Cara Rosa,
vuoi sapere come la penso? Ok.
Credo che gli immigrati in generale, e la diaspora africana e musulmana in particolare, siano oggi il parametro sul quale si misura, e sempre di più di
misurerà, la capacità di lettura politica, la capacità di riorganizzazione non solo della sinistra, ma anche quella delle forze liberali, di centro e laiche, di fronte al progressivo degrado ed irrigidimento della società civile europea ed alla crescita del consenso verso soluzioni di estrema destra.
Non è possibile ignorare che uno degli slogan vincenti della destra in generale sia il no alla società multirazziale e al relativismo culturale.
La democrazia formale italiana ed europea si basa sul sistema della consultazione popolare e quindi del consenso elettorale, e visto che ormai vi è una tendenza dell'opinione pubblica a considerare gli immigrati in generale e la comunità africana e musulmana in particolare per ovvi motivi di visibilità - pericolosi sul terreno della concorrenza sociale (impiego, sanità, istruzione, ecc.), succede che il mezzo naturale per sconfiggere la destra nel meccanismo dei consensi diventa proprio la vittima ed il bersaglio di questa.
Vuoi davvero sapere come la penso? Bene.
Credo che siamo di fronte alla dichiarazione di guerra della sinistra, intesa come conglomerato di partiti e movimenti, nonché come collettivo umano, contro la destra, estrema o soft che sia, ed il campo di battaglia scelto siamo proprio noi, la diaspora musulmana ed africana.
Sono state spiegate sul campo ingenti forze atte a spiegare al popolo "italiano" che in realtà non è necessario affidarsi alla destra, o addirittura all'estrema destra, per tenerci sotto il tallone della repressione (e per riportarli al felice status quo precedente), ma che le forze politiche tradizionali - sia quelle di sinistra che quelle di centro - sono in grado di farlo anche con più classe, e con una indubbia parvenza di democraticità dell'atto.
C’è un violento conflitto di classe in atto; la proporzione geometrica dell'impoverimento dei neri e dei musulmani in rapporto al reddito ed alle opportunità di impiego dei bianchi; la disgregazione sociale (criminalità, malattie mentali, disoccupazione permanente - anche se fasulla -, scarsa frequenza scolastica - anche se indotta -) oggettivamente strutturata nei singoli abitanti dei ghetti africani e musulmani d’Italia, sono questioni che dovrebbero riguardare in prima persona qualsiasi soggetto politico che si definisca di sinistra o anche solo progressista.
Nei fatti così non è, dato che anche l'associazionismo bianco sconta la grave crisi di identità che la sinistra si trova ad affrontare, e sconta in termini pesanti anche il progressivo degrado del senso comune che caratterizza sempre di più la società civile.
Non mi fido di te, non di te Rosalux, ma di te sinistra italiana. Pur essendo stata il nostro pressoché unico interlocutore, hai dimostrato una totale incapacità di coinvolgimento paritario degli immigrati tutti nelle lotte per il miglioramento delle condizioni sociali in generale. Si potrebbe affermare che hai creato i tuoi propri ghetti, dove rinchiudere le minoranze. E non solo metaforicamente, se si pensa ai CPT.
Non mi fido di te, non di te Rosalux, ma di te “Italia democratica e civile”.
Qualcuno potrebbe obiettare che non tutti sono uguali, che esiste un buono ed un cattivo per ogni specie, anche tra la sinistra dei bianchi di questo paese. Ma l'Africa e gli Africani sono stati schiavizzati, colonizzati, discriminati ed uccisi non perché cattivi, ma solo in quanto Neri. O c'era un'altra ragione che mi sfugge? Per quale motivo dovrei credere che un movimento antirazzista guidato dai bianchi possa portare la mia gente ad occupare il posto che gli spetta e del quale è stato espropriato per secoli?
Quando è stato il momento di lottare per ottenere la libertà, l'uguaglianza, il potere dell'autodeterminazione, allorquando il nostro popolo si è unito ed ha combattuto da solo contro l'oppressore, ha vinto. Così è stato in Algeria, ed in Somalia.
Quando il nostro popolo ha invece abdicato dalla guida delle proprie lotte, adottando gli obiettivi e le strategie dei bianchi progressisti, allora è andato verso la disfatta totale. Così è stato in Algeria, ed in Somalia.
"Vogliamo essere noi stessi a difendere la nostra causa. È da troppo tempo che gli altri parlano per noi" questo si può leggere in un editoriale scritto sul primo giornale nero americano, il Freedom's Journal, il 16 marzo 1827.
