Elezioni
Inviato da dacia il Mar, 2008-11-18 09:08
Non ho mai capito per quale motivo siamo pessimisti.
Riusciamo a cogliere solo il lato negativo delle leggi che
questo parlamento notaio vidima all’iperattivo governo fascista che ci
ritroviamo.
Vi faccio un paio di esempi:
ve lo ricordate Maroni che si augurava la “creatività” dei
sindaci a cui aveva appena concesso “superpoteri”?
Ecco, i sindaci di sinistra, che sembrano educati da Pavlov,
mica si sono posti il problema di come affrontare creativamente e da sinistra
la questione.
Sulla droga avrebbero potuto migliorare l’illuminazione
nelle zone dove agiscono gli spacciatori, creare percorsi alternativi per i
ragazzi, coinvolgere le associazioni cittadine nella prevenzione, creare
sinergie tra studenti, genitori e istituzioni per offrire alternative al nulla
che la provincia offre ai giovani.
Sui barboni (che chiamarli clochard fa tanto fighetto, ma visto
che abbiamo il nostro termine, usiamolo) avrebbero potuto destinare qualcuna
delle decine di proprietà comunali per dare loro finalmente un tetto,
costituendoli in cooperativa di gestione.
Sui Rom avrebbero potuto individuare aree da concedere in comodato
a cooperative di costruzione, tanto questa cosa del nomadismo ormai regge solo
nella testa bacata di qualche fascista.
Sulle prostitute, avrebbero potuto dare loro la possibilità
di gestire il loro business in prima persona, gestendo il proprio corpo senza
un intermediario, favorendo la costituzione - anche qui - di cooperative di
servizi, che avrebbero pagato una tassa comunale atta a finanziare magari gli
asili nido o centri per anziani.
Ma no, era più facile accodarsi al peggior becerume di
destra, facendo a gara a chi la faceva peggiore. Suppongo per fare contento il “pubblico
sovrano” che a chiamarlo popolaccio gli si fa ormai un complimento a questa
mandria felice di andare al macello.
Oppure le classi separate per i bambini immigrati.
Ma dico, li avete mai sentiti parlare i bambini bresciani,
bergamaschi, napoletani, friulani o sardi? Perché riservarle solo ai piccoli
stranieri? E che è, sono per caso i figli dell’oca bianca? A tutti i bambini di
regioni fortemente “dialettizzate” dovrebbe essere riservato un posto in quelle
classi. Sosteniamo questo principio, che è quello giusto.
E via dicendo.
Perché parlo di questo?
Per dirvi che a me l’emendamento Bricolo (Lega Nord Padania
Libera e Bella ecc. ecc.) piace parecchio. Ecco cosa dice:
«Gli Enti locali,
previo parere del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica,
sono legittimati ad avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini al fine di
segnalare agli organi di polizia locale ovvero alle forze di polizia dello
Stato eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni
di disagio sociale e cooperare nello svolgimento dell'attività di presidio del
territorio»
Perché da la possibilità di organizzarci. In maniera seria.
Nelle ronde rosse.
Dove sta scritto che le ronde debbano essere composte solo
di scimmioni padani?
Tutte le associazioni democratiche presenti sul territorio
dovrebbero fin d’ora costituirsi formalmente (bastano i documenti di tre aderenti
[che delegano uno di loro, quindi non sarebbe nemmeno necessario esser presenti tutti alla costituzione], uno statuto completo di carta costitutiva e circa 200 euro e la si può costituire evitando le spese notarili,
direttamente alla Direzione delle Entrate della vosra città), nonché stilare un progetto e
proporsi come “cittadini volenterosi”. Essere pronti fin d'ora a presentare il progetto.
Parliamo con i compagni, spieghiamo loro il nostro progetto, coinvolgiamo tutti e facciamo che le ronde difendano gli indifesi, parlino per chi non può parlare, filmate la polizia quando vessa gli immigrati, i gay. Filmateli mentre distruggono le baracche dei poveracci, buttando via le loro poche cose che così tanto sono costate. Mettete su siti web dove pubblicare i vostri filmati e fotografie e fate comunicati stampa quando avete materiale da presentare e offritelo gratuitamente.
Chiediamo agli oratorii l’uso delle loro palestre per l’addestramento,
collaborate tra di voi: quelli che hanno esperienza paramedica spieghino la
loro materia, quelli che sanno come si gestiscono le situazioni di crisi di
tossicodipendenti istruiscano gli altri, quelli che gestiscono anziani
spieghino come fare ai nuovi colleghi e compagni di ronde, quelli che hanno
svolto volontariato in ambito della dissuasione alla prostituzione si diano da
fare per trasmettere la loro conoscenza.
Quelli che hanno esperienza militare addestrino tutti ad un
codice, che non è il fascista “Dio, Patria e Famiglia”.Quello lo lasciamo ai dementi che ci governano e ai loro leccapiedi.
Non quello. Questo invece: Tutto, ma tutto, il potere al popolo.
Addestriamoli al confronto corpo a corpo, alla disciplina,
insegnare loro come affrontare compatti le cariche delle forze della struttura
di potere, spiegare come difendersi dai gas lacrimogeni, come affrontare gruppi
organizzati dell’altra parte, come difendere gli indifesi.
Ma, soprattutto, quelli che possono facciano teoria, molta
teoria. Si ritorni al sano confronto ideologico. Si rileggano i testi
comunisti, e si impari la dialettica marxista di nuovo, il rigore della
ricerca, il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà.
Come non ringraziare la Lega che ci consente di
riorganizzarci militarmente, e sotto l’egida del loro bislacco “stato di
diritto”? Direi che siamo molto più fortunati dei compagni degli anni ’70.
Quello che faremo lo faremo con il timbro del comune.
Ecco perché non mi oppongo all’emendamento, anzi, lo
sostengo con tutta me stessa. E dovreste farlo anche voi.
