infligge alla popolazione palestinese dei territori occupati illegalmente è paragonabile a ciò che i nazisti facevano nei paesi occupati, a partire dalle punizioni collettive e dalle carcerazioni su basi etniche o religiose: laddove i nazi sradicavano i vigneti gli israeliani sradicano gli ulivi; laddove i nazi deportavano gli ebrei, gli israeliani deportano i palestinesi; laddove i nazi arrestavano su base etnica gli israeliani arrestano su queste stesse basi; laddove i nazisti facevano stragi, gli israeliani si affidano ad uno stillicidio che passa quasi inosservato ma ha provocato centinaia di migliaia di vittime, tra gli uccisi, i deportati, i torturati.
E pensiamo anche a quello che Israele infligge alla popolazione musulmana e cristiana di cittadinanza israeliana, quotidianamente, con la distruzione e chiusura delle loro scuole, la discriminazione per i concorsi, per i prestiti, per le cure, per la casa, per il lavoro, per il miglioramento della loro vita.
Hanno imparato bene la lezione, quelli al potere - che sono purtroppo tutti ebrei, e ne va preso atto, perdìo, vogliamo dirlo senza vergognarci, senza avere paura? - e la applicano su un popolo indifeso, perché vittima di un popolo vittima a cui tutto si perdona per questo motivo, facendo pagare comodamente le colpe dell’occidente ad altri, come al solito.
Guerrilla Radio, un collega blogger, Vittorio, un compagno a cui affiderei la vita dei miei figli, vuole raccontarvi la storia di quello che un manipolo di coraggiosi sta facendo a Gaza, e credo che il collettivo sia interessato a saperlo.
Spartacus Quirinus, un collega blogger, Claudio, un compagno a cui affiderei la vita dei miei figli, vuole difendere il principio che la svastica non deve essere connessa con la bandiera di uno stato che applica gli stessi metodi su una popolazione totalmente indifesa, facendolo in nome del collettivo.
Non si tratta di simbologie, anche se la reductio ad hitlerum mi sembra una strada tutta in salita (come ho scritto al fratello Vittorio, sarebbe più facile comunicare senza questo, ma ognuno di noi decide come parlare alle persone con cui parla e che lo leggono). Ma se dobbiamo dire le cose come stanno, diciamole.
Basta che lo si faccia dal proprio blog, senza coinvolgere e sconvolgere le sensibilità della comunità. Non mi da fastidio la bandiera israeliana con la svastica così come non me ne darebbe quella dell'Australia con una grossa cacca di koala in mezzo.
Se la trovo sul blog che vado a leggere cliccando su leggi tutto e non sulla HP di Kilombo.
Perché sono anche io stufa di pesare le parole, ché le persone che mi comprendono e che – in fondo – mi amano, comprenderanno ancora una volta:
Gli israeliani sono dei fascisti. E mettere una svastica sulla bandiera di Israele non è un delitto, è una constatazione dei fatti. Palestina, Libano, Siria, bambini in prigione da una parte e bambini che firmano sorridenti le bombe dall’altra, le “stanze del figlio” murate dopo la deportazione, gli assassini politici, la detenzione amministrativa, una diaspora palestinese costretta all’esilio, il sangue versato che mai verrà ripagato, perché irrimborsabile ai padri alle madri, ai figli e alle figlie, ai fratelli e alle sorelle.
Credo che forse fra poco non sarò più in Kilombo, ma questa è una battaglia che credo e so di voler combattere. Vi voglio bene. Un pochino però, eh, non montatevi la testa. Ma credo, anzi so - perché Claudio è rigoroso - che verrò sospesa dall’aggregatore.
Non ora, però.
Al prossimo post.
Claudio, pensa a quello che Vittorio vede ogni giorno, ai bambini che muoiono perché non hanno medicinali, alle donne che abortiscono per la paura, pensa agli stivali degli occupanti che marciano sull’acciottolato di Betlemme mentre voci gutturali e volgari chiedono di far uscire le loro donne per poterle finalmente soddisfare, loro gli uomini veri, e prova a capire che il compagno sa quello che fa, sa perché lo fa.
Vittorio, riporta la tua pellaccia qui, che ci manchi. E bacia quella terra una volta per me, che mi manca molto. Ti si aspetta, perché ti si ama. Ti si vuole leggere per lo stesso motivo.
E a tutti e due, non impediteci di leggere le cronache dall'assedio di Gaza. Sono piccoli passi indietro che non vi faranno del male, ma faranno del bene a tutti noi.
Consideratela la vostra Oslo. Ma osservatela.
Dacia Valent
Inviato da dacia il Mer, 2008-11-05 07:28
Io benedico la destra cialtrona che ci governa.
Oh, si li benedico.
Benedico quelli che ammazzano i Neri per strada come fossero mosche.
Benedico quelli che fanno le retate etniche e poi rinchiudono le persone in campi di concentramento e di detenzione amministrativa.
