Scribacchini
Inviato da dacia il Sab, 2009-04-18 12:36
Francamente mi fa divertire la
storia.
Allora, Fulvia De Feo - quella che
ci racconta di ogni sua strabiliante avventura sessuale, con implacabile dovizia
di particolari, che vanno dall’individuazione dello sventurato eventuale
frequentatore delle sue mucose, fino alle tragicomiche conclusioni delle sue storie epocali da 3 a 12 botte e via - mi ha querelata e tutta la Procura di Roma ha sguinzagliato
investigatori, e grazie alle umide tracce lasciate dal nostro Puttanone, hanno finalmente concluso le indagini.
Sulla sua vagina e sul mio scrivere.
Parrebbe che riprendendo sul proprio
blog ciò che Lia [aka Fulvia De Feo]
racconta, fa e che narra abbondantemente dalle paginette della sua
personalissima e patetica versione de La Philosophie
dans le boudoir sarebbe un reato.
Tremo per Grazia
a questo punto, perché tra scopate mistico-esotiche e depilazioni esotico-splatter potrebbe essere nel mirino.
Di questa cosa ne scrivo oggi,
ancora prima della notifica del provvedimento di chiusura delle indagini perché
adoro lo scrivere estremo, come ben sapete, per me è una specie di bungee jumping da tastiera,
irrinunciabile.
Ora, sarà chiaro anche
a voi che si tratterà di un processo divertente, vero?
Perché sarà un processo in cui si discetterà
del vaginone di Fulvia De Feo e dei soldi che prende a fine rapporti sessuali
occasionali, anche se sanciti in qualche Moschea di provincia.
A me sta bene.
So benissimo che starà bene anche a
lei, sennò non ne avrebbe scritto. Anche se mi sembra un po’ incoerente, ché
mi sentivo molto al sicuro quando lei dichiarava molto signorilmente che non mi avrebbe mai querelato
perché “Avrebbe la stessa efficacia,
e lo stesso significato, di una querela fatta al barbone alcolizzato che ti
insolentisce in metropolitana, una querela fatta a te”.
Va à savoir…
Sarà una bella occasione per vedere
tanti vecchi amici, tutti convocati a testimoniare, per conoscerne di nuovi che
mi sarebbe piaciuto conoscere, oltreché un’occasione per liberarmi una volta
per tutte delle mail grondanti patetismo e sesso da periferia, nonché liberare
il mio cellulare di tutti gli sms del povero Mullah de noantri, che non sapeva che lo si leggesse in
stereofonia, alla faccia della privacy di cui - oltre al resto - si riempie la bocca
il Puttanone.
Perché una volta consegnati al
magistrato, mi si libera una bella porzione del Communicator e una piccola
parte del computer.
Anzi, sapete che vi dico? Si approfitta dell'occasione per fare un Barcamp intitolato alla vagina del Puttanone, e che non se ne parli più. A meno che lei - come al solito - non voglia.
Naturalmente eviterò di presentare
un qualsiasi genere di memoria tendente all’archiviazione, e altrettanto
naturalmente chiederò di registrare ogni singola seduta del tribunale da broadcastare qui sul blog, perché il
divertimento va condiviso.
Con Max Ferrari, l’ex-direttore di
TelePadania, ho lasciato correre, solo perché da uno che ti chiama piangente
per raccontarti che non è razzista perché ha sposato una thailandese e ha una
bambina che proprio bianca non è, essù dai ritira la querela, io non ce l’ho
coi negri, anzi mi hanno licenziato e non so nemmeno cosa mangiare, e
via dicendo… beh - capperi - anche se l'aveva fatta grossa si lascia correre.
Col Puttanone, no.
Su, provate a immaginare lei che
dice:
“Ha
detto che scopo con chiunque!”
E “chiunque” che risponde “Beh, insomma
è vero...”.
Priceless.
Dacia Valent
Inviato da dacia il Sab, 2008-12-20 18:24
E io aspetto solo che un giorno, spero vicino, la religione torni a scandire solo i momenti intimi nella vita delle persone che compongono il popolo, tutti i popoli.
E che la politica torni nelle case che sono state abbattute dalla televisione assurta a dio maggiore e dai bulldozer delle guerre "giuste".
Che la brezza delle scelte ragionate soffi tra le fronde degli ulivi che oggi vengono sradicati, e nei centri di "accoglienza" dove la gente muore dentro, umiliata e senza speranza.
Che nei mercati si sentano le risate dei bambini e non le invocazioni di pietà dei feriti dell'ennesimo attentato.
Che a Guantanamo risuonino solo le parole della poesia di José Martì e non le le urla degli straziati dagli interrogatori.
Che il mattino presto, nelle nostre città, la voce festante del muezzin rincorra il suono festoso delle campane delle chiese, mentre due ragazzini lontani si contendono scalciando un barattolo tra il Muro del Pianto e la Moschea di Al-Aqsa, sotto gli occhi dei genitori premurosi e tranquilli che li guardano chi dal Muro del Pianto chi dall'ingresso della Moschea.
Che due vecchine, una con l'Hijab e l'altra senza, arranchino a fatica sull'acciotolato di una stradina di Betlemme, o di Parigi, o di Ferrara, scansando i resti di un muro che non avrebbe mai dovuto essere costruito. Quel muro - a volte fisico a volte mentale - che sorge tra noi, tra noi tutti, avendo proprio noi tra i più solerti muratori.
Fate delle feste serene.
Io credo che penserò molto.
Tremate.
Dacia Valent
Inviato da dacia il Mer, 2008-12-10 13:28

Caro Sostiene Proudhon,
al tuo commento rispondo qui.