Dacia Valent
Inviato da dacia il Lun, 2008-11-17 10:12
Ma voi, dico proprio a voi, non vi siete stancati di "essere responsabili"?
Assistiamo alla diminuzione dei diritti acquisiti dai lavoratori grazie a
leggi sponsorizzate dall’intera classe politica (la legge 30) e
sostenute sul cadavere di un infiltrato liberista che sta ancora facendo girare
Di Vittorio e Giugni nelle tombe come Biagi
(mai eliminazione militante fu più antipatica, ma giustificata per il bene del
paese), su cui Scajola aveva ragione da vendere: perché mai dare la scorta a un
coglione venduto, che l’aveva fatto solo per la scorta (e la carriera)?
Assistiamo allo smantellamento del diritto acquisito - con lotte epiche e
feroci - il diritto allo studio, che consentiva anche al figlio dell’operaio di
“diventare dottore”, esattamente come non vorrebbe l’attuale classe dirigente
del paese, Berlusconi in testa.
Assistiamo ai rastrellamenti etnici nelle città (dai quartieri agli
autobus, dai call centre ai ristoranti etnici) e all’impedimento del proprio
culto per un’unica religione, quella musulmana, esattamente come succedeva
durante il ventennio, contro gli ebrei e i testimoni di Geova, e alla nostra
demonizzazione sugli organi di stampa.
Assistiamo all’assoluzione dei vertici dell’apparato repressivo dello
“Stato”, lo stesso che durante il ventennio aveva sulle mostrine il fascio, la
Polizia, in cambio delle condanne di quei crumiri del diritto (e Pasolini mi
perdoni) – perché volenterosi di menare le mani - che comunque non avrebbero
potuto opporsi alle direttive impartite dai capi, pena la perdita del lavoro, unendo
il dilettevole (menare “négher” e “zecche”) all’utile (mettere in busta qualche
soldo in più per gli “straordinari sanguinari”).
Assistiamo all’indottrinamento delle masse alla totale ignavia e stupidità
grazie a sofisticati mezzi di comunicazione di massa, perché non si tratta più
di cose grossolane come La
difesa della Razza oppure de Il Tevere, ma di talk show seguiti da milioni persone dove si
demonizza l’altro in sua assenza, o magari invitando il più sfigato degli sfigati a rendersi
ridicolo personalmente e rendere pericolosi i suoi compagni o fratelli.
Assistiamo all’abbrutimento dei nostri vicini di casa e di banco, deprivati
di ogni forma di cultura, menati per il naso a menare i più deboli tra loro, per avere sollievo dalla tortura a cui le sottopongono
quotidianamente: mutui ormai impagabili, precariato sia sul lavoro sia nella
scuola, trasporti e viabilità impraticabile. Povertà insopportabile che –
incredibilmente – li mette contro gli altri poveri e non contro i padroni.
Tipico, vero?
Ma dobbiamo assistervi con grande senso di responsabilità.
Ricordatelo
tutti voi, dobbiamo essere colorati e festanti e dialoganti e nonviolenti. E se
ci picchiano, ci torturano, ci umiliano, ci uccidono, dobbiamo - sempre responsabilmente – fare ricorso
alla magistratura che, ancora più responsabilmente di noi, assolverà chi ci ha
picchiato, torturato, umiliato e magari anche ucciso.
E stranamente quelli che ce lo chiedono (ce lo impongono, prendiamone atto)
dalle pagine dei giornali e telegiornali patinati e iper-finanziati dei padroni
sono gli stessi che dai loro ciclostilati negli anni tra il ’67 e il ’78
spiegavano al movimento di allora come preparare le molotov e chiamavano alle
armi.
Oppure sono quelli che sui giornali della sinistra odierna si raccomandano
che le manifestazioni siano colorate, pacifiche e nonviolente, (e quando lo
sono se ne compiacciono, scodinzolando sotto la mensa del padrone), quando
invece i loro “padri partigiani” sotterravano le armi nei fondi, per essere
pronti alla rivoluzione, se necessario. Come oggi, ad esempio.
Ma soprattutto, tutti (destra e sinistra) chiedono responsabilità solo ai
negletti, ai poveri, agli sfruttati. E voi,
tutti giù a dire che “saremo responsabili”, e che cerchiamo il dialogo e che
Ghandi è e rimarrà l’esempio di lotta a cui ci rifacciamo.
Ma state scherzando?
Pare di no. Ed è molto triste.
Non possiamo essere rabbiosi di fronte al depauperamento di ogni nostro
diritto, oppure manifestare maleducatamente, né lanciare sampietrini, né
bruciare cassonetti, né spaccare vetrine, né sparare.
Anzi. Dobbiamo sempre (e per sempre?) essere responsabili.
Se fossimo Neri dovremmo essere grati di essere stati picchiati come bestie
in pubblico e capire che ci sono altri neri che ci rovinano la reputazione.
Se fossimo Rom dovremmo essere grati del fatto che qualcuno bruci le nostre
roulotte e i nostri figli, perché vorrebbe dire che abbiamo un posto
micragnoso in uno dei lager a cielo aperto dove ci fanno vivere.
Se fossimo Gay e Trans, dovremmo convocare i Pride specificando che il dress code è “giacca e cravatta”, che si
dovrebbe ballare la polka e che gli slogan dovrebero essere in perfetto trimetro
giambico al fine di evitare di scandalizzare la “gente perbene”.
Se fossimo musulmani dovremmo ringraziare Allah della concessione della preghiera
in mezzo alla strada o al limite in qualche sottoscala, perché non avremmo
diritto ad una minuscola Moschea dove fare vita comunitaria come la religione
impone e consente, e ringraziare con i lucciconi agli occhi se qualche prete ci
consente l’uso dell’oratorio e comprendere i passeggiatori di maiali.
