Ma voi, dico proprio a voi, non vi siete stancati di "essere responsabili"?
Assistiamo alla diminuzione dei diritti acquisiti dai lavoratori grazie a leggi sponsorizzate dall’intera classe politica (la legge 30) e sostenute sul cadavere di un infiltrato liberista che sta ancora facendo girare Di Vittorio e Giugni nelle tombe come Biagi (mai eliminazione militante fu più antipatica, ma giustificata per il bene del paese), su cui Scajola aveva ragione da vendere: perché mai dare la scorta a un coglione venduto, che l’aveva fatto solo per la scorta (e la carriera)?
Assistiamo allo smantellamento del diritto acquisito - con lotte epiche e feroci - il diritto allo studio, che consentiva anche al figlio dell’operaio di “diventare dottore”, esattamente come non vorrebbe l’attuale classe dirigente del paese, Berlusconi in testa.
Assistiamo ai rastrellamenti etnici nelle città (dai quartieri agli autobus, dai call centre ai ristoranti etnici) e all’impedimento del proprio culto per un’unica religione, quella musulmana, esattamente come succedeva durante il ventennio, contro gli ebrei e i testimoni di Geova, e alla nostra demonizzazione sugli organi di stampa.
Assistiamo all’assoluzione dei vertici dell’apparato repressivo dello “Stato”, lo stesso che durante il ventennio aveva sulle mostrine il fascio, la Polizia, in cambio delle condanne di quei crumiri del diritto (e Pasolini mi perdoni) – perché volenterosi di menare le mani - che comunque non avrebbero potuto opporsi alle direttive impartite dai capi, pena la perdita del lavoro, unendo il dilettevole (menare “négher” e “zecche”) all’utile (mettere in busta qualche soldo in più per gli “straordinari sanguinari”).
Assistiamo all’indottrinamento delle masse alla totale ignavia e stupidità grazie a sofisticati mezzi di comunicazione di massa, perché non si tratta più di cose grossolane come La difesa della Razza oppure de Il Tevere, ma di talk show seguiti da milioni persone dove si demonizza l’altro in sua assenza, o magari invitando il più sfigato degli sfigati a rendersi ridicolo personalmente e rendere pericolosi i suoi compagni o fratelli.
Assistiamo all’abbrutimento dei nostri vicini di casa e di banco, deprivati di ogni forma di cultura, menati per il naso a menare i più deboli tra loro, per avere sollievo dalla tortura a cui le sottopongono quotidianamente: mutui ormai impagabili, precariato sia sul lavoro sia nella scuola, trasporti e viabilità impraticabile. Povertà insopportabile che – incredibilmente – li mette contro gli altri poveri e non contro i padroni. Tipico, vero?
Ma dobbiamo assistervi con grande senso di responsabilità.
Ricordatelo tutti voi, dobbiamo essere colorati e festanti e dialoganti e nonviolenti. E se ci picchiano, ci torturano, ci umiliano, ci uccidono, dobbiamo - sempre responsabilmente – fare ricorso alla magistratura che, ancora più responsabilmente di noi, assolverà chi ci ha picchiato, torturato, umiliato e magari anche ucciso.
E stranamente quelli che ce lo chiedono (ce lo impongono, prendiamone atto) dalle pagine dei giornali e telegiornali patinati e iper-finanziati dei padroni sono gli stessi che dai loro ciclostilati negli anni tra il ’67 e il ’78 spiegavano al movimento di allora come preparare le molotov e chiamavano alle armi.
Oppure sono quelli che sui giornali della sinistra odierna si raccomandano che le manifestazioni siano colorate, pacifiche e nonviolente, (e quando lo sono se ne compiacciono, scodinzolando sotto la mensa del padrone), quando invece i loro “padri partigiani” sotterravano le armi nei fondi, per essere pronti alla rivoluzione, se necessario. Come oggi, ad esempio.
Ma soprattutto, tutti (destra e sinistra) chiedono responsabilità solo ai negletti, ai poveri, agli sfruttati. E voi, tutti giù a dire che “saremo responsabili”, e che cerchiamo il dialogo e che Ghandi è e rimarrà l’esempio di lotta a cui ci rifacciamo.
Ma state scherzando?
Pare di no. Ed è molto triste.
Non possiamo essere rabbiosi di fronte al depauperamento di ogni nostro diritto, oppure manifestare maleducatamente, né lanciare sampietrini, né bruciare cassonetti, né spaccare vetrine, né sparare.
Anzi. Dobbiamo sempre (e per sempre?) essere responsabili.
Se fossimo Neri dovremmo essere grati di essere stati picchiati come bestie in pubblico e capire che ci sono altri neri che ci rovinano la reputazione.