Ecco, vedi, non credo che la nonviolenza sia un fine e ancora di meno
un principio.
Io credo, appunto, che sia semplicemente uno dei mezzi [risorse] di cui si dota
un movimento, un popolo, la classe, in un dato periodo storico per ottenere ciò
di cui ha effettivamente bisogno in quel preciso momento, con un occhio ai futuri diritti dei loro figli. Forse anche per questo venivano definiti proletari.
E credo anche che ciò che si ottiene sia in definitiva l'eredità di lotte sanguinolente fatte da brave persone che si sono trovate a dover fare delle scelte pesanti.
Pensa ai partigiani, ai maquis, all'Irgun, a Fatah, pensa agli anarchici di Chicago, ai setaioli di Lione, alla Comune di Parigi, ai bambini schivizzati nelle fabbriche inglesi duecento anni fa e a quelli schiavizzati oggi nel subcontinente indiano, ai contadini del Chiapas, ai minatori in Belgio e Germania, e ai nostri compagni in Fiat, e Italsider e Ansaldo.
Credi che a loro facesse piacere sabotare, minare, mettere bombe e uccidere altre persone? Non credo proprio. E poi, davvero credi che le BR amassero uccidere per il gusto di uccidere?
Se davvero lo pensi, mi sa che sei fuori strada.
Ma quello che hanno ottenuto secoli di violenza operaia e di classe, noi lo stiamo cedendo con la nonviolenza festante e colorata di cui andiamo così tanto orgogliosi: lo Statuto dei Lavoratori, l'istruzione pubblica e garantita ad ognuno, la sanità pubblica, il diritto all'alloggio, il diritto ad una famiglia basata sull'amore e non sul genere.
Se la struttura di potere è violenta, non credo che canticchiare slogan sia la soluzione.
Abbiamo abdicato al senso critico, alle lotte, all'indignazione, semplicemente perché ci siamo adeguati all'emergenzialismo, che vuole un netto distacco da ognuna delle pratiche della classe (obiezione di coscienza non programmata, violenza di piazza, sciopero autogestito) per ottenere, da chi ci opprime, un voto positivo (come se fossimo bambini) a ciò che noi facciamo, salvo poi essere informati succintamente che continueranno per la loro strada.
Siamo come le scimmie di mare che si compravano su "il monello": buone per far divertire la struttura di potere e per darle un'aura di "democrazia", mentre stanno riducendo in maniera esponenziale ogni spazio di esercizio della stessa per ciascuno di noi, per garantire i privilegi dei pochi.
I principi sono altri, molto più ideali, alcuni sono libertà, uguaglianza, giustizia,
e i loro derivati (per esempio e per citarne solo una per ciascuno), la libertà
di espressione, l’uguaglianza di fronte alla legge, la giustizia sociale.
E nella stessa maniera in cui tu non giudicheresti incoerente
il nonviolento che si fa partigiano, io non classifico come delinquente chi ha fatto questa scelta, facendola
per motivi di forza maggiore politica e
non di potere, che possono essere molteplici, ma in definitiva si riducono
alla presa d’atto dell’impotenza della classe di soddisfare le proprie necessità usando i mezzi "legali" messi a disposizione dalla struttura di potere illegale.
E sai bene che non parlo dell’ultimo televisore al plasma, ma dell’avere
un interlocutore istituzionale che si faccia interprete di questi bisogni all’interno
delle istituzioni in cui siede, molto ma molto comodo.
Parlo della sicurezza sul lavoro e anche della sicurezza del lavoro, parlo della
distribuzione equa delle ricchezze, parlo di equità sociale, di tutela
ambientale, di opposizione alla guerra.
Quanti compagni sono finiti in prigione negli ultimi anni
perché non avevano nessuno che li rappresentasse, se non sfilando compunti (ma
festanti anche loro, perdìo!) salvo poi votare le peggiori puttanate in
parlamento o addirittura in Consiglio dei Ministri quando c’erano?
Cosa avrebbero dovuto fare? Prendersi per mano e cantare le
canzoncine partigiane e aspettare e sperare che già l’ora si “avvicinare”?
La violenza, l’estremismo e il terrorismo non sono frutto di
una partenogesi di classe, vengono fecondati dal disinteresse della classe
dirigente di riferimento e dal loro distacco dai bisogni reali: il pane e il
riso (o la pasta), ma anche l’istruzione e il lavoro, il tempo libero e il
diritto ad avere una famiglia, comunque tu la voglia e la senta tua, e la
garanzia di una vecchiaia serena.
E io credo che questo contesto, il nostro attuale contesto, faccia testo, e che le attente
valutazioni dei nonviolenti nostrani siano frutto più di pigrizia e paura
indolente che di vaglio e scelta politici.
E poi, scusa, un tizio può diventare partigiano, potendo mettersi
il mitra in spalla e andare su per le montagne come un allegro stambecco, solo nel caso tu
ritenessi che quel determinato governo sia un regime fascista?
Non ti pare
che, forse forse, avrebbe il diritto
anche lui di decidere della qualità delle sofferenze che gli vengono propinate
in nome della “flessibilità solidale” (solidale con il "povero padrone" suppongo) dei tanto gentili socialisti liberali, e
in base a questo e alle sue possibilità di negoziare in maniera nonviolenta
possa decidere se invece usare altre opzioni alla portata della sua volontà di cambiare davvero le cose?
Anche i partigiani venivano chiamati terroristi, dal regime
fascista che li governava. Ma solo dai fascisti.
