
Caro Sostiene Proudhon,
al tuo commento rispondo qui.
Ecco, vedi, non credo che la nonviolenza sia un fine e ancora di meno un principio.
Io credo, appunto, che sia semplicemente uno dei mezzi [risorse] di cui si dota un movimento, un popolo, la classe, in un dato periodo storico per ottenere ciò di cui ha effettivamente bisogno in quel preciso momento, con un occhio ai futuri diritti dei loro figli. Forse anche per questo venivano definiti proletari.
E credo anche che ciò che si ottiene sia in definitiva l'eredità di lotte sanguinolente fatte da brave persone che si sono trovate a dover fare delle scelte pesanti.
Pensa ai partigiani, ai maquis, all'Irgun, a Fatah, pensa agli anarchici di Chicago, ai setaioli di Lione, alla Comune di Parigi, ai bambini schivizzati nelle fabbriche inglesi duecento anni fa e a quelli schiavizzati oggi nel subcontinente indiano, ai contadini del Chiapas, ai minatori in Belgio e Germania, e ai nostri compagni in Fiat, e Italsider e Ansaldo.
Credi che a loro facesse piacere sabotare, minare, mettere bombe e uccidere altre persone? Non credo proprio. E poi, davvero credi che le BR amassero uccidere per il gusto di uccidere?
Se davvero lo pensi, mi sa che sei fuori strada.
Ma quello che hanno ottenuto secoli di violenza operaia e di classe, noi lo stiamo cedendo con la nonviolenza festante e colorata di cui andiamo così tanto orgogliosi: lo Statuto dei Lavoratori, l'istruzione pubblica e garantita ad ognuno, la sanità pubblica, il diritto all'alloggio, il diritto ad una famiglia basata sull'amore e non sul genere.
Se la struttura di potere è violenta, non credo che canticchiare slogan sia la soluzione.
Abbiamo abdicato al senso critico, alle lotte, all'indignazione, semplicemente perché ci siamo adeguati all'emergenzialismo, che vuole un netto distacco da ognuna delle pratiche della classe (obiezione di coscienza non programmata, violenza di piazza, sciopero autogestito) per ottenere, da chi ci opprime, un voto positivo (come se fossimo bambini) a ciò che noi facciamo, salvo poi essere informati succintamente che continueranno per la loro strada.
Siamo come le scimmie di mare che si compravano su "il monello": buone per far divertire la struttura di potere e per darle un'aura di "democrazia", mentre stanno riducendo in maniera esponenziale ogni spazio di esercizio della stessa per ciascuno di noi, per garantire i privilegi dei pochi.
I principi sono altri, molto più ideali, alcuni sono libertà, uguaglianza, giustizia, e i loro derivati (per esempio e per citarne solo una per ciascuno), la libertà di espressione, l’uguaglianza di fronte alla legge, la giustizia sociale.
E nella stessa maniera in cui tu non giudicheresti incoerente il nonviolento che si fa partigiano, io non classifico come delinquente chi ha fatto questa scelta, facendola per motivi di forza maggiore politica e non di potere, che possono essere molteplici, ma in definitiva si riducono alla presa d’atto dell’impotenza della classe di soddisfare le proprie necessità usando i mezzi "legali" messi a disposizione dalla struttura di potere illegale.
E sai bene che non parlo dell’ultimo televisore al plasma, ma dell’avere un interlocutore istituzionale che si faccia interprete di questi bisogni all’interno delle istituzioni in cui siede, molto ma molto comodo.
Parlo della sicurezza sul lavoro e anche della sicurezza del lavoro, parlo della distribuzione equa delle ricchezze, parlo di equità sociale, di tutela ambientale, di opposizione alla guerra.
Quanti compagni sono finiti in prigione negli ultimi anni perché non avevano nessuno che li rappresentasse, se non sfilando compunti (ma festanti anche loro, perdìo!) salvo poi votare le peggiori puttanate in parlamento o addirittura in Consiglio dei Ministri quando c’erano?
Cosa avrebbero dovuto fare? Prendersi per mano e cantare le canzoncine partigiane e aspettare e sperare che già l’ora si “avvicinare”?
La violenza, l’estremismo e il terrorismo non sono frutto di una partenogesi di classe, vengono fecondati dal disinteresse della classe dirigente di riferimento e dal loro distacco dai bisogni reali: il pane e il riso (o la pasta), ma anche l’istruzione e il lavoro, il tempo libero e il diritto ad avere una famiglia, comunque tu la voglia e la senta tua, e la garanzia di una vecchiaia serena.