Dovremmo farlo manifestando “in fila per 6 e con il resto di due”, naturalmente,
facendo grandi manifestazioni, sempre pacifiche e colorate, che consentano ai
bastardi di dire che in Italia il dissenso c’è e si vede. Perché è un paese
democratico. Quasi.
Dovremmo scioperare negli orari in cui il servizio che forniamo non
disturbi il manovratore e gli altri lavoratori non si sentano vessati, ché poi
quando tocca a loro e li mandano a cagare non ricordano che hanno criticato
altri come loro, ché la solidarietà non vuol dire fare l’elemosina, ma empatia
nelle lotte, nel riconoscersi tra uguali con uguali necesità e priorità: uguaglianza
e libertà, esattamente in quest’ordine.
Dovremmo firmare ogni pezzo di carta umiliante che il padrone ci porge,
pena l’accusa terribile in questo paese di irresponsabilità.
Dovremmo porgere non solo l’altra guancia, ma le guance dei nostri
figli e dei figli dei nostri figli, le guance di tutte le nostre generazioni
future.
Ma non è giusto dire che non esiste libertà d’espressione e di riunione in
Italia, non parliamo di “dittatura dolce” e nemmeno di “nuovo ventennio”, non
diciamo assolutamente di far parte di un popolo di servi e di vigliacchi amorfi.
Sono cose che non si dicono. Perché non sarebbe responsabile.
E ricordiamoci di non bruciare cassonetti, di non spaccare vetrine, di non
gettare sampietrini, di non fare picchetti, di non bruciare bandiere, di non
fare casini quando ti menano i fascisti altrimenti saresti un “vittimista”, e
ricordarsi, che la giustizia vera si fa chiamando il Gabibbo e non i tribunali.
Ricordatevi che le cose si fanno bipartisan anche: più fascisti ci sono tra
di noi, più responsabili siamo, e se
proprio vi menano, registrate col telefonino e mandatelo a Chi l’ha visto, per
denunciare che voi siete i buoni e gli altri i cattivi.
Quante cose ti chiedono il governo di destra e l’opposizione di sinistra, che
definire Quisling sarebbe un complimento.
Non siete ancora stanchi?
Io si.
Stanca lo sono a un bel po’, e questa cosa la pago cara, carissima, in
termini di diffamazione e minacce di
morte in rete e nella mailbox.
Ma voi, dico proprio voi, non lo siete adesso?
Non siete stanchi del “dialogo” a ogni costo? Perché dialogare con questi
quando in realtà dovremmo prendere in mano il nostro destino di lavoratori, di
studenti, di donne, di minoranze etniche e religiose?
Non dobbiamo più cercare le “tavole rotonde”. Dobbiamo abbandonare i
sindacati, questi sindacati. Dobbiamo rivendicare ogni nostro piccolo diritto
coordinandoci con i compagni e fratelli, con le compagne e sorelle, che su
altri fronti conducono le nostre stesse battaglie. Non sono importanti i
motivi, l’importante è la formazione, l’importante è l’ideale. L’importante è l’ideologia.
In questo paese avremmo i mezzi per farlo. E dobbiamo farlo. Dalle lotte di
chi può, di chi ha voce anche i senza voce, i senza nulla potranno avere ciò
che ognuno di noi dovrebbe avere.
Sarebbe il caso di dire qualche parolaccia in più, di incazzarci, di
dimenticare i cortei festanti e farne di rabbiosi, di ricordare che il nostro
nemico sono i padroni e i fascisti, di dimenticare le buone maniere bipartisan
e rifiutare le assimilazioni con quella feccia fatta solo sulla base di considerazioni
tattiche.
Noi abbiamo bisogno di strategia, non di tattiche futili e gradite alla
struttura di potere. Abbiamo bisogno di una direzione strategica e
ideologica che ricompatti il paese reale, su basi ideali. Su basi ideologiche.
Perché è vero che dobbiamo sollevarci. Ma contro le persone giuste.
Che sono quelle ingiuste.
Dacia Valent
Inviato da dacia il Mer, 2008-11-05 07:28
Io benedico la destra cialtrona che ci governa.
Oh, si li benedico.
Benedico quelli che ammazzano i Neri per strada come fossero mosche.
Benedico quelli che fanno le retate etniche e poi rinchiudono le persone in campi di concentramento e di detenzione amministrativa.