Comunque, io ho solo fatto una domanda:
perché in Francia, in
Grecia, anche in Germania, Olanda, Danimarca, i compagni si ribellano e sfasciano tutto, mentre in Italia ci siamo adagiati ghandhianamente bocconi accettando non stoicamente bensì stolidamente qualsiasi
dolore la struttura di potere decida di infliggerci?
Perché la morte di Carlo
Giuliani è stata inquinata da tutti quei distinguo che hanno fatto del male
alla sua famiglia, al movimento e alla classe in generale, quando si trattava
di un ragazzino minuto che stava lanciando un estintore da una distanza di 6.5
mt. verso uno che gli stava puntando la
pistola alla testa, che lo ha ucciso
e che è stato successivamente prosciolto da ogni accusa?
Davvero, da quando siete diventati così esperti nei distinguo?
E tu, poi, come lo sai che se avessimo distrutto Genova e
Milano e Roma e Napoli le cose non sarebbero effettivamente cambiate?
Ah, già, tu lo sai - certamente e per certo - perché saresti
stato tra quelli a condannare la violenza, dall'alto della tua indolentissima nonviolenza che ci ha regalato la non società nella quale vivacchiamo a stento.
Ma davvero sei convinto che una reazione generale e violenta
della piazza, di fronte all’omicidio a
sangue freddo di un ragazzo che manifestava per altri ragazzi come lui,
senza voce e senza speranze, Carlo Giuliani, avrebbe dato un alibi alla struttura di potere per
poter ridurre ulteriormente i nostri “diritti di pubblico sovrano”?
Bimbo, ma tu manifesti tutto compitino e bravobravo
dopo essere sceso dal pullman della proloco in piazza Esedra, e ti ritrovi comunque ad avere le telecamere del grande fratello orwelliano praticamente su per il buco del
culo, le spese della giustizia dei poveri aumentate, i tempi dilatati nelle
cause contro i grandi e veloci in quelle contro i poveracci, i telefoni sotto
controllo, la polizia senza controllo. Non ti punge vaghezza che forse la tattica sia quella sbagliata, la strategia sia assolutamente assente e il piano globale inesorabilmente perdente?
Alla struttura di potere non servono alibi per ridurre le
libertà individuale (tanto care a Proudhon e a te, mi pare…), lo fanno grazie
al disinteresse di persone che hanno fatto della nonviolenza un principio, ma
che - come tu hai molto ben spiegato –
sarebbero pronti a prendere le armi qualora uno dei loro tristissimi interessi
personali o di corporazione venissero calpestati, come invece quotidianamente
si calpestano gli interessi degli altri.
Fammi capire Sostiene Proudhon, tu il tuo tempo libero lo
trascorri in giro per la tua città a disarmare poliziotti, carabinieri, guardie giurate e tutto il cucuzzaro, oppure
la violenza esercitata dalla struttura di potere ti garba?
Ti garbano le bombe nelle banche, sugli aerei, sui treni, i
ragazzini ammazzati dal branco in divisa, quelli freddati sui motorini? Perché
a questo punto mi aspetto di leggere delle gesta del Ghandi de noantri che è conseguente ai suoi ferrei principi e le
sue incrollabili convinzioni nonviolente.
Hai mai pensato ai lavoratori morti ogni
anno in fabbriche e campagne, a quelli che si “suicidano” dopo anni di
studio, laureati, costretti a rispondere al telefono per spiegare le ultime
promozioni di un figlio di puttana che si arricchisce sulle loro e nostre
fragili spalle?
Lasciati dire una cosa: la violenza quando esercitata dalla classe, per motivi di
classe, ha classe, bimbo bello.
Privatizzare i profitti e socializzare i costi.
Che magari le famiglie non arrivano a fine mese – grazie soprattutto
ai bravi socialisti liberali alla Biagi e Brunetta, venduti e bastardi – ma gli
interventi speciali per il salvataggio dell’economia non si fanno garantendo i
posti di lavoro e il potere d'acquisto, ma garantendo i privilegi degli sfruttatori dei lavoratori: banchieri,
industriali, latifondisti e lobbies varie.
Questo è quello che succede in Italia.
Che quando un’industria ha “problemi” la prima cosa che fa è
ricorrere alla CIG o ai licenziamenti. Non si sognano nemmeno di parlare di innovazione,
di riconversione, di ricerca.
Naaaaah, l’elemento umano è quello di cui si può fare a meno senza
alcun genere di reazione sociale, ormai è assodato: non farebbe altro che prendere uno striscione e mettersi a canticchiare Bella ciao.
Ed è così facilmente sostituibile (molto di più di un
sofisticato e costoso macchinario) perché ridotto talmente ai minimi termini dal
punto di vista della dignità che è disposto a qualsiasi oscenità pur di consumare,
mangiare, rateizzare e esibirsi da qualche parte in televisione.
Comunque, se proprio ci tieni ti concedo la correzione (anche se il
link che ho messo mi sembrava abbastanza neutro e di approfondimento) sulla definizione
della legge Biagi.
Vuoi chiamarla legge 30? Legge Maroni? Legge Vergine? Legge Leggera? Fatti tuoi.
So solo che che grazie al progetto di Biagi, recepito in toto nella Legge "Chiamala Come Ti Pare E Piace", abbiamo avuto una diminuzione monumentale dei diritti dei lavoratori e un acquisizione sesquipedale dei privilegi dei padroni.
Ma tu sai che così è stata chiamata - Legge Biagi - durante tutto l'iter di approvazione per costringere quei
beoti che avevamo in Parlamento a votarla e i beoti esterni a salmodiare “povero
Biagi che è stato ucciso dai cattivoni delle BR, quindi deve essere cosa buona e giusta”.