E io credo che questo contesto, il nostro attuale contesto, faccia testo, e che le attente valutazioni dei nonviolenti nostrani siano frutto più di pigrizia e paura indolente che di vaglio e scelta politici.
E poi, scusa, un tizio può diventare partigiano, potendo mettersi il mitra in spalla e andare su per le montagne come un allegro stambecco, solo nel caso tu ritenessi che quel determinato governo sia un regime fascista?
Non ti pare che, forse forse, avrebbe il diritto anche lui di decidere della qualità delle sofferenze che gli vengono propinate in nome della “flessibilità solidale” (solidale con il "povero padrone" suppongo) dei tanto gentili socialisti liberali, e in base a questo e alle sue possibilità di negoziare in maniera nonviolenta possa decidere se invece usare altre opzioni alla portata della sua volontà di cambiare davvero le cose?
Anche i partigiani venivano chiamati terroristi, dal regime fascista che li governava. Ma solo dai fascisti.
Comunque, io ho solo fatto una domanda:
perché in Francia, in Grecia, anche in Germania, Olanda, Danimarca, i compagni si ribellano e sfasciano tutto, mentre in Italia ci siamo adagiati ghandhianamente bocconi accettando non stoicamente bensì stolidamente qualsiasi dolore la struttura di potere decida di infliggerci?
Perché la morte di Carlo Giuliani è stata inquinata da tutti quei distinguo che hanno fatto del male alla sua famiglia, al movimento e alla classe in generale, quando si trattava di un ragazzino minuto che stava lanciando un estintore da una distanza di 6.5 mt. verso uno che gli stava puntando la pistola alla testa, che lo ha ucciso e che è stato successivamente prosciolto da ogni accusa?
Davvero, da quando siete diventati così esperti nei distinguo?
E tu, poi, come lo sai che se avessimo distrutto Genova e Milano e Roma e Napoli le cose non sarebbero effettivamente cambiate?
Ah, già, tu lo sai - certamente e per certo - perché saresti stato tra quelli a condannare la violenza, dall'alto della tua indolentissima nonviolenza che ci ha regalato la non società nella quale vivacchiamo a stento.
Ma davvero sei convinto che una reazione generale e violenta della piazza, di fronte all’omicidio a sangue freddo di un ragazzo che manifestava per altri ragazzi come lui, senza voce e senza speranze, Carlo Giuliani, avrebbe dato un alibi alla struttura di potere per poter ridurre ulteriormente i nostri “diritti di pubblico sovrano”?
Bimbo, ma tu manifesti tutto compitino e bravobravo dopo essere sceso dal pullman della proloco in piazza Esedra, e ti ritrovi comunque ad avere le telecamere del grande fratello orwelliano praticamente su per il buco del culo, le spese della giustizia dei poveri aumentate, i tempi dilatati nelle cause contro i grandi e veloci in quelle contro i poveracci, i telefoni sotto controllo, la polizia senza controllo. Non ti punge vaghezza che forse la tattica sia quella sbagliata, la strategia sia assolutamente assente e il piano globale inesorabilmente perdente?
Alla struttura di potere non servono alibi per ridurre le libertà individuale (tanto care a Proudhon e a te, mi pare…), lo fanno grazie al disinteresse di persone che hanno fatto della nonviolenza un principio, ma che - come tu hai molto ben spiegato – sarebbero pronti a prendere le armi qualora uno dei loro tristissimi interessi personali o di corporazione venissero calpestati, come invece quotidianamente si calpestano gli interessi degli altri.
Fammi capire Sostiene Proudhon, tu il tuo tempo libero lo trascorri in giro per la tua città a disarmare poliziotti, carabinieri, guardie giurate e tutto il cucuzzaro, oppure la violenza esercitata dalla struttura di potere ti garba?
Ti garbano le bombe nelle banche, sugli aerei, sui treni, i ragazzini ammazzati dal branco in divisa, quelli freddati sui motorini? Perché a questo punto mi aspetto di leggere delle gesta del Ghandi de noantri che è conseguente ai suoi ferrei principi e le sue incrollabili convinzioni nonviolente.
Hai mai pensato ai lavoratori morti ogni anno in fabbriche e campagne, a quelli che si “suicidano” dopo anni di studio, laureati, costretti a rispondere al telefono per spiegare le ultime promozioni di un figlio di puttana che si arricchisce sulle loro e nostre fragili spalle?
Lasciati dire una cosa: la violenza quando esercitata dalla classe, per motivi di classe, ha classe, bimbo bello.
Privatizzare i profitti e socializzare i costi.