Oggi, dopo 180 anni, questa resta, alla luce dei risultati ottenuti (scarsi se siamo ancora qui a parlare della necessità di raggiungere l'uguaglianza razziale) una frase attuale ed ancora pregna di significato come allora.
Il pragmatismo ha impregnato le azioni dei bianchi quando si è trattato di difendere e promuovere la causa dei Neri. Per dirla con Malcom X, i bianchi non hanno mai esitato ad usare la violenza quando si parlava dei loro diritti, ma quando si trattava dei nostri diritti, si sedevano per terra, o ci prendevano per mano e cantavano We shall over come.
Quindi, Rosa, permetterai che io ti dica che, actually, penso che il tuo minimum set del cazzo sia la vaselina propedeutica ad un’orgia di inculate, dove il culo ce lo mettiamo noi. Con rispetto parlando.
Penso, quindi, che sia nostro compito, nostro dovere (più che un generico diritto) decidere cosa vogliamo, quando la vogliamo, come la vogliamo e quanto, perdìo, ne vogliamo. Questo penso, cara.
Però mi sei simpatica.
E solo per questo mi sento di avvertirti: nel mio minimum set - visto che so cosa aspettarmi - ho solo dei calibro 5.56 NATO. E dopo - come farebbe ogni bravo cattivo selvaggio che si rispetti - vi si magnerà in un boccone, ché la dieta a base di pigmei ci ha un po' stufato.
Dacia Valent
Dissento (però non c'ho il catetere:-) )
>Voi - e dico voi contrapponendolo ad un noi di cui mi sento di fare parte, perché come io discendo da quegli schiavi e dai loro venditori, tu discendi dai compratori e sfruttatori...Dacia<
Dissento da questa interpretazione e, da bieko biango schiavizzanegrazzi:-) mi associo alle obiezioni di Paolo, Rubimasco e altri.
Daciona, io non posso essere sicuro-sicuro che qualche mio antenato di parte materna di Ulqin (per gli italici ribattezzato ad minchiam Dulcigno, dico ad minchiam perché la radice di Ulqin in albanese è "ulk", ovvero "lupo", che come si sa non è affatto "dolce":-)), città-porto nota nel passato per la sua flotta mercantile, non abbia fornito a certi tuoi antenati di parte MATERNA un servizio di crociera di sola andata dall'Africa alle Americhe. Detto questo, ti faccio umilmente:-) presente che:
1. Sei sicura-sicura che TUTTI i friulani, gente a cui appartenevano i tuoi antenati paterni non abbiano mai, chessò, partecipato in qualità di capitani della Serenissima o anche di semplici azionisti (come il buon Voltaire) nell'infame commercio?
2. Sei proprio sicura-sicura che il mio tris-tris-tris-tris-avolo non abbia sposato una bella donna africana e che poi, solo per una banale probabilità prevista dalle leggi di Mendel i miei antenati più prossimi ed io siamo do carnagione chiarea e rosea?
3. Visti i punti 1 e 2, non credi che, in virtù di una banale questione di pigmento melanico/eredità cromosomica, tu ti senta in diritto di esigere un credito secolare da me, sia una castroneria?
4. Nella giurisprudenza moderna esiste il concetto di "prescrizione" e anche quello secondo cui la colpa è sempre individuale e non si trasmette mai ai discendenti/collaterali. Solo nei paesi del "socialismo reale" esisteva la famigerata "politica penale", per cui TUTTI i discendenti e molti collaterali di un "nemico del popolo" erano qualificati "nemici del popolo" fin da quando erano allo stadio di zigote. E la colpa di essere "nemico del popolo" non si prescriveva mai. Dimmi che il tuo "comunismo alla melanina" è "diverso", please!
5. Personalmente, se qualcuno/a ti dà della "brutta negra" gli sputo in faccia, anche se tu avessi torto nello specifico e lui/lei ragione. Ti basti questo. Soldi da darti per risarcire la tua parte di discendenza materna dei torti subiti dalla parte di discendenza paterna, non ne ho. E anche se li avessi, non te li darei lo stesso. Te li devi guadagnare lavorando. Come faccio anch'io. E, credimi, in certi ambienti è molto meglio presentarsi come negro che come albanese. Ma a certi miei connazionali imbecilli che fanno discorsi ad minchiam del tipo:"Eh, gli italiani ci devono aiutare, perchè ci hanno invaso nel 1939" io ho sempre riso in faccia e ho detto"Ma va a laurà, barbùn!"