Francamente a me non è sembrato assurdo che gli sparassero, a dire il vero avrei un lungo elenco che comprende anche un mio ex, un vicino di casa, la tipa che mi ha fatto la manicure ieri (una ciofeca) e il portiere del condominio che mi butta via le pubblicità che portano, che a me piacciono tantotanto.
Insomma, sinceramente non ci ho fatto le feste
quando l'hanno steso, ma ti dirò che non ci ho pianto su, così come non mi è dispiaciuto veder
crollare le due (o tre) torri a NY, perché chi di guerra e di embargo ferisce interi popoli,
di guerra deve perire, e quanto meno comprendere cosa si prova.
Ma io sono onesta a sufficienza da dirlo dove mi si può
leggere, e non sottovoce e con la “erre” moscia del tipico rappresentante della
nostra “gauche sardine” in salotti o alla tastiera.
E mi dispiace anche informarti e confermarti che Biagi e
Brunetta facevano lingua in bocca.
Il fatto che Biagi sia schiattato malamente non ne fa un
eroe, lo rende solo una casualty di una delle molte forme - legittime o meno che
si percepiscano - che assume la lotta di classe, condotta spesso da compagni disorganizzati, spesso privi di speranze e di prospettive.
Ma se queste lotte fossero combattute anche dai cosiddetti
nonviolenti - che hanno di fatto abbandonato ogni senso critico per diventare
larve festanti e striscianti nei cortei - i Biagi e i D’Antona, per quanto
venduti, per quanto mercenari, non sarebbero stati uccisi, perché qualcuno di
intelligente li avrebbe segati nelle sezioni di quartiere prima che
diventassero dannosi per il resto della società, e nessuno sarebbe stato costretto
a ricorrere a quella che tu aborri come un’aberrazione e che io invece percepisco
come l’extrema ratio liberatoria di qualcuno che non sa più a quale compagno -
o santo - rivolgersi.
Abbiamo diverse visioni della situazione, sarà che lavoro in
un settore dove la tristezza, la disperazione, la percezione di sé come una
nullità a cui tutto si può infliggere regnano sovrane.
Niente libertà, niente giustizia, niente uguaglianza, niente
di niente.
E ti dirò che queste sono per loro e anche per me “necessità oggettive terribili e nefaste”
che giustificano la strada che non sto indicando, ma che potrei un giorno
intraprendere, perché la rabbia è tanta e l’impotenza è una sensazione che
opprime e umilia.
Facciamo che mi condanni fin d’ora e così siamo a posto. A ciascuno il suo, e il mio, io lo pago in prima persona. La tastiera è solo una piccola parte di una vita complicata, divertente, disperante e - sostanzialmente - pericolosa e pericolante.
Ma che adoro.
Dacia Valent
Inviato da dacia il Ven, 2008-12-05 09:01
Ho sempre pensato che il
bloggare militante - cioè lo scrivere denunciando con forza le storture del
mondo, per quanto questo mondo sia piccolo - sia molto importante.
Ci sono molte maniere par
farlo, c’è chi usa un linguaggio pacato, chi scrive cose provocatorie. C’è chi
usa la satira, chi invece la rabbia.
Si, in effetti sono molte
le maniere.
E di solito chi lo fa - quando decente e coraggioso - milita per davvero, mettendoci la faccia e il
culo, mettendoci nome e cognome, mettendoci la vita.
Ecco, in rete c’è una
persona che della “denuncia” con ogni “anonimo mezzo necessario” ha fatto la sua
missione principale.
Questa persona è un noto troll
del nostro piccolo mondo, SPB,
che tra le altre cose nella vita ha fatto anche il redattore di Kilombo
appropriandosi all'epoca indebitamente delle mail private degli iscritti per farli
traslocare su un coso che ha chiamato Kligg
[da dove scrive facendosi passare per tale Mario Franciosa], facendosi finalmente buttare fuori dall'allora redazione per
strani maneggi nella gestione degli iscritti e per l’uso disinvolto delle
password che concedeva a varie amichette.
Leggete anche i commenti
dei post di Terrorpilot, che sono
davvero esilaranti.
E ricordate di fare attenzione, perché fa l’informatico di
professione, l'SPB, e non vorrei che usasse i vostri account per fare le sue solite
porcherie, quindi, se potete, cambiate le password e controllate i logs
periodicamente.
SPB è dunque un blogger
molto ma molto militante e denuncia un sacco di persone, dal basso del suo
anonimato.
Ha - per esempio - creato
un fake blog, frequentato da altre ex redattrici di Kilombo, che per nostra
fortuna hanno fatto i bagagli e si sono auto-gettate nella spazzatura, Ladytux e Samie, [Allah
Gratias si sono levate dalle balle 'ste due idiote], per torturare (e lo dico letteralmente) un collega, Spartacus Quirinus,
prendendolo crudelmente per il culo per la sua età avanzata (ma neanche tanto
che fra poco ti raggiungo Claudione, spetame
toseto).
È dietro la creazione di
fake blog su di me e sui miei figli, che definire pornografici e diffamatori
sarebbe un cortese eufemismo e la manipolazione di registrazioni telefoniche realizzate durante alcune delle chiamate moleste che mi faceva quella pazza squilibrata che si tira dietro, una delle partecipanti alla sua minisetta delirante.
