Cari compagni di Kilombo, cari compagni tutti:
in questi giorni si consuma una piccola guerra dal "sapor mediorientale" nel nostro aggregatore.
Da una parte uno dei due redattori rimasti fedeli al mandato ricevuto dagli elettori, Spartacus Quirinus, il grande e gentile Claudio, dall’altra un kilomber militante per la Palestina, Guerrilla Radio, il grande e gentile Vittorio.
Non parliamo di nick qui. Parliamo di persone, parliamo di persone che conosciamo e che come molte persone hanno una differente percezione di quello che sta accadendo in Palestina da oltre 60 anni, di persone che hanno vissuto questa cosa in maniera differente.
Claudio l’ha vista da lontano la Palestina, Vittorio da vicino, molto vicino.
Claudio ha manifestato per la Palestina, Vittorio è stato in prigione in Palestina.
Claudio ha firmato petizioni per la Palestina, Vittorio è stato torturato in Palestina.
Claudio ha sfilato per la Palestina, Vittorio è stato ospedalizzato per le torture subite in Palestina.
Claudio vive in un paese che ha fatto di Israele un feticcio che lo assolve dal razzismo, basti pensare a gente come Fini e Alemanno che dopo i rastrellamenti fascisti (che tacciono e vogliono sdoganare come amene gite in Polonia e Germania), si presentano in kippah in Sinagoga o saltellano per Auschwitz perfettamente a loro agio.
Vittorio vive in questi mesi (anzi, direi che condivide da anni) il destino di un popolo senza elettricità, acqua, cure mediche e bombardato a piacimento e completamente desolidarizzato per la resistenza che oppone con ogni mezzo a chi lo opprime spietatamente.
Claudio e Vittorio sono compagni, ma compagni separati dal vissuto della Palestina e con la Palestina, uno perché li sente dentro, molto dentro, ma li vive da molto lontano, un altro perché li sente dentro, molto dentro, ma li vive da molto vicino.
Tra il reale e il virtuale, dunque, tra quello che i giornali ci raccontano nostro malgrado e malgrado qualche giornalista onesto e tra quello che si respira, compreso l’odore del sangue, che vi assicuro non è buono.
Nessuno dei due è fascista, sono divisi dalla loro reazione al fascismo che vivono, qui e lì.
C’è chi dice di associare la svastica agli israeliani e non agli ebrei parlando di ciò che infliggono agli indifesi, c’è invece chi la associa agli ebrei e a ciò che hanno subito da indifesi. Sono le opposte posizioni di Vittorio e Claudio.
Io invece la associo a entrambi, la maledetta svastica.
A israeliani e ebrei.
Perché quel paese è stato regalato agli odierni israeliani dalla svastica per le persecuzioni subite dagli ebrei, e viene retto da un’altra svastica che perseguita i non ebrei. Perché, credo che sia ormai chiaro: gli israeliani che si oppongono alla pace sono nella stragrande maggioranza, anzi, forse tutti, ebrei, sostenuti dal peggior occidente capitalista, che maschera con il cristianesimo rinato e l'evangelismo la difesa dei propri privilegi.
Insomma, la svastica è quello che ha consentito la creazione dello Stato d’Israele e la svastica è quello che consente oggi a Israele di negare la nascita dello stato di Palestina.
La svastica sulla bandiera israeliana (che riproduce le analogie tra ciò che il popolo palestinese subisce - sia quelli che subiscono l’occupazione illegale sia quelli che pur avendo la cittadinanza israeliana sono ridotti a cittadini di serie Zeta - e ciò che ebrei, rom, sinti, omosessuali, testimoni di Geova, disabili, comunisti subirono sotto la svastica), non è una forzatura e non è nemmeno scissa dalla situazione che vede bombardamenti su civili, ovunque nell'area, assedi disumani, persone lasciate senza acqua, senza energia elettrica, senza cure mediche, bambini orfani per i famosi bombardamenti mirati, o per i targeted killings, bambini imprigionati.