Con immutata stima
Ritvan
ricchi e poveri...
bellissimo post...
di fondo, non amo molto fare differenze di religione, di colori e di razze, anche per il motivo che sono sicuro che la vera questione di fondo, nella storia, sia sempre l'eterna lotta tra il ricco ed il povero...tra lo sfruttato e lo sfruttatore...
ciao Dacia
orso
Paolo
Paolo,
forse non riesco a trasmetterti il mio disagio quando un bianco, che non conosco e che comunque mi sembra persona apprezzabile e gentile, nonché dotata di senso d’ironia, vuole farmi credere che lo schiavismo esistente all’epoca dell’impero romano, nelle società proto cristiane, in quelle pre e protoislamiche, o la servitù della gleba medievale, siano paragonabili alla destrutturazione fatta della mia gente per secoli.
Voi - e dico voi contrapponendolo ad un noi di cui mi sento di fare parte, perché come io discendo da quegli schiavi e dai loro venditori, tu discendi dai compratori e sfruttatori – avete acquistato delle donne e degli uomini, li avete trasportati stipati come sardine a casa vostra, li avete denudati ed esibiti, avete controllato i loro denti e soppesato i loro scroti e le mammelle e ficcato dita luride e rapaci nelle vagine per valutarne la capacità riproduttiva. Li avete quindi allevati e avete separato le madri dai figli, vendendoli. Per secoli. Per secoli.
E tutto con il beneplacito di santa romana chiesa, dei vescovi protestanti, degli imam, e dei gran rabbini.
Non eravamo reduci da alcun genere di conflitto, non ci avevate vinto in guerra. Ci avete comprato come animali. Venduti dai nostri fratelli, magari, ma ci avete comprati ed allevati.
Quando dico che esiste un’ampia letteratura, che copre tutte le discipline, non me la invento. Tre su tutti, se ti va:
Voltaire, il simbolo dell'illuminismo, che investiva i soldi ricavati dai suoi libri (tra gli altri il Trattato della tolleranza) nel commercio di schiavi negri dall'Africa in America. Scriveva: "I bianchi sono superiori a questi negri come i negri sono superiori alle scimmie e le scimmie sono superiori alle ostriche".
Hume che scriveva: "Non è mai esistita una nazione civilizzata che non fosse bianca: sono portato a sospettare che i negri, e in genere tutte le altre specie umane, siano per natura inferiori ai bianchi".
Kant, che attribuiva alle “razze” precisi connotati intellettuali e morali: sosteneva infatti l’inferiorità dei neri, perché “i negri d’Africa non possiedono per natura alcun sentimento più elevato della stupidità”, e “il negro si colloca infatti al livello più basso tra quelli individuati in termini di diversità razziali”. Oppure, parlando dei Nativi Americani, Kant affermava che “tutti questi selvaggi hanno scarso sentimento del «bello in senso morale»”.
Convengo con te che le persone siano innanzitutto persone. Vorrei che con noi convenissero anche altri. E siccome così non è, si da il caso che alcuni di noi, pochi ancora, quelli che possono permetterselo per i più svariati motivi, facciano e dicano quello che altri non possono permettersi di fare o di dire.
Non si tratta di fondare partiti, ma di dotarci della necessaria contezza di noi che ci renda visibili dopo essere stati condannati all’invisibilità, che ci renda forti dopo essere stati ridotti all’impotenza, che ci renda felici dopo secoli di tristezza.
Tutto qui.
E se per questo fare, ci toccherà di dirti che non ci è mica piaciuto quelli che “tu” ci hai fatto, mi pare un giusto prezzo da pagare. Tanto il portafogli ce lo devi mettere tu.
Quanto alla chiusa, non male. Basta che scherzassi. Come me, ora.
Dacia
Mah secondo me c'è un
giusto per capire (messaggio semiumoristico)
Visto che mi risulta che anche gli italiani negli USA (e da molte altre parti) non sono stati trattati poi coi guanti bianchi....Sacco e Vanzetti, il linciaggio degli undici in Louisiana, i campi di cotone (sì, ci siamo stati anche noi) quei nomignoli tipo "dago" e "white nigger" che ci affibbiavano, i quaranta giorni a Hellis Island dei parenti di mio nonno, anni di campi di concentramento e lavoro forzato, le morti in miniera, i bar con su scritto "vietato entrare ai cani e a gli italiani", e aggiungendo il fatto che quando vado all' estero c'è sempre qualc' uno che sussurra "mafia", che si rifiuta di servirmi in farmacia o che mi fa pagare il conto dell' albergo in anticipo......io che mi riconosco senza possibilità di appello pappone bianco italiano, lo posso dare del "voi" a qualch' uno ? :-)
Eddai, datemi un minimo di orgoglio anche a me.