È dietro la creazione di
fake blog su Tisbe, Weblogin e molti altri ancora, insieme a gentaglia delle risma di Sebastiano Salis
aka Korvo Rosso, Mario Paravano aka Pensareinprofondo, e al paio di totali cretinette –
anche loro ex redattrici di Kilombo [ché il diritto di voto universale dovrebbe essere rivisto, eccheccazzo] - di cui mi occuperò se continuerò a
leggere commenti anonimi sui loro blog a proposito della mia famiglia e dei
miei morti.
È dietro la creazione di
vari troll che si accaniscono su persone malate, in particolare sulla nostra
compagna e sorella Tisbe, preoccupata per il cancro che potrebbe divorarla, in social network come OKnotizie, ZicZac, Kipapa, dove con nick come Lorix, Oscargatto - oppure facendo intervenire "Stefania" (la sua complice, tale Barbara Albertoni, professoressa in quel del Liceo Linguisitico Manzoni di Milano, che lo usa come "ebreo di servizio" per far credere che lei non è antisemita) ma altri ancora, che questo non c'ha un cazzo da fare tutto il giorno.
E tutto questo senza
firmarsi mai. Con il suo nome.
Ora, io sono convinta che
quando uno è così attivo sia il caso che il suo nome e cognome compaiano in
calce ad ogni suo intervento, come ad esempio questo:
<!--[if gte vml 1]>
<![endif]--><!--[if !vml]--><!--[endif]-->
Sir Percy Blakeney, May
16th, 2008 at 1:08 pm
@Ritvan:
Non esagerare, gli Albanesi un “Popolo” caso mai come testimonia Darwin sono un
accozzaglia di bestie destinate al massimo alla pastura.
Non vi siete evoluti, siete rimasti all’epoca della pietra, siete solo l’anello
mancante tra pulci e zecche e basta e come tali dovete essere trattati, con
l’utilizzo massiccio di Baygon.
E l’argomento zecche (l’appellativo che i fascisti romani
appioppano ai comunisti…) era già presente quando parlava [sempre nel blog
della squilibrata, perché lavorano in coppia, anche se lui non glielo da manco
dipinto…] dei palestinesi e
della “grandezza” di Oriana Fallaci.
Ecco, io voglio che tutti
sappiano chi si cela dietro il “coraggioso e pugnace blogger primula rossa”, Sir Percy Blakeney,
che riesce a ricoprire molteplici ruoli: dalla donna leghista, al cattolico
tradizionalista, passando per l’ebreo pieno di morti in qualche campo di concentramento
(a volte sono 15, altre 8) che giustifica l’antisemitismo di quella porcona nazi della
Albertoni.
Suppongo che questo proliferare di personalità alternative, nel caso di Michael Carol Giovan Eckstein, sia un chiaro sintomo di assenza di personalità, insomma, andrebbe visto, ma da uno bravo.
E allora, si, ve lo
regalo, perché si tratta di legittima difesa, per tutti noi.
Si chiama Eckstein Michael Carol Giovan, è nato
in Libia il 23/12/1966, risiede in Como, alla via Indipendenza n. 33. E ci
metto pure il codice fiscale: CKS MHL
66T23 Z326E.
Una personcina buffa
buffa, di cui potete leggere qui, sul sito del
giornale ciaocomo, dove ci raccontano delle sue peripezie di bancarottiere,
proprio così:
"Bancarotta dell'azienda di famiglia, ecco la condanna: sei anni venerdì 26 ottobre 2007 Colpevoli di bancarotta per distrazione. Così hanno deciso oggi i giudici di Como (presidente Bianchi, a latere Angiolini e Lo Gatto) che hanno inflitto oltre sei anni di reclusione (da dividersi quasi equamente) a due coniugi titolari della Lbw srl di Como, dichiarata fallita nel giugno del 2002. Si tratta di Michael Eckstein, 41 anni, nato a Tripoli, ma comasco a tutti gli effetti, così come pure la moglie Elaine Alves Monteiro, 39enne, nata in Brasile. Tre anni e nove mesi per lui, due anni e sei mesi di reclusione per la donna. Secondo le contestazioni della Procura, i due avrebbero prelevato dalle casse già dissestate oltre 60.000 euro per fare acquisti del tutto estranei alla ditta. Erano anche accusati di aver fatto sparire le scritture contabili."
Oppure qui dove scopriamo che per un ignoto motivo (ma me lo diranno prima o
poi e ve lo racconto) lui e la su’
mamma, tale Luridiana Antonia, erano intercettati nell’affaire Moggi.
E lo faccio perché il
coraggio è tale solo quando accompagnato dall’identità del coraggioso per una giusta causa. Possono esistere eroi anonimi, ma non può essere definito coraggio quando gli “atti di eroismo” consistono nella diffamazione
sistematica, nell’intimidazione, nella minaccia fisica.
Per me il Michelino può denunciarmi per
la diffusione dei suoi dati, ma questo atto è semplicemente porgere a tutta la
rete (e anche ai comaschi che ha diffamato sul suo blog) la possibilità di difendersi da questo immenso bastardo senza cuore e
senza palle.
E comunque, come per la Mastercard,
questo outing “non ha prezzo”.
E adesso, abbaia alla
luna, pirla.
Ma sappi che con gli animali come te e i tuoi amici (tutti ampiamente citati) non faccio
negoziati né concedo sconti: giornale arrotolato dato sul muso, e farvi
ingollare un po’ delle vostre deiezioni quotidiane è il metodo per educarvi. Maiali. E, naturalmente, Scrofe.
Dacia Valent
Inviato da dacia il Lun, 2008-11-03 06:27
La nuova redazione di Kilombo ha incassato un premio da un portale dell’estrema destra neonazifascista, da dove Roberto Sandalo, oggi in prigione per gli attentati contro le minoranze etniche, immigrati e Moschee nel nord Italia faceva i suoi proclami e con uno speciale codice chiamava a raccolta i suoi “soldati”.