La svastica su quella bandiera è un pugno nello stomaco per Claudio, che continua a cancellare i post di Vittorio, per questi motivi. La svastica su quella bandiera è un dato di fatto per Vittorio, anche per me, e per molti, moltissimi (grazie a Dio) come noi.
Ma soprattutto, la svastica su quella bandiera è libertà di espressione. Su cui potremo scatenarci nel blog di Vittorio o su Kilombo Slow. Dicendo che così non si fa. Ma io credo che abbiamo bisogno di sentirci ricordare, nella maniera più forte possibile, direi anche con qualche pugno nello stomaco, quello che succede a persone senza difesa, e farci reagire.
Si tratta di autodifesa, Huey e Stokeley e George e anche Miriam e Angela ci hanno insegnato che “Self Defense is no Offense”.
Diciamocelo, sono diventata uno “spirito libero della sinistra radicale” (come mi ha definito il Giornale un paio di giorni fa) proprio per la Palestina. Non capivo il perché di tanta morte, non riuscivo a credere che la deportazione, la tortura, l’umiliazione potessero essere “somministrati” da chi aveva subito le stesse vessazioni in passato, per gli stessi motivi.
E mi sembra ancora allucinante che si consenta a Israele di fare ciò che fa nella totale indifferenza della comunità internazionale (che semo noi, per capirci).
Le politiche di Israele, del suo esercito, dei suoi coloni illegali, dell’intero popolo che lo sostiene (perché lì non c’è una dittatura, ma la gente vota per una classe dirigente che ammazza e deporta e tortura anche i bambini, arrestati a manciate) sono un abominio di fronte a tutte le donne e gli uomini, di fronte a tutti i padri e le madri, di fronte a Dio.
Quello che Israele infligge alla popolazione palestinese dei territori occupati illegalmente è paragonabile a ciò che i nazisti facevano nei paesi occupati, a partire dalle punizioni collettive e dalle carcerazioni su basi etniche o religiose: laddove i nazi sradicavano i vigneti gli israeliani sradicano gli ulivi; laddove i nazi deportavano gli ebrei, gli israeliani deportano i palestinesi; laddove i nazi arrestavano su base etnica gli israeliani arrestano su queste stesse basi; laddove i nazisti facevano stragi, gli israeliani si affidano ad uno stillicidio che passa quasi inosservato ma ha provocato centinaia di migliaia di vittime, tra gli uccisi, i deportati, i torturati.
E pensiamo anche a quello che Israele infligge alla popolazione musulmana e cristiana di cittadinanza israeliana, quotidianamente, con la distruzione e chiusura delle loro scuole, la discriminazione per i concorsi, per i prestiti, per le cure, per la casa, per il lavoro, per il miglioramento della loro vita.
Hanno imparato bene la lezione, quelli al potere - che sono purtroppo tutti ebrei, e ne va preso atto, perdìo, vogliamo dirlo senza vergognarci, senza avere paura? - e la applicano su un popolo indifeso, perché vittima di un popolo vittima a cui tutto si perdona per questo motivo, facendo pagare comodamente le colpe dell’occidente ad altri, come al solito.
Guerrilla Radio, un collega blogger, Vittorio, un compagno a cui affiderei la vita dei miei figli, vuole raccontarvi la storia di quello che un manipolo di coraggiosi sta facendo a Gaza, e credo che il collettivo sia interessato a saperlo.
Spartacus Quirinus, un collega blogger, Claudio, un compagno a cui affiderei la vita dei miei figli, vuole difendere il principio che la svastica non deve essere connessa con la bandiera di uno stato che applica gli stessi metodi su una popolazione totalmente indifesa, facendolo in nome del collettivo.
Non si tratta di simbologie, anche se la reductio ad hitlerum mi sembra una strada tutta in salita (come ho scritto al fratello Vittorio, sarebbe più facile comunicare senza questo, ma ognuno di noi decide come parlare alle persone con cui parla e che lo leggono). Ma se dobbiamo dire le cose come stanno, diciamole.