Ovvio che lo faccio per sdrammatizzare la conversazione pesante......
saluti
Rubimasco
quoto
non avevo letto. Quoto Paolo. Anzi quotissimo.
saludos
Rubimasco
schiavi
La tradizione della schiavitù in Africa e in Asia non ha lo stesso carattere di perversione che i bianchi hanno saputo imprimergli: gli schiavi erano bottino di guerra, in molte culture la schiavitù era a tempo, con la possibilità di riscattarsi dopo il compimento di uno specifico periodo di servizio.
---gli schiavi erano oggetti. In tutte le culture. Nella bibbia addirittura i figli e la moglie di uno schiavo erano proprietà del padrone se lo schiavo se ne andava. Nella cultura araba e nordafricana lo schiavo era trattato talmente male che persino Muhammad riconobbe che la schiavitù andava gradualmente abolita. Gradualmente, lo sai meglio di me, perchè ormai la società era troppo basata sulla schiavitù per abolirla di punto in bianco. Una soluzione graduale che, di fatto e nonostante gli altisonanti proclami, si è seguita anche negli USA. Lo schiavo era come il petrolio: necessario e redditizio. Il fatto che gli si lasciasse una certa libertà non era certo questione di rispetto, ma di convenienza. Il fatto che diventi un' abitudine che pregna la cultura, così diffusa da diventare accettata, non è certo un merito per nessuna cultura. Parliamo di eunuchi, per esempio. Insomma, dammi una popolazione e ti darò uno schiavo e un padrone. Questo non significa certamente che la schiavitù dei bianchi fosse migliore.
Equiparare chi, per questioni di mercato, entra in un business che è determinato dalla domanda (e non dall'offerta, tesoro) a chi invece consuma il prodotto, è mettere sullo stesso piano chi consuma la prostituta con la prostituta stessa.
---No, Dacia, è mettere sullo stesso piano il pappone e chi consuma la prostituta. Due sfruttatori. Perchè guarda caso chi vendeva non era della stessa etnia del venduto. Domanda? Certo, ma il commercio è fatto di domanda e offerta, non illudiamoci che possa esistere l' una senza l' altra. Questi discorsi sono sempre pericolosi, perchè alla fine sembra sempre che uno difenda una parte piuttosto che un' altra. Ma tieni bene a mente che io ragiono come ragiono per israele-palestina: sto dalla parte di chi muore e non di chi spara. A prescindere da dove viene il proiettile.
saluti
Rubimasco
e allora?
Lo ripeto, la schiavitù in Africa soprattutto, era il risultato di un conflitto armato perso. La perversione dell'acquisto di donne e uomini (non la vendita, ma l'acquisto ed il loro successivo sfruttamento generazionale) è un'invenzione dei bianchi.
Non parlo del 600 e.v. (tanto da far si che Mohamed ne parlasse addirittura all'epoca) ma degli ultimi seccoli dello scorso millennio (dal 1500 in poi), quando senza che facesse parte della tradizione bianca/cristiana di trattamento del vinto (davvero, dimmi quando in quegli anni le popolazioni bianche vinte venivano tratte in schiavitù dai vincitori) si commerciava in carne e sangue neri, con l'ausilio di discipline come l'antropologia, la letteratura ed ogni sorta di arte e scienza a cauzione della tratta?
Ed, igitur, non paragonavo il il venditore di schiavi al pappone. Non lo era. Quello era la prostituta.
Il pappone è chi continua a fingere che la colpa fosse condivisa. Anche tu. Ma come sai, io sono una bella cagna in calore, quindi...
Dacia
risposta
mmmmmmmh....
"Ma l'Africa e gli Africani sono stati schiavizzati, colonizzati, discriminati ed uccisi non perché cattivi, ma solo in quanto Neri"
Calma, vediamo di sfatare un mito. Tra gli africani c' era chi era venduto come schiavo ma anche chi vendeva gli schiavi. A dimostrazione , una volta di più, del fatto che nessuno è innocente. Ma lasciamo un' attimo perdere questo.