Inviato da dacia il Gio, 2008-10-09 06:13
Penso a Kilombo e alle imminenti elezioni e l'unica cosa che mi viene in mente è una citazione di Malcolm X: We had the best organization a black man's ever had. Niggers ruined it. Io non voterò, ma se dovessi (e se volessi) farlo, sarebbe Rinascita Nazionale. Dacia Valent
Inviato da dacia il Gio, 2008-10-09 00:38
Penso a Kilombo e alle imminenti elezioni e l'unica cosa che mi viene in mente è una citazione di Malcolm X: We had the best organization a black man's ever had. Niggers ruined it. Io non voterò, ma se dovessi (e se volessi) farlo, sarebbe Rinascita Nazionale. Dacia Valent
Inviato da dacia il Mar, 2008-08-12 04:32
 Però dobbiamo ammetterlo: questo governo sta facendo un ottimo lavoro. E tutto in tre mesi. Hanno un progetto - iniquo, orrendo, schifoso - ma lo stanno realizzando a passo sostenuto, senza fermarsi, senza pietà, senza ripensamenti. Sono dei seri professionisti. Hanno militarizzato le città, sancito che i contribuenti sono da considerarsi diversi in base all’origine nazionale, stanno destrutturando lo stato sociale e deregolando l’economia. Stanno praticamente blindando il paese a destra, garantendo i ceti agiati, espropriando i diritti civili di ogni minoranza esistente, distraendo il popolaccio grazie a provvedimenti eclatanti utili solo a nascondere l’approvazione di norme contro il popolaccio. “Noi” abbiamo “governato” per due anni e mezzo, e siamo riusciti solo a garantire il vitalizio ai nostri eletti. Pareva che avessimo un progetto in comune (tipo un milione di pagine fitte fitte con tutte le cose che si dovevano fare), con quella gentaglia che abbiamo sostenuto e votato. Salvo scoprire, alla fine, che non esisteva un “noi” ma solo un “loro”. Avrebbero potuto fare molte cose, questi bastardi - che oggi si ripropongono come opposizione: avrebbero potuto abrogare la legge Biagi per tornare all’originale Statuto dei Lavoratori, concedere il diritto di voto alle amministrative agli immigrati, risolvere una volta per tutte il conflitto d’interesse, assicurare la libertà di culto alle minoranze religiose, rendere pubbliche le aziende che hanno usufruito di troppi [davvero troppi] finanziamenti pubblici, ridimensionando così anche la Confindustria. Avrebbero potuto codificare il lavoro atipico e quello informale [il nuovo proletariato, fatto di colletti bianchi ormai, che la produzione pesante costa di meno nel Terzo Mondo o nella Terza Europa]. Avrebbero potuto ritirare le truppe dai teatri di guerra, negare l’autorizzazione all’ampliamento della base USA a Vicenza. Avrebbero potuto garantire giustizia ed equità alle coppie omosessuali, ricononoscendo il loro diritto al matrimonio [contenti loro...] e all'adozione. Avrebbero potuto rivedere le priorità sulla gestione del territorio con l’accoglimento dei piani proposti dalle comunità locali [ad esempio i NO-TAV], incrementare il trasporto merci su rotaie per ridurre la pressione su strada e l’inquinamento. Avrebbero potuto mettere mano ad una seria riforma della magistratura che prevedesse – oltre alla separazione delle carriere e all’obbligo del giudizio entro 90 giorni dall’informazione di garanzia o dall’arresto – la responsabilità civile dei magistrati e la tutela dei diritti degli inquisiti, pensate a Genova, pensate a Napoli. Avrebbero potuto fare tante altre cose ancora che non mi va di scrivere, ché fa caldo e le zanzare mi stanno mangiando viva. Non hanno fatto nulla di tutto ciò, i nostri eroi, si sono limitati a vegetare sulle poltrone – sia quelle governative, sia quelle parlamentari sia quelle dei talk show – spacciandosi per chi non erano e facendosi tanare alla prima elezione utile, i molto pirla. Anzi, alcuni di loro - i peggiori - sfilavano nella manifestazioni del movimento contro la guerra, oppure contro la violenza sessuale o quella razzista, mentre in Consiglio dei Ministri e seduta parlamentare approvavano di fatto [astenendosi e non dimettendosi] ogni misura contro le masse, masse di ogni genere, colore, orientamento sessuale e religione. Alcuni di loro, i migliori, venivano emarginati ed espulsi dei partiti in cui erano stati eletti e cui avevano portato voti, perché si attenevano a ciò a cui si erano impegnati nel programma elettorale Lo ripeto, mi piace avere un nemico identificabile come tale, che non si traveste, che non mi dice paroline dolci mentre mi uccide. Questo è il governo che il popolaccio merita, questo è il governo a cui la cosiddetta “sinistra” ha consegnato il paese. Sia benvenuto, questo governo, sia benedetto questo governo, che dalla merda nascono i fiori. Dacia Valent
Inviato da dacia il Dom, 2008-07-27 13:20
Non riesco a entusiasmarmi per il congresso di Rifondazione. Certo, ha vinto la mozione per cui avevo votato al mio congresso di base. Ma questo congresso è stato di una tristezza imbarazzante. Roba stantia, già vista. Il gioco stanco di una vecchia puttana ormai costretta a qualsiasi bassezza pur di rimanere in pista. Sembrano la riedizione in rosso dei petitori di scuse professionisti che noi minoranze etniche conosciamo bene: “È vero, negretti, abbiamo approvato la schiavitù, ma adesso siamo pentiti”, oppure “Scusateci, giudeucci, ma Mussolini e Hitler sembravano delle così brave persone all’inizio, ma adesso siamo pentiti”. Loro chiedono scusa perché hanno partecipato al governo Prodi, adeguandosi alla liturgia del NO a qualsiasi istanza del movimento. “Scusateci, ma eravamo troppo impegnati a farci scarrozzare in macchina blu in giro per programmi televisivi, o assistere alle parate militari, o a fottercene dei precari, a fottere la comunità GLBTQ, a perseguitare immigrati, musulmani e nomadi, per ricordarci che siamo comunisti. Ma ce ne ricordiamo adesso..”