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Morire bene

Dacia ValentE finalmente mi ricovero. Il 1° settembre.

Trattasi di intervento complesso, gravato anche dalla bellezza di quasi 8 ore di anestesia, se tutto va bene.

Ora, voi sapete quanto il termine “genio e sregolatezza” si attagli alla mia modesta ma formidabile persona, soprattutto per quanto riguarda la sregolatezza: fumo tanto, anzi, troppo, bevo spesso e vado pure a uomini di dubbia moralità (che sono gli unici che ci stanno, ormai…)

Potrebbe capitare che a un certo punto il mio corpicino ceda e che io resti immobile, sospesa tra una vita e l’altra. Con tubi che mi entrano o che mi escono da ogni pertugio, e un po’ di macchine che fanno il lavoro sporco per me.

Ecco, non voglio che succeda. E non voglio che i miei ragazzi si trovino a dover decidere non come farmi sopravvivere ma come farmi fuori.

Quindi nomino un comitato di “pokosaggi” che vigili su questa che è la mia [forse] ultima volontà.

Quella di non sopravvivere a me stessa.

Se dovesse succedere, beh, consegno a Valerio Pieroni, Abdannur, MMax, Kelebek, il tutto coordinato da Enzo Ricchiuti, il potere di far spegnere qualsiasi macchina mi tenga in vita, fosse anche il cellulare.

Perché voglio vivere bene e morire meglio. Se Dio vuole, e lo vorrà perché lo voglio io.

Dacia Valent

 

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