È che i negri piacciono di più morti.
Non solo ai razzisti che li ammazzano, o ai razzisti che creano le condizioni sociali, economiche e culturali affinché i loro colleghi meno colti, più ruspanti, li accoltellino o li prendano a sprangate.
Piacciono morti proprio a tutti.
Certo, devono morire bene, in maniera da rispettare un minimo di gradevolezza nell’estetica del trapasso, e che diamine.
I migliori sono quelli che cadono coreograficamente come insetti ballerini direttamente a casa loro: vengono bene sui poster di solidarietà che si staccano mesti dalle pareti degli uffici postali, con gli occhioni grandi grandi ricoperti di mosche, e che regalano a politici di ogni schieramento meravigliose frasi ad effetto, tipo “Dobbiamo aiutarli in casa loro”.
Fossero tutti così…
Invece ci sono i morti malfidenti, quelli stanchi di aspettare che vadano ad “aiutarli a casa loro” [ma senza scomodare gli “aiuti” sarebbe sufficiente che magari si evitasse di bombardarli, di destabilizzarli o di saccheggiare le loro risorse naturali] che si ostinano a fare diving in apnea estrema nel canale di Sicilia.
Ci sono anche i morti timidi, quelli che schiattano nei cantieri o nelle fabbrichette del sciur padrun e possono essere smaltiti in un qualche fosso senza troppe cerimonie.
Ma poi arrivano loro, che sono i peggiori, i più antipatici.
Quelli che hanno il pessimo gusto di essere cittadini italiani, di essere lo specchio del nostro futuro, perché ormai siamo centinaia di migliaia (forse milioni), di essere ragazzi incensurati, di essere studenti modello.
Sono quelli che vanno a farsi accoltellare nelle case abbandonate perché invitati dai compagni di scuola, o quelli che si prendono le sprangate in testa. Dimenticando che per essere rispettati devono morire di biancovestiti, con le braccia incrociate sul petto, magari senza inzaccherare con inopportuni schizzi di sangue e senza cacciare urla sconsiderate che non farebbero che confermare un animo sudicio e volgare, senza difendersi, altrimenti consentirebbero a maledetti dementi di insinuare che fossero dei "drogati" o dei "violenti", smettendo la loro qualità di agnelli sacrificali.
Di agnelli di Dio.
Abdoul W. Guiebre era nero ed era musulmano. E – purtroppo per i cultori del feticcio dell’italiano bianco – era cittadino italiano.
Era un ragazzino di 19 anni, che il sabato sera usciva con gli amici, e magari alla fine scarpinava pigro sulla città deserta, cercando un posto dove fare colazione.
Era il tipico figlio italiano della tipica famiglia italiana: padre operaio, madre casalinga e quattro tra fratelli e sorelle.
Una commistione tra la tipica famiglia italiana degli anni 60/70 e quella attuale, preda della febbre dei media e intimidita dal potere espresso in maniera scorretta. Solo che invece di essere bianca, è tutta nera.
Abdoul era uno di quei ragazzi che mai avrebbe voluto fare i lavori rifiutati dagli “italiani” [leggasi bianchi], uno di quelli che si iscrivono alle università, o che fanno provini nelle squadre di calcio e in televisione, o iniziano sorprendenti attività in proprio che coinvolgono il loro paese d’origine in un circolo virtuoso, questo si, di sviluppo autocentrato.
La famiglia di Abdoul è travolta da un uragano che non capisce, perché troppo compresa in questo momento a vivere la sofferenza di aver perso un figlio, un nipote, un fratello, ma anche per la desolante mancanza di strumenti cognitivi a livello politico che caratterizza le “tipiche” famiglie italiane di oggi.
Un fatto talmente chiaro nella dinamica e nell’intendimento degli assassini si sta trasformando in una condanna della vittima.
Forse ha rubato i biscotti… Forse gli assassini erano troppo stressati dai furti, furtarelli e tentate rapine al loro chiosco… Forse di sono dovuti difendere dal bastone impugnato dai négher… Forse se non si fossero battuti per sopravvivere impugnando un bastone, se fossero morti graziosamente...
Non importa che mentre lo massacravano a sprangate in testa gli gridassero sporco negro, non è sufficiente a rubricare quell'omicidio come omicidio razzista.
Affinché sia possibile farlo, sappiatelo Neri d’Italia, che i vostri assassini devono essere vestiti con le tenute del KKK, devono cantare – mentre vi massacrano – “Faccetta Nera” ed aver tatuato sul dorso una gigantografia del volto di Hitler.