. Triste, no? Non so voi, ma io dubito che i rifondati rifondaroli possano costituire un buon punto di partenza. Troppa ansia di piacere, troppa tensione per le questioni elettorali prossime venture, troppo di tutto ciò che serve all’élite e nulla di ciò che serve alle masse. Che diano un segnale deciso al paese, che dicano che non ci stanno più: che escano da ogni maggioranza copycat del governo Prodi, perché il governo delle città e delle province e delle regioni non è diverso dal governo nazionale. Che riammettano i compagni espulsi per "troppo comunismo" come Turigliatto e Rossi. Che inizino a lavorare davvero sul territorio, che i soldi per farlo ce li hanno, basti pensare al rimborso [sovradimensionato] delle spese elettorali. Che ricomincino dall’opposizione. Davvero uno spettacolo imbarazzante questo congresso: non ci hanno risparmiato nulla. Dagli appetiti di corrente, all’inconsistenza ideologica di molti autodefinitisi compagni comunisti, all’inesistente formazione socialista di questi cosiddetti compagni che solo a sentirli parlare si capisce che giocano nell’altra squadra, al problema della debolezza delle proprie convinzioni, l’incapacità di comprendere la propria storia, l’arroganza, la supponenza, passando per il problema speculare dell’assenza di rigore, di umiltà, finendo nella fastidiosa tendenza ad autopromuoversi come gruppo dirigente. Ma quello che trovo davvero odioso è l’abitudine di appioppare cognomi senza alcuna connotazione ideologica chiara - un po’ come si faceva con i trovatelli nei conventi d’antan - a ciò che noi siamo, e di cui dovremmo essere orgogliosi: questo appioppare il cognome democratico a qualsiasi cosa noi si dica, si faccia e si voglia è l’apoteosi del nulla. Sono lontani i giorni nei quali avevamo creduto che il cambiamento fosse arrivato. Ci siamo ritrovati catapultati al governo (scusate, ma mi sentivo profondamente parte di un sogno che ci aveva visto all'opposizione per tutta la nostra storia repubblicana, salvo il primo governo del dopoguerra). Eravamo euforici. In fondo avevamo tutti lottato e creduto e lottato ancora per far si che i compagni si sedessero finalmente nella stanza dei bottoni. Chissà perché ci immaginavamo frotte di persone che sarebbero diventate magicamente il centro dell'interesse politico: chennesò, i lavoratori precari, disoccupati o in cassintegrazione, le donne maltrattate, gli anziani, le minoranze etniche e religiose, i disabili, la scuola diventata magicamente prioritaria, i diritti dei gay sanciti con una legge dello stato, la polizia cortese, gli ospedali puliti. In fondo il nostro ideale di governo della sinistra era piccolo piccolo. Si pensava che le donne e gli uomini divenissero finalmente centrali rispetto alle scelte delle priorità politiche dell’amministrazione dello stato. Invece abbiamo assistito a pestaggi da parte di una polizia a Napoli (per chi si fosse scandalizzato delle violenze di Genova) che somigliava pericolosamente a quella scelbiana, allo sgombero di case occupate salvo poi continuare a spendere e spandere per letti di fortuna ad associazioni collettrici di fondi ed erogatrici di voti [associazioni di sinistra o cattoliche di sinistra, per inciso], alla creazioni dei centri di concentramento per stranieri, all'aumento dei ticket salvo poi diminuirli in zona cesarini, alla latitanza completa dai temi sociali, all'invio di truppe ovunque ce ne fosse (o no) bisogno, a mangiapreti divenuti baciapile, a musei aperti di notte e scuole da chiudere perché fatiscenti, alla privatizzazione della televisione pubblica ed alla satira di regime. E chissà perché alla fine mi sono detta “che capperi, ma quanto mi manca l'opposizione!” Quanto mi manca la tensione di quei momenti nei quali ci si gioca tutto sulle idee e, perché no? anche sulle ideologie. Quanto mi manca la dignità della mia storia di donna, di comunista, di femminista, di nera, di musulmana, quanto mi sento male all'idea che il governo ce l'hanno regalato le procure e ce l’ha tolto il popolaccio di telespettatori che abbiamo tentato di coccolare con mossette sempre più audaci e per questo sempre più patetiche. Oggi dobbiamo mettere un motore nuovo ad una carrozzeria d’epoca. Non vecchia, d’epoca. Perché quelli di noi che ancora si sbattono, perché credono ancora di credere con tutto il cuore, hanno in comune la necessità di non dimenticare i nostri percorsi, quegli infiniti sentieri di idee, azioni, di politica e di prassi, che ci hanno portato in questi spazi, separati ma uniti da un vincolo invisibile e quasi ferreo. Questa volta dobbiamo decidere di agire, tutti quanti, ognuno di noi facendo le cose per le quali è portato, altri ancora sacrificando parte della propria storia e del proprio sentire perché ci sentiamo uniti nella totale stanchezza di ciò che sta succedendo. Siamo stanchi di stare seduti sulla riva del fiume, perché da quella orrenda riva abbiamo visto passare troppi cadaveri eccellenti. Da quell’orrenda riva abbiamo visto passare il cadavere dei diritti civili, ucciso dalle democratiche mani di Livia Turco e Giorgio Napolitano, che nella loro disgustosa legge hanno ricreato una miriade di risiere di San Sabba, dove le persone vengono rinchiuse non perché hanno commesso un reato ma perché esse stesse, la loro stessa esistenza è un reato. Da quell’orrenda riva abbiamo visto passare il cadavere della difesa dei diritti umani e quelli all’autodeterminazione dei popoli quando hanno consegnato un indifeso Oçalan a chi l’avrebbe torturato a morte. Da quell’orrenda riva abbiamo visto passare il cadavere del pacifismo, prima quando abbiamo visto partire gli aerei carichi di bombe democratiche da sganciare sulle teste calde dei serbi, perché la guerra è democratica solo quando siamo noi a farla e poi con l'espulsione dal gruppo parlamentare e dal partito degli unici due che hanno mantenuto saldo il loro essere comunisti e il patto con le masse, non con gli elettori. Da quella orrenda riva abbiamo visto passare il cadavere dei diritti dei palestinesi all’autodifesa da un’occupazione illegale ed illegittima, che invia sicari – democratici? – ad uccidere i padri ed i figli nella totale indifferenza, sancendolo con l'esclusione di Marco Ferrando dalle liste del partito. Bob Kennedy disse che pochi hanno il privilegio di cambiare il corso della storia da soli, ma ciascuno di noi può cambiare una piccola porzione di questi eventi, e ciascuno di questi atti scriveranno la storia di questa generazione. Noi continuiamo a resistere