Che magari le famiglie non arrivano a fine mese – grazie soprattutto ai bravi socialisti liberali alla Biagi e Brunetta, venduti e bastardi – ma gli interventi speciali per il salvataggio dell’economia non si fanno garantendo i posti di lavoro e il potere d'acquisto, ma garantendo i privilegi degli sfruttatori dei lavoratori: banchieri, industriali, latifondisti e lobbies varie.
Questo è quello che succede in Italia.
Che quando un’industria ha “problemi” la prima cosa che fa è ricorrere alla CIG o ai licenziamenti. Non si sognano nemmeno di parlare di innovazione, di riconversione, di ricerca.
Naaaaah, l’elemento umano è quello di cui si può fare a meno senza alcun genere di reazione sociale, ormai è assodato: non farebbe altro che prendere uno striscione e mettersi a canticchiare Bella ciao.
Ed è così facilmente sostituibile (molto di più di un sofisticato e costoso macchinario) perché ridotto talmente ai minimi termini dal punto di vista della dignità che è disposto a qualsiasi oscenità pur di consumare, mangiare, rateizzare e esibirsi da qualche parte in televisione.
Comunque, se proprio ci tieni ti concedo la correzione (anche se il link che ho messo mi sembrava abbastanza neutro e di approfondimento) sulla definizione della legge Biagi.
Vuoi chiamarla legge 30? Legge Maroni? Legge Vergine? Legge Leggera? Fatti tuoi.
So solo che che grazie al progetto di Biagi, recepito in toto nella Legge "Chiamala Come Ti Pare E Piace", abbiamo avuto una diminuzione monumentale dei diritti dei lavoratori e un acquisizione sesquipedale dei privilegi dei padroni.
Ma tu sai che così è stata chiamata - Legge Biagi - durante tutto l'iter di approvazione per costringere quei beoti che avevamo in Parlamento a votarla e i beoti esterni a salmodiare “povero Biagi che è stato ucciso dai cattivoni delle BR, quindi deve essere cosa buona e giusta”.
Francamente a me non è sembrato assurdo che gli sparassero, a dire il vero avrei un lungo elenco che comprende anche un mio ex, un vicino di casa, la tipa che mi ha fatto la manicure ieri (una ciofeca) e il portiere del condominio che mi butta via le pubblicità che portano, che a me piacciono tantotanto.
Insomma, sinceramente non ci ho fatto le feste quando l'hanno steso, ma ti dirò che non ci ho pianto su, così come non mi è dispiaciuto veder crollare le due (o tre) torri a NY, perché chi di guerra e di embargo ferisce interi popoli, di guerra deve perire, e quanto meno comprendere cosa si prova.
Ma io sono onesta a sufficienza da dirlo dove mi si può leggere, e non sottovoce e con la “erre” moscia del tipico rappresentante della nostra “gauche sardine” in salotti o alla tastiera.
E mi dispiace anche informarti e confermarti che Biagi e Brunetta facevano lingua in bocca.
Il fatto che Biagi sia schiattato malamente non ne fa un eroe, lo rende solo una casualty di una delle molte forme - legittime o meno che si percepiscano - che assume la lotta di classe, condotta spesso da compagni disorganizzati, spesso privi di speranze e di prospettive.
Ma se queste lotte fossero combattute anche dai cosiddetti nonviolenti - che hanno di fatto abbandonato ogni senso critico per diventare larve festanti e striscianti nei cortei - i Biagi e i D’Antona, per quanto venduti, per quanto mercenari, non sarebbero stati uccisi, perché qualcuno di intelligente li avrebbe segati nelle sezioni di quartiere prima che diventassero dannosi per il resto della società, e nessuno sarebbe stato costretto a ricorrere a quella che tu aborri come un’aberrazione e che io invece percepisco come l’extrema ratio liberatoria di qualcuno che non sa più a quale compagno - o santo - rivolgersi.
Abbiamo diverse visioni della situazione, sarà che lavoro in un settore dove la tristezza, la disperazione, la percezione di sé come una nullità a cui tutto si può infliggere regnano sovrane.
Niente libertà, niente giustizia, niente uguaglianza, niente di niente.
E ti dirò che queste sono per loro e anche per me “necessità oggettive terribili e nefaste” che giustificano la strada che non sto indicando, ma che potrei un giorno intraprendere, perché la rabbia è tanta e l’impotenza è una sensazione che opprime e umilia.
Facciamo che mi condanni fin d’ora e così siamo a posto. A ciascuno il suo, e il mio, io lo pago in prima persona. La tastiera è solo una piccola parte di una vita complicata, divertente, disperante e - sostanzialmente - pericolosa e pericolante.
Ma che adoro.
Dacia Valent
La violenza
fiato sprecato..
ti ringrazio per