Ora vi racconto una storia vera. Quando Nelson Mandela fu liberato e successivamente divenne presidente del Sud Africa ci fu uno scultore di origine boera (per intenderci: quelli che il mondo diceva essere i razzisti) che gli propose di fare un bel monumento per lo stato. Il monumento era costituito da un bel pugno (quello del "potere nero") che sfondava le sbarre di un carcere, con tanti bei fenicotteri che si alzavano intorno. Il presidente Mandela rifiutò dicendo: "caro XXX, se io devo far fare un monumento per il Sud Africa, lo devo far fare per tutti i sudafricani, non solo per i neri."
E questo è quanto. Non lo troverete sulle biografie ufficiali, ma sono notizie di prima mano. Questo per dire cosa? Per dire che se il minimum set non esiste (per le questioni che vi pare) o esiste (per le questioni che vi aggradano) a me non frega un bel cavolaccio. Quando ho ottenuto che nessuno venga trattato da schiavo e che tutti rispettino la legge il minimum o non minimum diventa una masturbazione mentale. E diventa una masturbazione mentale anche la società multirazziale. Perchè tanto hai voglia di volere la razza pura e ognuno con la sua bella culturina nel compartimento stagno, le culture si mescolano ed anche come cavolo vogliono e non sarà ne un imam ne un politico ad influenzare un processo che dura da sei milioni di anni. In italia, poi......hah!:-)
saluti che è tardi
Rubimasco
bah
Rubimasco,
l'esercizio di distribuire equamente le colpe tra tutti per eliminare la colpa è non solo inutile, ma seccante.
I bianchi gli schiavi neri li compravano, li sfruttavano, li facevano riprodurre, li vendevano. Non veniva solo sfruttato il lavoro gratuito dello schiavo, ma si lucrava anche sulla sua stessa vendita. Per esempio i figli dei bianchi condannati alla servitù non potevano essere venduti, e la servitù era comunque circoscritta nel tempo. I neri rimanevano schiavi fino a quando non fuggivano.
La tradizione della schiavitù in Africa e in Asia non ha lo stesso carattere di perversione che i bianchi hanno saputo imprimergli: gli schiavi erano bottino di guerra, in molte culture la schiavitù era a tempo, con la possibilità di riscattarsi dopo il compimento di uno specifico periodo di servizio.
Equiparare chi, per questioni di mercato, entra in un business che è determinato dalla domanda (e non dall'offerta, tesoro) a chi invece consuma il prodotto, è mettere sullo stesso piano chi consuma la prostituta con la prostituta stessa.
Dacia
Beh...
Maddeché
Consentimi di dissentire Paolo.
Esiste un'ampia letteratura a giustificazione dello sfruttamento dei corpi delle donne e degli uomini neri come bestie da soma, giustificazioni incolori (nel senso che vanno dagli illuministi alla parte più moderata della chiesa cristiana, sia cattolica sia protestante).
Nella stessa maniera in cui noi siamo stati educati, in un processo pedagogico secolare e multidisciplinare a percepirci come inferiori, voi siete stati settati a sentirvi superiori. Gli italiani hanno in più l'aggravante di non essersi mai confrntati con i loro crimini coloniali, con la loro teorizzazione della difesa/offesa della razza. L'avete semplciemente rimossa.
Se ti va di racontarti delle balle, ti prego, fallo, ma non farlo qui che mi fa impressione.
Dacia
Ehm...
Boh
Dacia, non era assolutamente mia intenzione offendere la tua identità. Il problema è che io la vedo un po' come identità ricostruita, o decostruita, per così dirla. Non è una contingenza cromosomica che fa di un nero una persona di cultura nera. Ma cultura, come ci dice la parola, e come ci insegna Hegl, è un complesso che nasce e cresce lentamente e faticosamente, e che impermea di sè tutto, non ce lo possiamo inventare individualmente o ad hoc, ma è qualcosa che travalica immansamente gli individui, che di fronte alla cultura non sono niente. Cultura è appunto la storia di un popolo, e allo stesso tempo il suo spirito più profondo. Non ce la possiamo appioppare così su due piedi. Tu sei scresciuta appunto in otto paesi, e da famiglia benestante e di professionisti occidentali, hai fatto una carriera politica di vertice, conosci gran parte della letteratura mondiale occidentale, hai frequenstatto ambienti raffinati e di elite, vivi attualmente senza grossi sforzi materiali. Queste parole, "occidentale", ed "elite", devono pur avere un significato, non possono essere cancellati con un colpo di gomma. Io ti darei più l'identità di un'internazionalista ;-).Effettivamente, per quanto ho potuto conoscerti, ripeto, tu sei molto più bianca di me.
amore
Lucio,
credo che per voi bianchi sia consolante pensare che l'essere neri corrisponda ad uno speciale state of mind.