perché crediamo davvero di poter costruire un mondo migliore. Abbiamo imparato una lezione fondamentale in questi anni di solitudine e di lavoro, e cioè che le persone che provano un reale interesse per il mondo e per quello che lo affligge e sentono il bisogno di fare parte del cambiamento, le persone che sentono di poter agire in maniera giusta, possono davvero cambiare la storia. Obbiettori di coscienza. Questo è quello che dobbiamo essere. Io lo sono: di fronte ad una legge, la Turco Napolitano Bossi Fini, che ha ridotto la mia gente alla stregua di bestiame da soma, senza diritti e senza diritto, io violo la legge ogni giorno. Oggi vi scrivo da qui, domani potrei essere ospite in una prigione, lo so. Ma non la temo, perché obbietto ad una legge che mi vorrebbe vedere assistere supinamente alla violazione dei diritti umani, della dignità di persone, che considero fratelli e sorelle. Che considero compagni. Don Milani, parlando degli obiettori di coscienza, così rispose ai cappellani militari che bollarono gli obiettori come vili: “La sentenza umana che li ha condannati dice solo che hanno disobbedito alla legge degli uomini, non che sono vili ... Aspettate ad insultarli. Domani forse scoprirete che sono dei profeti. Certo il luogo dei profeti è la prigione, ma non è bello stare dalla parte di chi ce li tiene …”. So che non riuscirò a porre fine al razzismo. Ma se solo… Se solo avessimo un partito serio, potremmo mettere fine alla discriminazione legale, potremmo porre fine all’idea di poter mandare migliaia di soldati a combattere una guerra osteggiata dai popoli, potremmo porre fine all’idea che più di metà del paese - dalle donne ai gay alle altre minoranze - sono cittadini di seconda classe. Perché la rivoluzione non è qualcosa fissato ad un’unica ideologia, o qualcosa che vada di moda in una particolare decade. È un processo perpetuo insito nello spirito umano. Se solo… Dacia Valent
Inviato da dacia il Lun, 2008-07-21 02:16
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Kilombo non è una vetrina per scribacchini affetti da logorrea da tastiera, come me. Non è nemmeno un portale dove promuovere ciò che si scrive. Kilombo è nato come un laboratorio, una sede virtuale dove ragionare su ciò che vogliamo, sul perché lo vogliamo e su come ottenerlo, confrontandoci con persone generalmente affini, con cui discutere e non litigare. Ognuno di noi la veda come vuole, ma Kilombo non è solo l’aggregatore di un’esperienza politica a cui questa legge elettorale ci ha costretto. Kilombo è un aggregatore di sensibilità politiche ed esperienze militanti, tra persone che dovrebbero avere in comune l’odio per la discriminazione, per lo sfruttamento e per il potere esercitato senza controlli. Intendiamoci, non credo affatto che Kilombo sia l’aggregatore delle “sinistre”, poiché il termine sinistre non esiste politicamente. Non ho molto in comune con numerosi blogger dell’aggregatore [e suppongo che tutti quanti stiano tirando un sospiro di sollievo…] ma è bello leggerli, incazzarmici e rispondere, oppure è ancora più bello leggerli, incazzarmici e rielaborare le mie certezze. Se avessimo voglia di parlare solo con “quelli come noi” non avremmo problemi: ognuno di noi partecipa a mailing list e altre iniziative in rete molto più affini alla nostra vera “vera” parte politica, mi pare. Quando si creò Kilombo, mi è parso di capire che lo si fece per capire il reale valore del termine “centrosinistra”, per avere uno spazio di confronto di idee tra le varie anime di un esperimento che nei fatti, almeno dal punto di vista elettorale, si è rivelato perdente. Perché non è dalla sommatoria dei partiti [o dei blog] che si edifica un soggetto politico: sono la riflessione, il dibattito, l’iniziativa politica a costruire e creare, il resto è cerone della peggior qualità. Quello che i promotori di Kilombo sono riusciti a fare è incredibile, ho invidiato profondamente la loro capacità di coagulare l’interesse della comunità e il consenso di molti intorno ad un’iniziativa il cui successo non era poi così scontato. Hanno commesso errori, certo, determinati dalla voglia di avere un aggregatore il più popolato possibile. Queste sono cose che con il tempo si pagano, fatevelo dire da me, che per un periodo mi sono circondata di persone che oggi si rivelano per ciò che sono veramente. Non so voi, ma io non ritengo d’avere alcun “verbo da diffondere”. Scrivo perché mi piace, perché organizzare le idee per iscritto mi aiuta a ragionare. E pubblicare mi da la possibilità di avere un feedback da persone spesso intelligenti, anche se critiche. Invece oggi siamo, molti kilombisti, costretti a tenere i blog blindati, con i commenti moderati, per evitare che gentaglia varia e avariata vi faccia incursioni da troll. E anche così si devono subire aggressioni e minacce pesanti, disgustose, a noi e alle nostre famiglie, da parte di iscritti all’aggregatore convinti che quando si parla di dibattere si tratti “di-battere” con una mazza da baseball sulle facce e le rotule di chi considerano nemico. Basta aprire un blog parallelo sui compagni o sulle loro famiglie e dichiararlo “satirico". La satira si riconosce, non è neessario spiegarla. Lo so anche io che i troll non sono tutti in Kilombo, anzi, direi che ne restano 5 o 6 - a proposito dei quali consiglierei alla redazione di controllare gli IP nelle mail di richiesta di iscrizione ed eventualmente richiedere loro un supplemento di dati -. Perché non mi va di convivere in uno spazio come questo, che dovrebbe essere deputato al dibattito, con un gruppetto di rossobruni deliranti che confonde l’autodifesa con la censura. Adesso il resto tocca a noi, perché sebbene alcune di queste persone siano già state allontanate è importante votare “Favorevole” all’emendamento anti-troll alla Carta di Kilombo. Io l’ho fatto, fatelo anche voi. Dacia Valent
Inviato da dacia il Dom, 2008-06-29 16:45
Sono stata sospesa da Kilombo, perché - per motivi di odio personale - un famigerato fake della rete che fa parte della redazione ha voluto privarmi di uno spazio di discussione, per motivi di odio personale, ripeto.
