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Kilombo: nemo me impune lacessit

SSEsistono individui che vivono di luce riflessa.

Incapaci di avere vite proprie si attaccano come zecche fameliche alle vite altrui, sporcandole nel tentativo di renderle simili alle loro.

Gentucola meschina che - incapace di un’idea originale e divorata dal rancore che solo i parassiti consapevoli della loro miserrima condizione sono capaci di sviluppare - fanno percorrere ad altri le strade della propria mediocrità, creando fake a cui fanno dire ciò che non hanno il coraggio di dire con i loro nomi e cognomi e cloni di esperienze sofferte da chi le ha ideate o vissute e che le ha raccontate per dare a tutti gli strumenti giusti per decidere.

Aggressive, volgari nel senso deteriore del termine, sbavanti e bavose, queste sanguisughe negli ultimi mesi si sono mosse per demolire il lavoro fatto da persone che, credendo ancora nel dialogo tra gli antifascisti che si riconoscevano - obtorto collo in molti casi - nella coalizione allora al governo, creavano dal nulla un aggregatore che mettesse gli uni in contatto con gli altri.

Il pretesto per quest’operazione - perché ‘sti pezzenti hanno bisogno di pretesti non avendo la capacità di sviluppare ragioni - è quello della libertà di espressione, che questi scarafaggi confondono con il propinare a chi ha la sventura di leggerli vocaboli sconci, analisi approssimative e pessimo materiale di lettura, che testimonia dei loro scarsi spessore intellettuale e desolante pochezza politica.

La libertà d’espressione è, invece, un patrimonio che non può essere speso per gonfiare l’ego asfittico di una banda di rossobruni politicamente illetterati se non analfabeti in cerca di facile notorietà, che dell’inquinamento del lavoro altrui fanno il loro obiettivo.

Per garantire a tutti noi la libertà di esprimere il proprio pensiero e  le proprie opinioni, molte persone hanno combattuto battaglie sanguinose, hanno scontato anni di prigione, e molte ancora lo stanno facendo, pagando in prima persona.

Ma questi non sanno cosa significhi “pagare in prima persona”.

La loro militanza si limita al berciare scomposto di chi ha poco da dire e nulla da fare, non si evolvono, restano ancorati a concetti anziani che fanno l’ignominia della classe intesa come categoria storica e dialettica: non basta lavorare in catena di montaggio per essere un compagno, no, non basta.

Io non so voi, ma per me Kilombo non è un gioco.

La situazione in cui viviamo non è buona, tutt’altro. Ci vogliono persone in grado di informare gli altri di ciò che succede sul proprio territorio, che diano il “LA” a riflessioni condivise sulle questioni nazionali, che raccontino una visione dell’attualità filtrata dalla propria sensibilità politica e culturale e che questa visione la mettano a confronto con quella di altri compagni.

Per questo Kilombo non è un gioco. Per questo Kilombo merita di meglio.

Merita iniziative come quella di aprire Kilombo a tutti in Facebook (ottimo lavoro, compagni!).

Merita la dignità del silenzio, perché qualsiasi cosa si dica, qualsiasi ragionamento si tenti, con questi squadristi squilibrati è destinata a perdersi nel mare di calunnie, diffamazione, nel brodo di incultura in cui prosperano.

Ho sempre difeso la libertà di ognuno di noi di trasmettere posizioni e sensazioni, in questo caso però mi è impossibile. Perché non c’è nulla di costruttivo dietro quello che stanno facendo, si tratta solo di distruzione, di demolizione pro domo nihil.

Perché mentre il contraddittorio Pieroni/Elfo Bruno vede due sensibilità (corredate delle reciproche insensibilità e insofferenze politiche e spesso anche eprsonali) a confronto, il fare considerazioni razziste [ricottara irpina] su una compagna come Tisbe perché meridionale, dileggiare un giovanotto come Spartacus cianciando di pannoloni e badanti solo perché over 60, parlare di Rom e albanesi in termini di untermenschen, tentare di impedire l’iscrizione di blogger perché ebrei [scritto dall'allora redattore Spb sul blog di Barbara Albertoni/Cloroalclero], aprire blog fake al solo fine di diffamare e colpire la famiglia inconsapevole per danneggiare la blogger, clonare i loro nick su altri blog e aggregatori, minacciare fisicamente i compagni con mail di questo tenore inviate da Mario Paravano di Pensareinprofondo "Io non tolgo un cazzo e tu fai un pò quello che cazzo vuoi. Per me i fascisti stanno bene appesi a piazzale loreto e penso che tu sia un fascista.Ne trai la conclusione che io pensi che stai bene appeso a p.le Loreto? Un saluto e continua così che ci divertiamo", e tentare di far passare questo come legittimo esercizio della libertà di espressione o di critica nei confronti del PD è da veri miserabili e viglicchissimi bugiardi.

Visto che vi sono proposte ovunque, proposte forse in buona fede o forse no, non entro nel merito, anche io ne avrei alcune, ma preferisco limitarmi - in questa sede -, ad una sola. Le altre le farò nella sede deputata all’incontro tra NOI kilombisti, e cioè il Forum di Kilombo.

Ça va sans dire che non aderisco alle proposte di emendamento della carta fatte da uno che le accompagna dalla pubblicazione di mail interne al lavoro della redazione, che se hanno una mailing list privata un motivo ci sarà, se non altro per una questione estetica.

La mia proposta?

Non ce li voglio più in Kilombo. Né PensareinprofondoKorvo Rosso. Li ritengo villani, eterodiretti, di una stupidità sconcertante e dannosi per il movimento. Lasciamoli gridare nel deserto, che a parlarci ci si sporca.

Che si facciano il loro bizzarro comunismo, con le spranghe e le chiavi inglesi ovunque, ma non in Kilombo.

Dacia Valent

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