Basta che lo si faccia dal proprio blog, senza coinvolgere e sconvolgere le sensibilità della comunità. Non mi da fastidio la bandiera israeliana con la svastica così come non me ne darebbe quella dell'Australia con una grossa cacca di koala in mezzo.
Se la trovo sul blog che vado a leggere cliccando su leggi tutto e non sulla HP di Kilombo.
Perché sono anche io stufa di pesare le parole, ché le persone che mi comprendono e che – in fondo – mi amano, comprenderanno ancora una volta:
Gli israeliani sono dei fascisti. E mettere una svastica sulla bandiera di Israele non è un delitto, è una constatazione dei fatti. Palestina, Libano, Siria, bambini in prigione da una parte e bambini che firmano sorridenti le bombe dall’altra, le “stanze del figlio” murate dopo la deportazione, gli assassini politici, la detenzione amministrativa, una diaspora palestinese costretta all’esilio, il sangue versato che mai verrà ripagato, perché irrimborsabile ai padri alle madri, ai figli e alle figlie, ai fratelli e alle sorelle.
Credo che forse fra poco non sarò più in Kilombo, ma questa è una battaglia che credo e so di voler combattere. Vi voglio bene. Un pochino però, eh, non montatevi la testa. Ma credo, anzi so - perché Claudio è rigoroso - che verrò sospesa dall’aggregatore.
Non ora, però.
Al prossimo post.
Claudio, pensa a quello che Vittorio vede ogni giorno, ai bambini che muoiono perché non hanno medicinali, alle donne che abortiscono per la paura, pensa agli stivali degli occupanti che marciano sull’acciottolato di Betlemme mentre voci gutturali e volgari chiedono di far uscire le loro donne per poterle finalmente soddisfare, loro gli uomini veri, e prova a capire che il compagno sa quello che fa, sa perché lo fa.
Vittorio, riporta la tua pellaccia qui, che ci manchi. E bacia quella terra una volta per me, che mi manca molto. Ti si aspetta, perché ti si ama. Ti si vuole leggere per lo stesso motivo.
E a tutti e due, non impediteci di leggere le cronache dall'assedio di Gaza. Sono piccoli passi indietro che non vi faranno del male, ma faranno del bene a tutti noi.
Consideratela la vostra Oslo. Ma osservatela.
Dacia Valent
Esame di Coscienza
Cara Dacia, io non ho mai
Caro Claudio ti scrivo....
Lo sai che sono una dannatisisma rompiballe. Insomma, hai imparato a conoscermi. Ma se Vik ritiene che quell'immagine descriva il suo stato d'animo dopo aver raccolto corpi di ragazzini e di pescatori ammazzati dai cecchini, credo che vada compreso, dopo aver sostenuto madri mutilate del loro bene più prezioso, quelle che le rendeva madri e cioé i loro figli.
Mmax dirà esattamente il contrario, e io lo capisco. Ma vanno valutate le opposte ragioni, e vanno valutate le rispettive possibilità di comunicare.
Vik va discusso, criticato, biasimato, celebrato, ammirato, menato, tutto quello che vuoi. Ma non censurato. Chi si sentirà offeso lo farà presente in redazione e la cosa si discuterà sui rispettivi blog. Perché questa cosa va discussa e non nascosta sotto il tappeto come se fosse polvere. Si tratta di persone, si tratta di compagni, si tratta di noi.
E siccome sono una rompiballe professionista, sai anche che io pubblicherò quello che Vik manda, perché è giusto farlo. Almeno per me.
Immagini comprese.
Non voglio metterti in difficoltà, so che mi sospenderete, ma lo faccio perché ci credo. E perché ci credi anche tu. E anche se mi sospenderai, prometto che non farò un blog fake su di te e che ti rispetterò per quello che sei sempre stato: un brav'uomo, un bravo compagno. Una persona da rispettare.
Baci, iaia
Dacia non sono d'accordo.
Sottoscrivo.
aha ha hahahahh ah ah ah