Ne fa parte perché un gruppo di kilombisti - persone a mio avviso politicamente un po’ stupide perché tristemente avide di accessi, visto che ripubblicano sul blog del fake i loro pezzi - hanno sostenuto all’epoca la campagna per la sua elezione alla redazione. Io, grazie ad Allah, all’epoca - seppure pesantemente sollecitata da chi ritenevo amica - mi sono sottratta alla logica squadrista, che vedeva un “compagno che secondo me sbaglia” bersaglio della violenza che questi patetici ma pericolosi rossobruni ritengono sia satira, fatti che tutti ormai hanno riconosciuto per quello che sono, e cioè aggressioni di stampo nazifascista, e dichiarai il mio voto per un’altra persona, che si è poi rivelata un’ottima redattrice. Questo l’antefatto. Ma adesso parliamo di quello che sta succedendo, e delle geremiadi di redattori che si dimettono (ElfoBruno e Ciocci) lamentando una violazione della Carta di Kilombo, che sono poi gli stessi che hanno permesso che proprio in Kilombo si consumasse un’aggressione/vendetta virtuale, da parte di due esseri obbrobriosi e infrequentabili - uno dei quali per qualche giorno ancora redattore e iscritto a Kilombo -, nei confronti di alcuni iscritti, come Spartacus Quirinus [aggredito in base alla sua età], me [sospesa], Ricchiuti [sospeso], Stratex [che si è visto cambiare il link al suo meta post], Tisbe [che si è vista cancellare il suo meta post dalla home di Kilombo], e potrei continuare ancora. Quando ho contattato la redazione attuale, sia collettivamente sia uno per uno, se ne sono altamente sbattuti. Molti di noi hanno aspettato che questa redazione - di cui una parte si dimentte su questioni legate al Gay Pride solo perché li riguardano direttamente - dicesse qualcosa delle violazioni eclatanti della Carta di Kilombo [per esempio la sospensione non è prevista, così come non è previsto che un rdattore modifichi i meta-post], e abbiamo atteso invano. Oggi, si dimettono. L’unica cosa che mi viene in mente è di dare loro la mia solidarietà, parafrasando il pastore Niemoeller: "Prima vennero per gli anziani, e io non dissi nulla perché non ero anziano. Poi vennero per i negri, e io non dissi nulla perché non ero negra. Poi vennero per gli albanesi, e io non dissi nulla perché non ero albanese. Poi vennero per i Rom e i Sinti , e io non dissi nulla perché non ero Rom né Sinti. Poi vennero per gli ebrei, e io non dissi nulla perché non ero ebreo. Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa". Ma Kilombo è stato per alcuni, anzi, molti di noi un sogno. Quello di raccordare politicamente il web di sinistra, quello di dare una voce ai senza voce, quello di fornire ai compagni un’agorà dove dibattere, quello di edificare un’arena dove discutere, quello di costruire un bistrot dove dialogare, uno spazio virtuale dove coordinare gli sforzi ed essere parte della soluzione e non parte del problema. Kilombo ha smesso di essere tutto questo, quando alla redazione sono state elette persone politicamente lontane dalla sinistra quanto Plutone lo è dal Sole: Francesco Costa e Valerio Pieroni, che stanno nel PD solo perché è lì che è confluito il democristianesimo in cui si riconoscevano prima dell’implosione di quel partito. Nulla da dire sulla loro capacità e coerenza come blogger, solo non sono di sinistra. Ha conosciuto tempi bui con l’abuso delle chiavi di redazioni da parte di Spartacus Quirinus e di Karletto Marx. Io ho di volta in volta difeso il diritto di parola e il diritto di cittadinanza in Kilombo di ognuno di loro. Ma Kilombo è sprofondato in una melma disgustosa con l’elezione di Spb. Un fake conclamato, mille personalità la servizio del nulla: dall’ebreo David Eckstein che giustificava l'antisemitismo di una squinternata a Franca Brambilla, ai vari Fabio, Bob, e altri commentatori del sito della squilibrata sporcacciona che non cito per evitare di sporcare ulteriormente questo blog. E a questo punto mi accorgo di dovere delle scuse a tutti i compagni, a tutti quelli che credono che questo possa essere il laboratorio della sinistra del web e non una malinconica vetrina dove parlare del deficit di democrazia nella nazione lasciando che la democrazia del nostro microcosmo - cioè Kilombo - vada letteralmente in pezzi. Mi sono accorta che la troppa democrazia è difficile da comprendere da chi la vive come qualcosa di dovuto o di scontato, e non qualcosa da garantire quotidianamente, con azioni e - nel nostro caso - parole. E queste, sono le mie, di parole. Perché non potrò votare. Ma se potessi farlo, voterei per Guido Allegrezza, lampidipensiero. Dacia Valent
Inviato da dacia il Ven, 2008-06-27 06:43
In questi giorni si susseguono le riunioni della rete antirazzista nazionale, ci si scambiano tonnellate di kb di mail e si consumano crediti di cellulari che pagherebbero il debito estero di una piccola nazione, per raccordarci sulle azioni da intraprendere contro il “pacchetto sicurezza”.
