Ugo Tassinari è l'autore di Fascisteria, senz'altro uno dei più qualificati osservatori dell'estrema destra italiana. Ugo Tassinari è anche un caro amico e un compagno.
Caro Ugo,
ci conosciamo da anni e ci siamo conosciuti proprio a Castelvolturno, con i “casalesi” d’allora che ci sparavano addosso perché avevamo avuto l’idea balzana di organizzare il primo sciopero di clandestini, svuotando i pick up e i camioncini dei caporali che nella “piazza degli schiavi” raccoglievano un’umanità disperata e disposta a tutto pur di lavorare.
Lo ricordi? È stato stranissimo, per certi versi esaltante, per altri dilaniante. Il più commovente sciopero a cui io abbia contribuito. Li ricordo ancora i ragazzi che scendevano dai camion, con gli occhi stupiti, stringendo in mano il volantino che diceva solo – e in molte lingue – “Non abbiamo diritti? Ce li prendiamo!”.
Oggi, a distanza di quasi 20 anni i caporali ci sono ancora, ancora sparano e uccidono. E nulla è cambiato, forse tutto è peggiorato: l’unico indicatore di “integrazione” è la nascita di una “camorra nera”.
Dove abbiamo sbagliato? Cosa abbiamo perso? Mi sento male.
Baci, iaia
Cara iaia,
l’inviato del “Sole 24 ore” non ha avuto dubbi: si trattava di un regolamento di conti tra bande rivali di spacciatori. Perché, se no, rampanti comparielli si sarebbero dovuti prendere la briga di ammazzare sei negri sei?
La razionalità capitalistica è rigorosa: il crimine è regolato da ferree leggi economiche. Non si ammazza per niente, anche un singolo negro. E invece no, c’è voluta la cocciutaggine della comunità colpita e l’evidenza delle storie di vita (uno spacciatore di eroina non rischia la vita da clandestino nei cantieri) per capire che si era compiuto un grande passo in avanti sul terreno della catastrofe dell’umano.
Per noi, cresciuti alla scuola più radicale dell’operaismo italiano, che già negli anni 70 ci sforzavamo di distinguere nella catena di produzione del contrabbando di sigarette capitale e lavoro e nella forza lavoro tra operai generici (gli scaricatori) e specializzati (gli scafisti), è duro dover orientarsi in un orizzonte dove la ragione umana, anche la più cinica e spietata, sembra dissolversi.
Ora ci vengono a dire che il ragazzo di Milano non è stato ammazzato per motivi razziali ma per un pacco di biscotti, per difendere la “maledetta proprietà” (e poi da parte di due con specifici precedenti per reati contro il patrimonio…): quand’anche fosse vero non sarebbe una grande consolazione.
E se si guarda, al di là della violenza più feroce, alle croci dell’insorgenza xenofoba disseminate nel paese, dal Pigneto a Ponticelli a Pianura, ci si rende conto che, pur in assenza di un ruolo attivo delle frange più politicizzate della destra radicale, e fuori dalle aree di influenza leghista, la cultura dell’odio attecchisce anche in terreni dove prima la sinistra era maggioritaria.
Viviamo veramente tempi di merda.
Un abbraccio compagno e per il resto tieni duro, Ugo Tassinari
ma il regolamento di Kilombo
... la diga della decenza ....
Ma che dici?
Si
Si,per favore, racconta.
Dacia Valent
"Quando nel mondo appare un vero genio, lo si riconosce dal fatto che tutti gli idioti fanno banda contro di lui" (J. Swift)
D.V.
Castel Volturno, se