Inviato da dacia il Ven, 2008-10-17 03:38
Ogni tanto lo faccio, perché è bene ricordarsi dove si vive e chi sono le persone che ti respirano accanto. Solo ogni tanto.
Certo, una spera che a cascare nella tonnara siano solo sempliciotti ma ogni tanto ci si ritrova qualche squalo alla Paolo Granzotto o Roberto Fiore, e si rassegna al fatto che davvero questo paese dovrebbe essere destinato – per quanto riguarda la parte cosiddetta umana – a scomparire, se non altro per questioni di estetica. A scanso di equivoci, penso esattamente quello che ho scritto, ed esattamente nei termini in cui l’ho scritto. Fatevene una ragione, sono la parte migliore di questo paese, e solo per ragioni di colore. Non potete continuare a pretendere che dopo vent'anni noi si continui a porgere l'altra guancia (a proposito... non ne abbiamo più) solo per aspettare che voi vi svegliate. Prendetene atto: l'unica manifestazione anticamorra a Napoli l'abbiamo fatta noi. Di solito voi difendete gli arrestandi e gridate cose incomprensibili (ma che fanno tanto etnico) in televisione. Leggo tra i commenti che io sarei triste e depressa per quello che avete fatto alla mia famiglia: nemmeno un po'. Vivo benissimo sapendo che noi siamo i nuovi partigiani e chiunque ci discrimini, ci faccia sentire meno di quello che siamo sono i fascisti veri. Perché, se non ve ne foste resi conto, in Italia vige per legge l’apartheid. Dal voto negato a contribuenti di origine straniera alle scuole, dai permessi di soggiorno, alla differente legislazione in materia penale o amministrativa. Fino all’erogazione degli assegni di solidarietà (dalla pensione alle varie indennità). Dire che gli italiani sono razzisti è un complimento, perché per esserlo bisognerebbe avere un minimo di intelligenza e di capacità di teorizzarlo il razzismo. Qui siamo al “ma come sei razzista, brutta scimmia negra”. Cioè, una cosa certo esilarante ma tristissima. Ed è per questo che ritengo necessaria una manifestazione nazionale. Non chiedo a nessuno di convocarla insieme a me. Non mi interessa mettere in piedi un “cartello” di associazioni o personalità. Me la convoco da sola e da sola me la gestisco. Una manifestazione a cui voglio solo la partecipazione di queste coraggiose sagome da tastiera. Venitemele a dire in faccia queste cose, vi aspetto tutti, da Roberto Fiore agli svariati falchineri, dai giovani leghisti ad Azione Giovani, da Paolo Granzotto a qualsiasi altro razzista del cazzo sia intervenuto sul mio blog o sui giornali: vi faccio il culo a tutti. Uno ad uno o tutti insieme, famiglie comprese. Sabato 15 Novembre ore 16.00 - Piazza Ss. Apostoli – Roma Comizio di Dacia Valent Argomento: Fascisti carogne, tornate nelle fogne Tanto sono meglio io. Ma giusto perché sono la parte migliore di questo paese: italiana e nera. Fottetevi, e poi pagatevi, troie. Tanto 5 euro sono pù che suficienti sufficienti, il resto consideratelo mancia (chiedete a mammà)... Dacia Valent
Inviato da dacia il Mar, 2008-10-14 02:28
UPDATE Ho ricevuto un commento esterno, di cui non mi ero accorta. Tale Paolo Granzotto si unisce ai vari Adolf, Falchineri, Scimmiavattene che potete trovare nei commenti, per dire la sua su Il Giornale. Un altro picio, solo che ci ha la tessera da picio succhiaeditori. E ciò non è poco.
DV Sono davvero desolata. Davvero, come ho potuto farlo? Ho scritto in questo post che gli italiani sono ignoranti, stupidi, pavidi e vigliacchi (i commenti sono imperdibili). Avevo dimenticato di dire che una parte di questi sono anche dei cretini senza speranza. Per esempio questo, che pare sia (o si spacci come) il presidente di Azione Giovani e membro del direttivo nazionale di Alleanza Nazionale. Dopo la rapina del portafogli della polacca, articolo per cui Il Giornale farebbe bene a seguire attentamente il processo visto che una volta finito mi comprerà casa a Campo de' Fiori, la raccolta di firme, l'appello a Napolitano e la querela di Azione Giovani ci sta tutta. Comunque meglio questo che - magari - avere a che fare con una dipendente pubblica col culo basso e in avanti con gli anni, che si sbarba ogni mattina con le pinzette, il cui attore preferito è Lino Banfi. Questo si che sarebbe grave... Santa pazienza, un paese di pici... Dacia Valent
Inviato da dacia il Gio, 2008-10-09 06:13
Penso a Kilombo e alle imminenti elezioni e l'unica cosa che mi viene in mente è una citazione di Malcolm X: We had the best organization a black man's ever had. Niggers ruined it. Io non voterò, ma se dovessi (e se volessi) farlo, sarebbe Rinascita Nazionale. Dacia Valent
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