Posso dire una cosa? Partecipo volentieri, mi pare che molti tra noi stiano partecipando da oltre 20 anni, facendosi anche un mazzo così, e ormai non ci crediamo più molto. Perché qualcuno dovrebbe indicarci quale è la vera differenza tra la gestione Amato e quella Maroni del Ministero dell’Interno e ancora di più quel qualcuno dovrebbe spiegarci l’inspiegabile silenzio - salvo qualche eccezione rimarchevole - del movimento durante la gestione Prodi dei diritti civili e umani delle minoranze etniche e religiose. E dire che non si chiedeva molto, si chiedeva al governo di “centrosinistra” di fare quello che sta facendo il governo di estrema destra: cambiare lo stato e le istituzioni. Forse era il centrosinistra sbagliato. O forse abbiamo a che fare con una strana genia di politici, che badano più al consenso popolano che al bene della popolazione. La sapete la cosa più atroce? Che le norme contenute nel “pacchetto insicurezza”, approvate da un Senato che è stato consegnato dall’incuria dei compagni alla destra più violenta, fascista e razzista, rendono felici gli italiani. Tanto felici. Sono felici di vedere militari pattugliare/marciare per le strade delle grandi città, umiliando le minoranze etniche - perché quello è il loro ruolo nella tragedia italiana - come oggi fanno le polizie del nostro paese; sono felici della norma che toglie la potestà genitoriale ai Rom e Sinti mendici, senza pensare che vi sono assassini che hanno mantenuto e mantengono tuttora la potestà sui loro figli; sono felici si sentirsi dire dai loro ministri che ai bambini Rom e Sinti verranno prese le impronte digitali, saranno schedati come criminali solo perché appartenenti ad un’altra “razza”, probabilmente considerata inferiore; sono felici del doppio binario della giustizia, che di fatto separa gli uni dagli altri, sancendo il principio secondo cui la legge non è uguale per tutti, aggravando i reati in base all’etnia di appartenenza; sono felici di sapere che centinaia di migliaia di persone rimarranno senza una casa, perché li vogliamo a lavorare nei nostri mercati e nelle nostre campagne, ma vorremmo anche che fossero subumani "usa e getta" e che non si intestardissero nel volere avere un letto in cui dormire e un comodino su cui appoggiare le foto dei loro figli lontani; sono felici che questo paese riconosca alle minoranze etniche - finalmente ufficialmente e a livello normativo - il ruolo di servi, il ruolo di schiavi. Provate a spiegare a questi molti, felici molti, che non basta essere “elettori” - un sinonimo, ormai, per indicare il cliente di prostitute politiche di sinistra e di destra - per essere al sicuro. Provate a spiegare a questo popolaccio che sfiora l’idiozia e non più la più perdonabile ignoranza, che noi neri, rom, gay, musulmani, ebrei, donne, ecco, si, provate a spiegare a questi miserabili felici che noi "diversi" siamo la palestra su cui la struttura di potere si fa i muscoli per colpire chiunque un giorno dica di NO. Provate a dire loro che esiste un semplice principio che andrebbe rispettato e promosso: agli elettori vanno garantiti i loro diritti, ma nulla di più, a tutti gli altri, gli stessi diritti, e nulla di meno. Provate a dire loro che questo paese si è trasformato, in pochi mesi, nella replica edulcorata da un sapeinte lavoro mediatico del più becero fascismo all'italiana, quello della Risiera di San Saba, quello del lager di Bolzano, quello dei treni piombati per le deportazioni, quello dei rastrellamenti, quello dei militari che pattugliano le strade, quello delle leggi razziali. Beh, noi dobbiamo dirlo, e dobbiamo farlo capire. Qui e ora, compagne e compagni, sorelle e fratelli, non si tratta più di organizzare manifestazioni o assemblee dove parlarci semplicemente addosso, dicendo cose che avevano senso decine di anni fa. Qui e ora, si tratta di prendere che questa è l’Italia dell’apartheid, creata dalla negligenza di una sinistra incapace, preoccupata della perdita di consenso, priva ormai di ideali e di idee forti, paralizzata di fronte al compito vero, quello di creare una cultura solidale tra lavoratori e una destra attiva e cattiva, con grandi capacità di organizzazione sul territorio e un progetto reale - seppure orribile - da realizzare. Qui e ora, si tratta di essere consapevoli che non si tratta di organizzare manifestazioni, cortei, assemblee, si tratta di cominciare a pensare in termini di Lotta di Liberazione. Qui e ora, si tratta di capire che la nuova schiavitù esime lo schiavista dall’andarseli a catturare gli schiavi: arrivano qui, morendo a frotte, perché hano capito che non è giusto morire per i nostri condizionatori d'aria, i nostri SUV, le nostre parabole. Qui e ora, si tratta di capire che esiste in Italia una colonia interna, composta da quasi 5 milioni di persone che sono private di ogni diritto, che vengono umiliate e percosse e bruciate vive, e bisogna schierarsi, seriamente, davvero. Qui e ora, si tratta di smetterla di parlarci addosso, di prendere la falce e impugnare il martello, di scendere giù in piazza e picchiare con quello. Perché di fronte ad una così violenta aggressione normativa, di fronte all’ignavia di un Presidente della Repubblica sedicente uomo di sinistra che firma qualsiasi pezzo di carta igienica sporca gli presentino, di fronte al razzismo, alla tutela dei privilegi dei pochi a scapito dei diritti dei molti, non si può continuare a fare coreografia. Perché adesso non c’è bisogno di marciatori dalle scarpe rotte, ma di eroi. Di eroi. Di donne e uomini che si battano per ciò in cui credono, senza temerne le conseguenze, anzi, accettandole con grazia. Di fronte a tutto questo si fa politica, e la si fa seriamente, con ogni mezzo necessario. L’autodifesa non è offesa. E per dirla con Marcuse, è compito di ogni individuo ribellarsi contro un sistema ingiusto. Il razzismo non è mai stato così nascosto dai media, prima d’ora, ma è molto più terribile oggi di quando invece il regime fascista finanziava i fogliacci di Telesio Interlandi e giornali oggi tra i più venduti, Corsera e La Stampa per esempio, erano desolatamente allineati con la persecuzione delle minoranze. L’idea di un’Italia esente dal razzismo, è un sogno dei pochi che vorrebbero schiavizzare e sterminare i molti, ma quel che è peggio è che è anche il sogno dei molti impoveriti che diseducati e privi di capacità organizzative preferiscono la gara tra topi piuttosto che la rivendicazione articolata. Qui non si tratta più solo di coreografare un abbozzo di protesta, ma di discutere di come liberare le menti per liberare l’Italia. Uno dei nostri canti, uno tra i più belli, ad un certo punto dice: “scarpe rotte eppur bisogna andar”. Io verrò a tutte le manifestazioni, come ho sempre fatto, lo faremo tutti, e pur se le nostre scarpe sono ormai rotte, andremo. Ma sappiate che non ci divertiremo affatto. Dacia Valent
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