Se fossimo Rom dovremmo essere grati del fatto che qualcuno bruci le nostre roulotte e i nostri figli, perché vorrebbe dire che abbiamo un posto micragnoso in uno dei lager a cielo aperto dove ci fanno vivere.
Se fossimo Gay e Trans, dovremmo convocare i Pride specificando che il dress code è “giacca e cravatta”, che si dovrebbe ballare la polka e che gli slogan dovrebero essere in perfetto trimetro giambico al fine di evitare di scandalizzare la “gente perbene”.
Se fossimo musulmani dovremmo ringraziare Allah della concessione della preghiera in mezzo alla strada o al limite in qualche sottoscala, perché non avremmo diritto ad una minuscola Moschea dove fare vita comunitaria come la religione impone e consente, e ringraziare con i lucciconi agli occhi se qualche prete ci consente l’uso dell’oratorio e comprendere i passeggiatori di maiali.
Dovremmo farlo manifestando “in fila per 6 e con il resto di due”, naturalmente, facendo grandi manifestazioni, sempre pacifiche e colorate, che consentano ai bastardi di dire che in Italia il dissenso c’è e si vede. Perché è un paese democratico. Quasi.
Dovremmo scioperare negli orari in cui il servizio che forniamo non disturbi il manovratore e gli altri lavoratori non si sentano vessati, ché poi quando tocca a loro e li mandano a cagare non ricordano che hanno criticato altri come loro, ché la solidarietà non vuol dire fare l’elemosina, ma empatia nelle lotte, nel riconoscersi tra uguali con uguali necesità e priorità: uguaglianza e libertà, esattamente in quest’ordine.
Dovremmo firmare ogni pezzo di carta umiliante che il padrone ci porge, pena l’accusa terribile in questo paese di irresponsabilità.
Dovremmo porgere non solo l’altra guancia, ma le guance dei nostri figli e dei figli dei nostri figli, le guance di tutte le nostre generazioni future.
Ma non è giusto dire che non esiste libertà d’espressione e di riunione in Italia, non parliamo di “dittatura dolce” e nemmeno di “nuovo ventennio”, non diciamo assolutamente di far parte di un popolo di servi e di vigliacchi amorfi. Sono cose che non si dicono. Perché non sarebbe responsabile.
E ricordiamoci di non bruciare cassonetti, di non spaccare vetrine, di non gettare sampietrini, di non fare picchetti, di non bruciare bandiere, di non fare casini quando ti menano i fascisti altrimenti saresti un “vittimista”, e ricordarsi, che la giustizia vera si fa chiamando il Gabibbo e non i tribunali.
Ricordatevi che le cose si fanno bipartisan anche: più fascisti ci sono tra di noi, più responsabili siamo, e se proprio vi menano, registrate col telefonino e mandatelo a Chi l’ha visto, per denunciare che voi siete i buoni e gli altri i cattivi.
Quante cose ti chiedono il governo di destra e l’opposizione di sinistra, che definire Quisling sarebbe un complimento.
Non siete ancora stanchi?
Io si.
Stanca lo sono a un bel po’, e questa cosa la pago cara, carissima, in termini di diffamazione e minacce di morte in rete e nella mailbox.
Ma voi, dico proprio voi, non lo siete adesso?
Non siete stanchi del “dialogo” a ogni costo? Perché dialogare con questi quando in realtà dovremmo prendere in mano il nostro destino di lavoratori, di studenti, di donne, di minoranze etniche e religiose?
Non dobbiamo più cercare le “tavole rotonde”. Dobbiamo abbandonare i sindacati, questi sindacati. Dobbiamo rivendicare ogni nostro piccolo diritto coordinandoci con i compagni e fratelli, con le compagne e sorelle, che su altri fronti conducono le nostre stesse battaglie. Non sono importanti i motivi, l’importante è la formazione, l’importante è l’ideale. L’importante è l’ideologia.
In questo paese avremmo i mezzi per farlo. E dobbiamo farlo. Dalle lotte di chi può, di chi ha voce anche i senza voce, i senza nulla potranno avere ciò che ognuno di noi dovrebbe avere.
Sarebbe il caso di dire qualche parolaccia in più, di incazzarci, di dimenticare i cortei festanti e farne di rabbiosi, di ricordare che il nostro nemico sono i padroni e i fascisti, di dimenticare le buone maniere bipartisan e rifiutare le assimilazioni con quella feccia fatta solo sulla base di considerazioni tattiche.
Noi abbiamo bisogno di strategia, non di tattiche futili e gradite alla struttura di potere. Abbiamo bisogno di una direzione strategica e ideologica che ricompatti il paese reale, su basi ideali. Su basi ideologiche.
Perché è vero che dobbiamo sollevarci. Ma contro le persone giuste.
Che sono quelle ingiuste.
Dacia Valent
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