Inviato da dacia il Gio, 2008-10-09 06:13
Penso a Kilombo e alle imminenti elezioni e l'unica cosa che mi viene in mente è una citazione di Malcolm X: We had the best organization a black man's ever had. Niggers ruined it. Io non voterò, ma se dovessi (e se volessi) farlo, sarebbe Rinascita Nazionale. Dacia Valent
Inviato da dacia il Gio, 2008-10-09 00:38
Penso a Kilombo e alle imminenti elezioni e l'unica cosa che mi viene in mente è una citazione di Malcolm X: We had the best organization a black man's ever had. Niggers ruined it. Io non voterò, ma se dovessi (e se volessi) farlo, sarebbe Rinascita Nazionale. Dacia Valent
Inviato da dacia il Gio, 2008-09-25 09:28
Esistono individui che vivono di luce riflessa.
Incapaci di avere vite proprie si attaccano come zecche fameliche alle vite altrui, sporcandole nel tentativo di renderle simili alle loro. Gentucola meschina che - incapace di un’idea originale e divorata dal rancore che solo i parassiti consapevoli della loro miserrima condizione sono capaci di sviluppare - fanno percorrere ad altri le strade della propria mediocrità, creando fake a cui fanno dire ciò che non hanno il coraggio di dire con i loro nomi e cognomi e cloni di esperienze sofferte da chi le ha ideate o vissute e che le ha raccontate per dare a tutti gli strumenti giusti per decidere. Aggressive, volgari nel senso deteriore del termine, sbavanti e bavose, queste sanguisughe negli ultimi mesi si sono mosse per demolire il lavoro fatto da persone che, credendo ancora nel dialogo tra gli antifascisti che si riconoscevano - obtorto collo in molti casi - nella coalizione allora al governo, creavano dal nulla un aggregatore che mettesse gli uni in contatto con gli altri. Il pretesto per quest’operazione - perché ‘sti pezzenti hanno bisogno di pretesti non avendo la capacità di sviluppare ragioni - è quello della libertà di espressione, che questi scarafaggi confondono con il propinare a chi ha la sventura di leggerli vocaboli sconci, analisi approssimative e pessimo materiale di lettura, che testimonia dei loro scarsi spessore intellettuale e desolante pochezza politica. La libertà d’espressione è, invece, un patrimonio che non può essere speso per gonfiare l’ego asfittico di una banda di rossobruni politicamente illetterati se non analfabeti in cerca di facile notorietà, che dell’inquinamento del lavoro altrui fanno il loro obiettivo. Per garantire a tutti noi la libertà di esprimere il proprio pensiero e le proprie opinioni, molte persone hanno combattuto battaglie sanguinose, hanno scontato anni di prigione, e molte ancora lo stanno facendo, pagando in prima persona. Ma questi non sanno cosa significhi “pagare in prima persona”. La loro militanza si limita al berciare scomposto di chi ha poco da dire e nulla da fare, non si evolvono, restano ancorati a concetti anziani che fanno l’ignominia della classe intesa come categoria storica e dialettica: non basta lavorare in catena di montaggio per essere un compagno, no, non basta. Io non so voi, ma per me Kilombo non è un gioco. La situazione in cui viviamo non è buona, tutt’altro. Ci vogliono persone in grado di informare gli altri di ciò che succede sul proprio territorio, che diano il “LA” a riflessioni condivise sulle questioni nazionali, che raccontino una visione dell’attualità filtrata dalla propria sensibilità politica e culturale e che questa visione la mettano a confronto con quella di altri compagni. Per questo Kilombo non è un gioco. Per questo Kilombo merita di meglio. Merita iniziative come quella di aprire Kilombo a tutti in Facebook (ottimo lavoro, compagni!). Merita la dignità del silenzio, perché qualsiasi cosa si dica, qualsiasi ragionamento si tenti, con questi squadristi squilibrati è destinata a perdersi nel mare di calunnie, diffamazione, nel brodo di incultura in cui prosperano. Ho sempre difeso la libertà di ognuno di noi di trasmettere posizioni e sensazioni, in questo caso però mi è impossibile. Perché non c’è nulla di costruttivo dietro quello che stanno facendo, si tratta solo di distruzione, di demolizione pro domo nihil. Perché mentre il contraddittorio Pieroni/Elfo Bruno vede due sensibilità (corredate delle reciproche insensibilità e insofferenze politiche e spesso anche eprsonali) a confronto, il fare considerazioni razziste [ricottara irpina] su una compagna come Tisbe perché meridionale, dileggiare un giovanotto come Spartacus cianciando di pannoloni e badanti solo perché over 60, parlare di Rom e albanesi in termini di untermenschen, tentare di impedire l’iscrizione di blogger perché ebrei [scritto dall'allora redattore Spb sul blog di Barbara Albertoni/Cloroalclero], aprire blog fake al solo fine di diffamare e colpire la famiglia inconsapevole per danneggiare la blogger, clonare i loro nick su altri blog e aggregatori, minacciare fisicamente i compagni con mail di questo tenore inviate da Mario Paravano di Pensareinprofondo "Io non tolgo un cazzo e tu fai un pò quello che cazzo vuoi. Per me i fascisti stanno bene appesi a piazzale loreto e penso che tu sia un fascista.Ne trai la conclusione che io pensi che stai bene appeso a p.le Loreto? Un saluto e continua così che ci divertiamo", e tentare di far passare questo come legittimo esercizio della libertà di espressione o di critica nei confronti del PD è da veri miserabili e viglicchissimi bugiardi. Visto che vi sono proposte ovunque, proposte forse in buona fede o forse no, non entro nel merito, anche io ne avrei alcune, ma preferisco limitarmi - in questa sede -, ad una sola. Le altre le farò nella sede deputata all’incontro tra NOI kilombisti, e cioè il Forum di Kilombo. Ça va sans dire che non aderisco alle proposte di emendamento della carta fatte da uno che le accompagna dalla pubblicazione di mail interne al lavoro della redazione, che se hanno una mailing list privata un motivo ci sarà, se non altro per una questione estetica. La mia proposta? Non ce li voglio più in Kilombo. Né Pensareinprofondo né Korvo Rosso. Li ritengo villani, eterodiretti, di una stupidità sconcertante e dannosi per il movimento. Lasciamoli gridare nel deserto, che a parlarci ci si sporca. Che si facciano il loro bizzarro comunismo, con le spranghe e le chiavi inglesi ovunque, ma non in Kilombo. Dacia Valent
Inviato da dacia il Ven, 2008-08-22 16:12
Abbiamo passato gli ultimi 30 anni ad essere educati ai “distinguo”, all’unità a sinistra e al dialogo con il “nemico”. Mica cazzi, eh?