Per noi neri, essere neri è essere neri. Cosa che ci crea parecchi problemi quando a contatto con voi bianchi.
Ma io vi amo appasionatamente. By any necessary mean, e against all odds
Dacia
Boh
Boh
sionista assassina
Questa mi era sfuggita, Lucio,
non credo di amare particolarmente i sionisti, anzi.
Ma darle dell'assassina sionista mi pare un po' tanto brutto oltreché riduttivo.Il semplice asserire che è sionista dovrebbe essere sufficiente, non ti pare?
Dacia
No no, caro, Proprio no.
Lucio,
per favore, potresti evitarmi tutto ciò?
Il fatto di negare la mia negritude, o appiopparmi un'indesiderata bianchitudine lo ritengo francamente molesto.
Non sarei una vera nera, una vera africana perché? perché non mi trascino un "negrozio" per le strade e vendo i cd contraffatti? Oppure perché non batto su una consolare? O magari perché non cambio pannoloni a vecchietti stizzosi abbandonati dalle famiglie?
Se non ti conoscessi, e non conoscessi la tua capacità di cogliere con grazia rigorosa il punto delle questioni, oserei supporre che non ci hai capito una cippa.
Il punto è che noi Neri siamo proprio così, quando abbiamo la fortuna di non nascere e vivere in quartieri destrutturati, da famiglie destrutturate, da società destrutturate. E quando siamo forti a sufficienza per strapparci a tutta questa destrutturazione per assumere un ruolo all'interno della comunità che sia di raccordo con il resto del mondo.
Io non proteggo nessuno, Lucio, io mi faccio proteggere dalla mia comunità, dalle persone ceh senot mie. Fare parte di questo conglomerato umano, così negletto, così bistratto, mi rende parte di un movimento epico che ancora non sa di esserlo.
Mi piace poer scriverne, poterlo immaginare, e sentire che quei piccoli pezzi di momrtalità che ho messo al mondo potranno cntare sull'inventiva, sulle qualità di una comunità che sta sempre di più prendendo coscienza di se come motore del cambiamento.
Perché l'effetto dell'oppressione è proprio questo: è farci sentire potente, potentissima, la voglia di dire di no. E di dirlo proprio a partire da ciò che gli altri ci imputano come "delitto": l'essere ciò che siamo, l'essere quello che siamo.
Certo, il rischio è quello della chiusura e della riproduzione deegli aspetti più rirpovevoli della cultura d'origine, che per forza di cose perde la sua carica di negatività per diventare fattore identitario. Si, il rischio di demonizzare una cultura, una razza, un gruppo sociale è proprio quello di far diventare cose come - ad esempio - l'infibulazione un fattore di forte identità. Ma - se Dio e Santoro ce lo concederanno - sarà nostra cura to stand by le sorelle per raccontare una storia fatta di brividi e sospiri, che ha come protagonista principale non tanto il cuore quanto il clitoride.
Però, e consetnimi di dirtelo, dire ad una nera che non è veramente nera, perché magari ti assomiglia, o magari non assomiglia allo stereotipo del nero al quale ci hanno abituato, non è molto carino ed è inoltre totalmente balzano.
Come non lo è dire ad un ebreo non sionista "tu non sei veramente giudeo", o al rom laureato in medicina "non sei veramente zingaro", a una donna "che ha le palle", al musulmano normale "tu non sei davvero musulmano" o anche disegnare la Maga Lisistrata che si alza dalla sedia a rotelle per combattere la malvagia Valent.
Un piccolo h/t? Le persone non sono mai come le vorremmo noi, sono come devono essere. E se così non fosse, io ti direi che non mi sembri davvero bianco.
Baci, Dacia
Un post magnifico (e non è
Un post magnifico (e non è certo il primo...).
Come sai, ho qualche dubbio sull'esistenza dei "popoli" (ebrei, neri, bianchi, musulmani o padani che siano), però credo senz'altro che il problema sia quello dell'autoliberazione delle comunità oppresse e non della carità concessa alle condizioni dei dominanti.
Ecco perché sto con le resistenze, così come le comunità resistenti del mondo decidono di organizzarsele.
Su ciò che scrivi a proposito della sinistra, poi, doppia firma.