Altrimenti sarà lo stato, quello che in teoria dovrebbe contestare ogni ipotesi di reato, ad escludere categoricamente la matrice razziale del delitto. In perfetto accordo con gli assassini.
Ma voi l'avete mai sentito un razzista, catturato in quasi flagranza di reato, in carcere dichiarare di esserlo? Di aver ucciso in quella maniera, di aver inseguito, di aver dato la caccia a dei giovani come fossero animali, e di aver ucciso un giovane solo perché nero? Io non ancora.
I razzisti, quando catturati, non lo sono mai.
Diventano un fattore di imbarazzo sociale, le loro intenzioni vanno specificate fino allo spasimo e difese, perché una loro condanna sarebbe una condanna a tutta una società e a un establishment, che del razzismo hannp fatto nel primo caso il capro espiatorio e nel secondo una facile fucina di voti.
Ma poi tutto si riduce all’assioma iniziale: i negri piacciono di più morti.
Morti fisicamente, morti moralmente, morta la loro reputazione, le loro comunità, morti i loro sogni, morte le loro possibilità di carriera, morta la loro pace, la loro sicurezza.
Quando invano abbiamo chiesto ai “compagni” al governo di fare qualcosa per i diritti civili, sentendoci rispondere con pattuglioni etnici e sgomberi, sapevamo che sarebbe finita cosi.
Abdoul è solo il primo – di cui si sa - di questo secolo. Ce ne saranno altri. Molti.
Perché negare il diritto ai ragazzini di iscriversi agli asili, prendere le loro impronte, smentire i tribunali che assolvono per dare corso a espulsioni punitive della libertà di culto ed espressione, minimizzare le aggressioni ai campi Rom e Sinti, le aggressioni alle minoranze di orientamento sessuale, costruire campi di concentramento cambiando loro nome per renderli meno odiosi e sconcertanti, è semplicemente seminare la pianta del razzismo.
Scrivere quello che la nostra “libera stampa in libero stato” scrive equivale ad annaffiarla questa pianta.
Io voglio tranquillità per i miei figli, per i figli di ogni madre nera e musulmana.
E questa “sicurezza”, regalataci prima dal centrosinistra e oggi dal centrodestra, mi spaventa e mi paralizza. Ma solo per un secondo. Non moriremo in silenzio, non moriremo "bene": sporcheremo dappertutto e strepiteremo e ci difenderemo.
E, alla fine, sarete voi - che vi riempite la bocca di sicurezza e solidarietà e rigore ed emergenza clandestini e torbidi ambienti omosessuali e pericoli Rom - a morire. E lo farete urlando nella fortezza di solitudine che vi siete costruita con un unico paio d'orecchie a sentirvi berciare. Le vostre.
Come è giusto che sia.
Dacia Valent
Hanno ammazzato Abdoul W.
Poi un altro paio di chicche
Il fatto è che i negri sono
Ordinaria amministrazione
tanto articolo
errata corrige
C'avrei scommesso...
Perché secondo te - caro il
>Perché secondo te - caro
Ma vaffanculo
E quindi sprangato in quanto
mah
ovviamente
Stavolta è Razzismo eccome !!!
E' difficile parlare di
Razzismo
Ti abbraccio forte
nico e marco
Nico:-senti, ci sarebbe un mio amico di colore, distinto, simpatico....usciresti con lui?
Marco:-no.
Nico:-ecco, è perchè sei razzista.
Marco:-no, è che sono etero.
Nico:-ma se fosse bianco usciresti con lui? Pensaci.
Marco:-non ho bisogno di pensarci, sono anche sposato.....non è un fatto di pelle, è che non mi piacciono gli uomini...
Nico:-ma certo...quelli DI COLORE, vero? Razzista di merda!
Insomma, secondo me , ragazzi, la voglia di fare i "puritani" vi fa essere un pò presbiti. Se un gioielliere ammazza un ladro BIANCO ci si chiede se era giusto ucciderlo o meno. Se un barista ammazza un ladro NERO era sicuramente razzismo. Un' omicidio non è già abbastanza grave, vi ci vuole il razzismo sennò non vi divertite. Da ora in poi suggerisco a chi volesse commettere un' omicidio di mettersi una benda sugli occhi, così almeno non vede il colore di chi ammazza.
saluti
Rubimasco
Maxiglide uk