Perché è oggettivamente difficile difendere il diritto delle donne a vendere il loro corpo senza pensare all’umiliazione di questi evidenti mini-stupri, così come è difficile difendere il diritto dei pedofili a scambiarsi materiale in rete, così come è difficile difendere il diritto delle donne a usare l’aborto anche come contraccettivo, così come è difficile difendere il diritto degli imam di consacrare la resistenza armata alla “guerra giusta”, dei rabbini di santificare le bombe cluster sulle popolazioni civili e ai cappellani di benedire chi quelle bombe le getta, così come è difficile difendere il diritto all’occupazione quando siamo in lista per una casa noi stessi, e potrei continuare ad infinitum. E invece dovremmo difendere l’indifendibile, dire l’indicibile, scrivere l’inscrivibile e fare l’inconcepibile. Perché il sistema si scardina così, mettendolo in contraddizione con sacrifici reali. Non facendo fotomontaggi di dubbio gusto, non sbandierando foto di poveri ragazzini neri che vivono nel posto sbagliato con l’uomo sbagliato, non educando i propri figli all’uso di stupefacenti e alla promiscuità sessuale, non colmando la desolante sensazione di non essere nessuno se non inquadrate da regole bizzarre bevute come acqua salata nel deserto. Perché difendere i "devianti" vuol dire assicurare la libertà a chi non si considera tale, ma che lo diventerà inevitabilmente, perché l'appetito vien mangiando e questi sono lupi famelici. Non so voi, ma io mi sento paralizzata. Non riesco nemmeno più a pensare, figurarsi ad agire. Al di là della paura molto umana per quello che affronterò tra pochi giorni, c’è la paura per quello che dovrò fare dopo. Cosa? Poi ve lo dico. Questo efferato ed efficiente governo di destra ha davvero blindato il sistema, sottraendo ogni metodo di lotta “quasi” partigiana ai compagni e ai fratelli. Naturalmente li ha sottratti solo a quelli che si fanno un culo così, si beccano denunce e condanne e se ne fottono del sistema, tanto di qualcosa si deve pur morire e tanto vale farlo in piedi, no? E invece il bloggume di sinistra sta in ginocchio. Certo, ci sta con classe tutta operaia o organicamente intellettuale [e non è un complimento], nulla da eccepire. Restano in ginocchio, però, i rivoluzionari da tastiera, quelli che vivono di rendita “operaia”, quelli che raccattano ed esibiscono un qualche bambinello negro per sentirsi antirazzisti “perdavvero” mentre i suoi sodali massacrano i figli neri di una donna nera, quelli che mentre si spalmano di crema abbronzante in qualche paese esotico riscrivono il Sacro Corano e quelli che si vestono e si svestono a seconda di chi li sponsorizza “intellettualmente”, perché un intelletto fanno fatica ad averlo, quelli che dietro ogni scoreggia della cronaca esiste un complotto di cui solo loro conoscono la reale portata, quelle che hanno preso per collettivizzazione il fare della propria figa un kolkoz, per sentirsi meno sole. Ecco, tutti quelli non avranno alcun genere di problema. Potranno continuare a fare ciò che fanno: abbaiare ma non mordere, fornendo così l’alibi della “libertà d’espressione” a chi le libertà ce le sta togliendo tutte. E magari a scandalizzarsi e promettere fuoco e fiamme avendo in mano, in testa e nel cuore solo un accendino bic, nemmeno ricaricabile. È tanto più facile limitarsi a scrivere di chi invece, spesso da una posizione di totale debolezza, si oppone al sistema, magari congratulandosi con loro quando muoiono con grazia tutta libanese, commiserandoli quando vengono ammassati nei campi di concentramento sotto casa con la coreografia sia di questi che parlano di "tolleranza zero e sicurezza" sia degli altri che discettavano di "solidarietà e rigore", condannandoli quando si sognano di resistere con tutte le loro forze e anche costo della propria vita come i shahid, dando consigli non richiesti a chi soffre davvero come le minoranze di genere e di orientamento sessuale mentre vi grattatate il culo sgranocchiando fonzies e ciucciando un gatorade, facendo distinguo di sinistra, naturalmente, ed equiparando gli opposti per sentirsi equivicini a tutti i sofferenti ed equidistanti da tutti i malvagi. In definitiva hanno non solo delegato le lotte che dovrebbero fare i garantiti a chi di garanzie non ne ha affatto [sia qui, sia all’estero] e hanno travestito la mediocrità spacciandola per equilibrio. Se non fossero dei coglioni, sarebbero dei bastardi. E quindi ecco i pezzi pensosi sui morti nel canale di Sicilia, sulla Palestina occupata, sulle Rom annegate, sui militari nelle città, sui precari e i disoccupati, gli immancabili peana su Travaglio e le geremiadi su Berlusconi. Il tutto condito da mille click su aggregatori, al fine di diffondere il “verbo” di chi scrive pensando di aver detto cose che cambieranno il mondo, quando invece è il mondo ad averli cambiati, e in peggio. Io non ho mai avuto problemi a mettermi in gioco completamente. Sarà che sono africana e fatalista. Ma ciò che deve succedere, succederà comunque. Di fronte all’ingiustizia non riesco a rimanere inerte, o a pensare che potrò fare qualcosa semplicemente borbottando alla tastiera. Non mi sono mai tirata indietro di fronte a ciò che secondo me andava fatto. Certo, potrei sbagliarmi, ma - non mi stancherò mai di ripeterlo - la testimonianza di un militante è solo una: militare. In entrambi i sensi. Significa agire ed agire organizzati. Certo, poi il rischio è quello di ritrovarsi delle zecche al culo che ti rinfacciano le denunce che hai preso e ti rinfacceranno i processi che affronterai per aver fatto ciò di cui loro scrivono solamente, così bravi e pensosi, così "compagni", cose di cui si dimenticano una volta disconnesso il computer, felici di aver dato al mondo la panacea per tutti i suoi mali, rimanendo comodamente assisi sulle loro chiappe, al sicuro nelle loro case. In questa situazione la parola d’ordine dovrebbe essere disubbidienza, il nostro credo l’obiezione di coscienza. Dire di no costantemente, assumere immigrati irregolari, dare loro una stanza, organizzare scioperi sui posti di lavoro anche se privi delle garanzie dello Statuto ormai, occupare immobili per i senza tetto, e metterci i nostri nomi e cognomi come organizzatori. Perché è giunto il momento che chi molto scrive un pochino faccia, non vi pare? E una fedina penale intonsa non vale la vita e la dignità di tutti. Quando uscirò dall’ospedale [e sarà così, perché l’erba cattiva…] ho intenzione di violare ognuna delle leggi che questo governo fascista, che questo parlamento di servi e questo presidente incolore hanno approntato, approvato e promulgato. A quelli che non capiscono, peste li colga. Dacia Valent
Inviato da Leila Pettinari il Ven, 2008-08-15 22:39
Cara Khadija, dopo aver letto il tuo articolo in risposta alla recente querelle, a cui abbiamo preso parte anche io e l’amministratrice di questo blog, credo di dover intervenire. Devo ammettere però che mi risulta difficile, perché le nostre posizioni e, forse, le nostre situazioni personali, sensibilità religiosa e formazione, sono molto diverse. Non riesco a comprendere cosa intendi quando affermi “Guardate che pure io ho fatto di tutto per mettermi il cervello sott'aceto”, visto che non è questo che il nostro Profeta voleva da noi. O quando scrivi di attendere l’arrivo di qualche sapiente che ti dia una ricetta di vita dettagliata. Cara sorella, la vita è tua e devi imparare da sola a viverla. Il Corano ha conferito alle donne uno status, una personalità giuridica, ha riconosciuto loro una volontà individuale. Scusa, ma da da dove hai tratto le tue conclusioni? Una delle fonti dell’Islam e della giurisprudenza islamica, dopo il Corano, è l’intelletto. Perché ritieni di non doverlo usare? Anzi, mi chiedo quale sia il libretto delle istruzioni che ti aspetti di trovare, e chi mai te lo dovrebbe fornire. Ricorda che l’Islam non è una scusa, non è un’apologia e nemmeno un alibi per le nostre frustrazioni. È la via per raggiungere la felicità, l’armonia, per trovare la nostra dignità, il rispetto degli altri ma soprattutto il rispetto per noi stesse. Trovo che la c.d. “cultura occidentale” non sia rispettosa nei confronti delle donne. Ancora pregna di residui pagani, la nostra società si divide in dominanti e dominati, schiavi e padroni. E le donne, al pari di altre categorie, giocano il ruolo delle schiave. Il Corano ci indica la via verso l’emancipazione e verso la giustizia. Il resto dobbiamo costruirlo noi, per mezzo della consapevolezza acquisita, passo dopo passo, negoziando i nostri rapporti sociali e sentimentali, la nostra posizione, la nostra libertà intellettuale, sia con i fratelli e le sorelle sia con gli esterni. Sono stata fortunata, Dio mi ha voluto bene e ho potuto giungere all’Islam camminando in piedi, non trascinandomi in ginocchio, e mai per gratificare un uomo. Di solito pretendo che siano gli uomini a gratificare me. Credo che questo mi abbia permesso di vedere le cose con occhi diversi e forse è il caso che mi confronti con le sorelle come te, che hanno imparato un Corano sentimentale per dirla gentilmente, ma se volessi essere obiettiva direi masochista, filtrato da parti del corpo che poco hanno a che vedere con il cervello che Dio ci ha dato e il libero arbitrio di cui - secondo il Corano - disponiamo fin dalla creazione, per quanto difficile possa essere questo compito. Un primo consiglio: le zucchine non le dovresti pelare mai, mai e poi mai da sola: gli uomini devono aiutare le donne nelle faccende domestiche. So che lo faceva anche il Profeta. Pace Leila
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